In Italia 9 morti materne su 100.000, il 45% è evitabile:i risultati del primo rapporto Itoss 2019

di Maria Rosa De Marchi

Lo scorso marzo, in occasione del convegno 2019 di Itoss (sistema di sorveglianza ostetrica) è stato presentato il primo rapporto nazionale sulla mortalità materna, istituito e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con le Regioni.

Il sistema di sorveglianza della mortalità materna è nato con funzioni sia di monitoraggio che di analisi. L’obiettivo è duplice quindi: da un lato confermare efficacia e appropriatezza dell’assistenza sanitaria, dall’altro evidenziare le criticità che permettono di prevenire di eventi evitabili.

La novità introdotta dal rapporto Itoss è stata la necessità di estendere per l’analisi statistica la definizione di morte materna oltre i 42 giorni dal parto, comprendendo una quantità di casi fino a quel momento esclusi dall’analisi. Il cambiamento nasce dall’osservazione che il rischio di morte rimane elevato fino a sei mesi dal parto.

I dati di sorveglianza attiva hanno permesso di coprire, nelle 10 regioni italiane partecipanti e nel periodo di tempo prospettico 2013-2017, 106 casi di morte materna.

Le cause di morte materna

All’interno dei 106 casi analizzati nel rapporto Itoss, non è stato possibile classificare 9 decessi; dei rimanenti 58 sono stati catalogati come dovute a cause ostetriche (morti materne dirette), con l’emorragia ostetrica (38%) e i disordini ipertensivi della gravidanza (15%) segnalati tra le principali cause.

Dei rimanenti 39 decessi dovuti a patologie preesistenti (morti materne indirette) le patologie cardiovascolari e la sepsi sono state registrate come le cause più frequenti. Una media globale di 9,18 morti materne per 100.000 nati vivi, un dato che era precedentemente sottostimato del 60%.

Il paziente a rischio: un primo identikit

Le caratteristiche socio-demografiche delle donne decedute hanno dato la possibilità di mettere in luce nel rapporto Itoss un primo identikit della donna a maggior rischio, evidenziando in questo modo le principali cause correlate: ha una età avanzata al parto e un basso livello di istruzione. Questi aspetti si associano spesso a difficoltà di gestione del paziente dal punto di vista relazionale, oltre che difficoltà oggettive che riguardano la gestione clinica. Ad oggi non tutte le strutture ospedaliere e assistenziali e i professionisti del settore sanitario riescono ad affrontare queste problematiche.

Per quanto riguarda l’età avanzata al parto, l’Italia è purtroppo in cima alle classifiche europee e questo rappresenta un fattore di rischio sia per la mortalità che per la grave morbosità materna.

Anche l’anamnesi personale e ostetrica delle donne decedute facilita l’identificazione di fattori di rischio per la morte materna riportati in letteratura. Uno dei fattori di rischio evidenziati è un alto Indice di Massa Corporea (IMC) che influenza negativamente sia la mortalità sia la morbosità materna.

Italia: un esempio virtuoso ma ancora migliorabile

In materia di sorveglianza ostetrica, l’Italia si configura a livello europeo come esempio virtuoso: il rapporto Euro-Peristat ha citato l’Italia come esempio di sistema di sorveglianza attiva da seguire e implementare per i 24 Paesi europei che ancora non lo possiedono.

Il sistema di sorveglianza ostetrica ha evidenziato in Italia margine di miglioramento nel 45% dei casi: nel rapporto Itoss 41 decessi su 106 infatti sono stati identificati come morti evitabili con assistenza inappropriata; nel 16,7% dei casi (15 decessi su 106) invece si parla di morte inevitabile con assistenza migliorabile.

La mortalità materna rimane ad oggi un argomento attuale per i professionisti del sistema sanitario:

infatti, pur essendo un evento sempre più raro nei Paesi socio-economicamente avanzati (secondo i più recenti dati OMS i Paesi sviluppati sono teatro di appena l’1% delle morti materne a livello globale1), non è un evento azzerabile in alcun contesto assistenziale e non può quindi essere definito come “un problema del passato”.

Quali sono quindi le prospettive future per la gestione delle morti materne?

Secondo il rapporto Itoss, includere tutto il territorio nazionale all’interno della sorveglianza ostetrica, estendendola a partire dalle 10 regioni “pilota”; affrontare con il dovuto approfondimento scientifico tutte le cause di morte e di grave morbosità materna che emergono dagli studi; incoraggiare l’aggiornamento continuo dei professionisti sanitari e promuovere e validare percorsi assistenziali pre-, peri- e post-parto.

  1. Dati OMS. Consultabili all’indirizzo: https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/maternal-mortality.

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