Trasparenza e indipendenza: il conflitto d’interesse nella ricerca

Come la EBM (Evidence Based Medicine), anche la ricerca biomedica costituisce la base di pratiche fondate sull’evidenza nel campo della salute e della nutrizione. Tuttavia, è sempre più evidente che conflitti di interesse e cattiva condotta stanno minando la ricerca. Infatti, sono stati segnalati sempre più casi di utilizzo di ricerche scientifiche per la promozione a carattere commerciale.

Ben dieci anni fa, lo US Institute of Medicine (IOM) ha espresso in un report la sua preoccupazione riguardo al conflitto d’interesse nel campo della ricerca, ponendo particolare attenzione alle collaborazioni, che ne rappresentano la struttura portante. Tuttavia, attraverso lo scritto si può notare come le collaborazioni possano essere un’arma a doppio taglio: da un lato, i rapporti fra medici, ricercatori e aziende sono vantaggiosi per lo sviluppo di nuovi prodotti in grado di migliorare la salute, ma dall’altro sollevano preoccupazioni sostanziali in quanto ampi legami finanziari potrebbero indebitamente influenzare i giudizi professionali.

L’influenza dell’industria sulla ricerca, infatti, è stata analizzata in modo approfondito. Gli interessi corporativi influenzano la scienza guidando i programmi di ricerca, manipolando il progetto, i metodi, la conduzione della ricerca stessa, e la pubblicazione selettiva di risultati o parte di essi che ne condizionino l’interpretazione. Uno dei modi più inquietanti con cui l’industria fa sentire la sua influenza è il tentativo di modificare la valutazione della scienza, in particolare per il suo uso nella politica.

Dalla relazione del 2009 dello IOM, il fattore trasparenza è migliorato ma restano ancora criticità legate alla mancata applicazione di manovre ampiamente raccomandate per raggiungere l’indipendenza, come l’esclusione dalle linee guida di autori in conflitto d’interesse e lo stop all’educazione medica influenzata dall’industria. Queste pratiche sono ancora diffuse nonostante la continua evidenza di effetti distorsivi sulla ricerca e sulla pratica. Non a caso, una review del 2010 ha evidenziato come i pareri dei leaders di opinione (key opinion leaders) del progetto di ricerca fossero altamente correlati agli interessi dei loro sponsor.

La mancata mitigazione delle influenze commerciali tende a sovramedicalizzare la società, etichettando le persone sane come malate e inducendo, così, costi inutili ai sistemi sanitari e danni ai pazienti.

Inoltre, l’analisi di McCambridge e dei suoi collaboratori sullo sviluppo della Dichiarazione di Bruxelles su etica e principi per la scienza e la definizione delle politiche sociali dimostra che “non riesce a rispondere alla necessità di salvaguardare la protezione dell’integrità della scienza o della politica dagli interessi corporativi”. In effetti, la loro analisi suggerisce che gli interessi aziendali abbiano modellato la Dichiarazione per migliorare la capacità dell’industria di influenzare le prove e la politica.

Per fronteggiare il rischio di conflitto d’interesse e conferire trasparenza e indipendenza ai progetti, la rivista scientifica BMJ ha aggiornato le sue politiche sui rapporti con le società commerciali. Negli ultimi anni, infatti, la rivista ha apportato diverse modifiche, come l’interruzione della pubblicazione di contenuti didattici o editoriali clinici di autori aventi legami finanziari rilevanti con organizzazioni commerciali, l’avvio della comunicazione annuale di tutte le entrate derivanti da industrie commerciali sotto forma di pubblicità e sponsorizzazione, e il rifiuto di pubblicizzazione di prodotti sostitutivi del latte materno in seguito all’indagine della stessa BMJ sulla sua massiccia promozione per bambini che non ne hanno bisogno.