Gli integratori alimentari allungano la vita?

 A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Sono ampiamente utilizzati, anche non “al bisogno”. Inoltre non sono sempre così innocui come si crede. Stiamo parlando degli integratori alimentari, quei “prodotti alimentari – scrive il Ministero della Salute – destinati ad integrare la comune dieta e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e i minerali, o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, in particolare, ma non in via esclusiva, aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale, sia monocomposti che pluricomposti, in forme predosate”. Quelli che un tempo si chiamavano “ricostituenti” e i medici prescrivevano perlopiù ai pazienti vulnerabili – anziani, bambini e donne in gravidanza – o a quelli debilitati per i quali l’integrazione di specifiche vitamine o altre sostanze potrebbe essere utile. Oggi vengono consigliati a tutte le età, spesso direttamente autoprescritti dal cittadino, anche nei casi in cui un regime alimentare adeguato sarebbe sufficiente a soddisfare il fabbisogno dell’organismo. Le evidenze scientifiche indicherebbero infatti che, nella maggior parte dei casi, gli integratori alimentari non sono più efficaci di una dieta per sopperire eventuali carenze e, inoltre, un uso improprio e non controllato non è esente da effetti collaterali.

Un ampio studio prospettico, pubblicato recentemente sugli Annals of Internal Medicine, aggiunge che l’assunzione di integratori alimentari non garantisce una vita più lunga e più sana. Lo studio ha coinvolto 27 mila partecipanti alla National Health and Nutrition Examination Survey che viene condotta annualmente per valutare lo stato di salute e le abitudini alimentari degli statunitensi. Poco più della metà aveva segnalato di aver fatto uso di integratori alimentari nei precedenti 30 giorni l’intervista. I dati della survey sono stati incrociati con quelli dei registri statunitensi sui decessi allo scopo di capire quale associazione intercorre tra l’uso di integratori alimentari e morte. Su 3600 decessi registrati nell’arco di sei anni,  945 erano attribuibili a malattie cardiovascolari e 805 al cancro. Tenendo in considerazione i fattori potenzialmente confondenti l’analisi ha riscontrato lo stesso rischio di morte tra chi faceva uso di integratori alimentari e chi assumeva gli stessi nutrienti attraverso il cibo. I benefici sulla mortalità associati ad un’adeguata assunzione di vitamina A, vitamina K, magnesio, zinco e rame – specificano gli autori dello studio – erano in realtà limitati al consumo di cibo e non attribuibili all’assunzione di integratori alimentari. Dunque questi prodotti usati come supplementi non apporterebbero un beneficio aggiunto rispetto a una dieta bilanciata.

Inoltre è emerso che alcuni di essi potrebbero essere dannosi per la salute se assunti in eccesso. Per esempio, un apporto superiore a quanto richiesto dall’organismo di calcio oppure di vitamina D nelle persone che non hanno una carenza si correlava a un rischio più alto di morire di cancro. “Mentre si continuano a studiare i potenziali effetti benefici dell’uso degli integratori, alcuni studi hanno già osservato un’associazione tra l’eccessivo apporto di nutrienti ed esiti avversi, incluso un aumento del rischio di alcune neoplasie”, ha commentato Fang Fang Zhang, primo autore dello studio, ricercatore della Friedman School of Nutrition Science and Policy della Tufts University. “È importante capire, quindi, il ruolo esatto che la sostanza nutritiva e la sua fonte potrebbero avere sulla salute, in particolare se l’effetto potrebbe non essere vantaggioso”.

Pur con i suoi limiti lo studio statunitense pubblicato sugli Annals of Internal Medicine conclude che gli integratori alimentari non allungano la vita e non recano un beneficio clinicamente rilevante per il mantenimento dello stato di salute e di benessere nella popolazione in generale. A offrire benefici per la salute sono i nutrienti che provengono direttamente da ciò che mangiamo, abbinati ai classici comportamenti salutari che vengono raccomandati in un’ottica di prevenzione: svolgere attività fisica, non fumare e usare l’alcol con molta moderazione.

Gli integratori non andrebbero quindi presi di testa propria, ma andrebbero prescritti dal medico in caso di carenze per supplementare la normale dieta con elementi nutritivi utili. Un messaggio controcorrente per un mercato solido e in continua espansione, anche in Italia. A livello globale il mercato degli integratori alimentari supera gli 80 miliardi di euro; l’Europa rappresenta la terza area geografica per vendite dopo l’Asia e l’America del nord, con l’Italia al primo posto. Nel rapporto della terza indagine condotta da FederSalus si legge infatti che nel nostro paese il fatturato industriale (stimato) nel 2017 ha raggiunto quota 1,33 miliardi, con un incremento del 12% rispetto all’anno precedente e “il mercato degli integratori alimentari genera un valore complessivo di quasi 3 miliardi di euro, considerando le vendite in farmacia e grande distribuzione organizzata. In farmacia viene generato circa il 92% del valore delle vendite. Nel 2017 il 65% della popolazione adulta, 32 milioni di italiani, ha utilizzato un integratore, con oltre i 2/3 dei consumatori che li considera sicuri ed efficaci”. Anche le prescrizioni su ricetta medica sono in aumento: secondo i dati Iqvia Medical Audit per FederSalus, nel 2018 sono state raggiunte 26 milioni prescrizioni mediche, il 30% in più rispetto ai due anni precedenti. Tra le principali categorie di professionisti sanitari che consigliano l’utilizzo di integratori alimentari ai propri pazienti: i medici di medicina generale (24%), i pediatri (16%), gli ortopedici (15%) e i ginecologi (14%).

Probabilmente una corretta conoscenza da parte dei medici dei reali benefici e dei reali rischi degli integratori alimentari dovrebbe essere il primo passo per informare correttamente i cittadini/consumatori e per prevenire un utilizzo inappropriato e ridurre le prescrizioni inutili. Come titolava un editoriale degli Annals of Internal Medicine di alcuni anni fa: “Enough is enough: stop wasting money on vitamin and mineral supplements”.

 

Bibliografia

Chen F et al. Association among dietary supplement use, nutrient intake, and mortality among U.S. adults: a cohort study. Ann Intern Med. [Epub ahead of print 9 April 2019] doi: 10.7326/M18-2478