Emergenza inclusione abitativa in Europa: i dati della quarta panoramica

di Maria Rosa De Marchi

L’esclusione abitativa è un problema attuale, che anche se approcciato in vari modi e con vari esiti dai diversi Paesi dell’Unione Europea, stenta a trovare soluzioni ed esiti di miglioramento. Questi i dati contenuti nella quarta panoramica sull’esclusione abitativa in Europa, a cura di Feantsa (European Federation of National Organisations Working with the Homeless) e Fondazione Abbé Pierre e presentato qualche giorno fa a Bruxelles e Parigi.

Emergenza a diversi livelli

L’emergenza si presenta a diversi livelli: dalla carenza di alloggi a prezzi accessibili all’inadeguatezza delle condizioni abitative. Nell’Unione Europea, si legge nel documento, si contano circa 221 milioni di nuclei familiari; di questi, 23 milioni di famiglie sono costrette a destinare più del 40% del reddito familiare in costi di gestione della casa. Quasi 9 milioni di famiglie vivono in condizioni inadeguate; 35 milioni di famiglie vivono in condizioni di sovraffollamento e 31 milioni di famiglie vivono in zone soggette a inquinamento ambientale.

I senza dimora in Europa

La panoramica sull’esclusione abitativa ha approfondito anche il tema dei senza dimora. Le stime parlano di 700mila senza tetto che dormono in strada o in alloggi di emergenza, in crescita del 70% negli ultimi dieci anni se paragonati ai dati 2009. Il numero esatto dei senza dimora rimane sconosciuto. I dati e le tendenze non sono uniformi in tutta Europa; in Finlandia il numero si è globalmente ridotto nel corso di 40 anni, passando dai 20.000 degli anni ’80 a circa 6.000 del 2017, a fronte di efficaci politiche socio-assistenziali. La realtà che purtroppo condividono molti stati però è un’altra: i servizi di emergenza sovraffollati si trovano di fronte a richieste di alloggio sempre più numerose, non sono attrezzati per affrontare le gravi difficoltà abitative.

La mancata evoluzione assistenziale

La panoramica sull’esclusione abitativa prosegue evidenziando in modo particolare l’assenza di soluzioni durature ed economicamente convenienti. Le soluzioni abitative anche di emergenza e a breve termine infatti non sono adeguate e non sono progettate per essere convertite a lungo termine; da questo punto di vista c’è immobilità ed incapacità di far evolvere servizi di tipo assistenziale per incontrare maggiormente le necessità delle persone. Il rapporto approfondisce inoltre dati relativi a quattro Paesi europei analizzandoli in dettaglio: Polonia, Olanda, Germania e Portogallo

Inclusione entro il 2020: un obiettivo più lontano che mai

L’Unione Europea ha fissato l’obiettivo di ridurre, tra il 2008 e il 2020 il numero di cittadini a rischio o in condizioni di povertà a meno di 20 milioni di persone. Appartenevano a questa categoria 116 milioni di persone del 2008 (23,7% della popolazione totale) e 124 milioni di persone nel 2012 (24,8% del totale). Solo nel 2017 si è osservato una flessione di tendenza e un abbassamento sotto i livelli del 2008 con 113 milioni di persone a rischio (22,5% del totale).

Questo obiettivo di lottà alla povertà e all’esclusione sociale, da raggiungere entro il 2020, oggi sembra più lontano che mai, secondo Feantsa e la Fondazione Abbé Pierre. Come si può infatti parlare in modo credibile e coerente di coesione, se alcuni dei Paesi membri sono lasciati indietro ad affrontare questo tipo di problemi? Con questa quarta panoramica sull’esclusione abitativa si vogliono sollevare questioni rilevanti con l’obiettivo di suscitare l’attenzione dei decisori a livello europeo. Non solo, ma vuole essere anche un invito all’azione per il bene della dignità umana.