SLA nei calciatori: lo studio dell’Istituto Mario Negri di Milano

La sclerosi laterale amiotrofica (SLA), nota anche come malattia di Lou Gehrig, è una malattia neurodegenerativa progressiva, dovuta a una complessa interazione tra fattori ambientali e genetici. Più precisamente, la degenerazione è a carico dei motoneuroni superiori e inferiori, che sfocia in paralisi e infine decesso. La malattia è, quindi, associata alla branca della neurologia anche se le prime manifestazioni cliniche della SLA possono imitare alcuni disturbi di tipo spinale, come debolezza in presenza di spondilosi cervicale compressiva.

Negli ultimi anni, le avanzate tecnologie nel campo della genetica hanno condotto all’identificazione di circa 25 geni associati alla SLA e allo sviluppo di specifici modelli animali che mimassero la condizione patologica umana. È stato dimostrato che anche i fattori ambientali svolgono un ruolo importante per la patogenesi di questa malattia, come ad esempio tabagismo, metalli pesanti e pesticidi. Prove recenti, inoltre, supportano il ruolo dell’attività fisica intensa e del trauma muscoloscheletrico.

L’ipotetica eziologia meccanica della SLA è supportata anche da evidenze che correlano sport come il football americano e il calcio con il rischio aumentato di sviluppare la patologia. Soprattutto a livelli agonistici, in cui la competizione è evidente, questi sport vedono il combinarsi di una vigorosa attività fisica e il rischio di potenziali e ripetuti traumi cranici e della colonna vertebrale, con il conseguente rischio di lesione cerebrale traumatica in vari gradi di severità.

A tal proposito, Ettore Beghi ed Elisabetta Pupillo dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS di Milano hanno condotto un approfondito studio epidemiologico – in collaborazione con Letizia Mazzini dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Novara e Nicola Vanacore dell’Istituto Superiore di Sanità – che è stato presentato  al meeting annuale dell’American Academy of Neurology di Philadelphia.

Lo studio tutto italiano ha confermato ogni dubbio: i calciatori professionisti si ammalano di sclerosi laterale amiotrofica mediamente molto di più rispetto alla popolazione generale. Lo studio ha preso in esame i calciatori italiani dalla stagione 1959-1960 fino a quella del 1999-2000, coinvolgendo un totale di 23.875 calciatori di Serie A, B e C, seguiti dai ricercatori fino al 2018. Nel periodo di riferimento dello studio sono stati verificati 32 casi di SLA; i più colpiti sono i centrocampisti (14), seguiti dai difensori (9), dagli attaccanti (6) e dai portieri (3).

“Ciò che la nostra ricerca conferma” ha spiegato Ettore Beghi “è che il rischio di SLA tra gli ex-calciatori è circa 2 volte superiore a quello della popolazione generale. Analizzando la Serie A, il rischio sale addirittura di 6 volte, ma la vera novità consiste nell’aver evidenziato che i calciatori si ammalano di SLA in età più giovane rispetto a chi non ha praticato il calcio. L’insorgenza della malattia tra i calciatori si attesta sui 43,3 anni mentre quella della popolazione generale in Italia è di 65,2 anni.”

“Quindi ci troviamo di fronte a un’insorgenza anticipata di 22 anni nel caso dei calciatori; non solo costoro si ammalano di più, ma contraggono la malattia in età precoce rispetto ai malati che non hanno giocato a calcio. Il dato, inoltre, potrebbe non essere definitivo perché alcuni casi potrebbero essere sfuggiti alle inchieste giornalistiche e a quelle giuridiche, le fonti principali delle nostre informazioni” ha commentato Elisabetta Pupillo.