In Canada i medici si schierano contro le armi da fuoco

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Anche paesi come il nostro, che non hanno una tradizione di grandi passioni per le armi da fuoco, non è detto che possano dormire sonni tranquilli. In un clima adeguato il modello statunitense – in cui il possesso di armi è un diritto riconosciuto dalla Costituzione, consolidato nella cultura dominante e propugnato da associazioni agguerrite – può ispirare emulatori locali, decisi a contrastare chi si sforza di ridurre l’uso delle armi e le conseguenti violenze. Lo mostra il caso del Canada, raccontato sul Washington Post (1).

Mentre paesi come l’Australia e la Nuova Zelanda, in risposta a massacri passati e recenti, stanno introducendo con successo leggi sempre più restrittive e campagne per ritirare armi dalla circolazione, in Canada sforzi analoghi stanno incontrando una resistenza inedita, da parte di gruppi pro-armi ispirati ai vicini statunitensi.

Najma Ahmed, come chirurgo nel Pronto Soccorso di un ospedale di Toronto, di feriti da arma da fuoco ne ha visti tanti. E ricorda al Washington Post che negli anni ’90, quando capitava un’emergenza simile, tutti i giovani medici come lei correvano al Pronto Soccorso, per non perdere l’occasione, allora inconsueta, di vedere dal vivo come si trattano quelle ferite. I giovani medici odierni, sotto questo aspetto, hanno la vita più facile: le sparatorie non sono più così rare. Solo dal 2013 a oggi, in Canada, i crimini con armi da fuoco sono aumentati del 42 per cento.

Najma Ahmed ha deciso di prendere di petto la questione, ispirata dalle sue esperienze personali e dalla mole crescente di letteratura scientifica che inquadra la violenza da armi da fuoco come un problema di salute pubblica. Così, con vari colleghi, ha fondato i Canadian Doctors for Protection from Guns, che chiedono controlli più severi sulle armi e un bando totale all’uso civile delle più pericolose.

Ma a differenza che in passato, quando restrizioni progressive sulle armi erano state approvate senza grossi ostacoli, stavolta le loro iniziative e una proposta di legge in discussione in Parlamento hanno acceso un dibattito insolitamente animoso e polarizzato. La Canadian Coalition for Firearms Rights, un giovane gruppo che propugna un’espansione dell’uso delle armi, ha prodotto per esempio un video che paventa cosa accadrebbe, a proprio avviso, se questa legge dovesse passare: militari canadesi, in tenuta d’assalto, perquisiscono casa per casa col fine di strappare con la forza le armi ai comuni cittadini, e non esitano a sparare a un bambino avendo scambiato il suo cellulare per una pistola.

Alla propaganda si aggiungono poi gli attacchi personali. Ahmed e altri medici sono stati anche deferiti agli organi professionali per aver commentato sull’argomento “senza essere qualificati”, al motto di “stay in your lane” (“stai nella tua corsia”) e non impicciarti di ciò che non ti riguarda, mutuato dalle associazioni pro armi statunitensi. “La ferocia delle reazioni ci ha scioccato”, ha commentato Ahmed.

Fra gli argomenti pro-armi, vengono sottolineati la centralità della caccia nella tradizione canadese e un ipotetico “diritto alle armi” che però in realtà la Costituzione canadese non prevede, a differenza che negli Stati Uniti.

I Canadian Doctors for Protection from Guns intendono spostare i termini del dibattito, inquadrandolo in termini di salute pubblica (2). Ogni giorno nel mondo si contano 688 morti per arma da fuoco; più della metà avvengono in sei paesi delle Americhe, nell’ordine: Brasile, Stati Uniti, Messico, Colombia, Venezuela e Gautemala. Nei 156 paesi esaminati a partire dai dati del Global Burden of Diseases si stima che le morti per arma da fuoco siano in crescita (3). Ed è plausibile che il dilagare di un approccio permissivo al controllo delle armi e l’adozione di politiche che ne facilitano la vendita “per difesa personale” non può che farle aumentare.

I medici canadesi ricordano che il problema va ben oltre i massacri, gravi ma per fortuna sporadici, e investe la quotidianità di tante persone qualsiasi. Molti in Canada sono feriti o uccisi con armi da fuoco dal proprio partner, e molti altri, aiutati dalla facile disponibilità, le usano per suicidarsi. Perciò, assicura Ahmed, i medici non si lasceranno intimidire e le loro azioni per un paese più sicuro andranno avanti.

 

Bibliografia

  1. Rauhala E. Canadian trauma surgeons called for gun control. Gun groups had an NRA-style response. The Whashington Post, 11 aprile 2019.
  2. Bauchner H, Rivara FP, Bonow RO, et al. Death by Gun Violence-A Public Health Crisis. JAMA 2017; 318: 1763-4.
  3. GBD 2016 Injury Collaborators. Global Mortality From Firearms, 1990-2016. JAMA 2018; 320: 792-814.