Norberto Maccagno si racconta “fuori dai denti”

di Patrizia Biancucci

Nato nel 1964, sposato con 2 figli, Norberto Maccagno è conosciuto come direttore di Odontoiatria33, una rivista online di settore che oggi vanta oltre 9mila pagine consultate ogni giorno, circa 300mila al mese, a partire dai 20mila contatti nel primo mese del 2013, anno della sua nascita. Ma le precedenti collaborazioni del giornalista freelance Maccagno poco hanno a che fare con i denti, a cominciare dai 10 anni con Il Sole24ore Sanità, prima ancora con La Gazzetta D’Asti e, sempre per uscire dai denti, con il mensile La Mia Bara dove per anni ha scritto di Vela seguendo anche la Coppa America a Valencia in Spagna. Di recente, un po’ per passione e un po’ per disintossicarsi da questioni di politica sanitaria, ha dato vita a Fotoracconti, giornale online e agenzia di fotogiornalismo che, tra i vari settori, segue la Fiat Auxilium di Torino (squadra di basket di serie A) e Basket su Torino con qualche uscita su Repubblica di Torino. Personaggio dunque in continua evoluzione, un osservatore di mestiere che si è prestato ad essere per così dire un “osservato speciale”.

Norberto Maccagno

Dr. Maccagno, non credo sia facile essere direttore di una testata mantenendo il giusto equilibrio tra l’essere “erogatore” di notizie con rigore giornalistico e l’esprimere il proprio pensiero con coraggiosa onestà intellettuale: il suo DiDomenica è un prezioso strumento interpretativo degli accadimenti in ambito odontoiatrico. È d’accordo? Odontoiatria33 pubblica una ventina di notizie non cliniche alla settimana, notizie con le quali informiamo, portiamo le opinioni del settore e gli approfondimenti su temi d’attualità. Tenere separati i fatti dalle nostre opinioni è quanto ho imparato lavorando al Sole24Ore, e credo che sia una positività che Odontoiatria33 ha portato nel settore dentale dove spesso sono i dentisti a raccontare i fatti, ma se sei coinvolto non riesci a raccontarli con obbiettività. Quando con Giorgio Albonetti, il mio editore presidente di Edra spa, abbiamo deciso di uscire anche alla domenica, ci è sembrato naturale creare uno spazio in cui poter portare la nostra opinione tenendola ben distinta dalle notizie. All’inizio volevo chiamare la rubrica “Visto da Fuori”, come quella che tenevo anni fa sul quindicinale di Masson Il Giornale dell’Odontoiatra, (secondo me avrebbe aiutato a ricordare il senso di questi scritti), poi per esigenze grafiche abbiamo scelto il non certo originale “DiDomenica”. Con questi contributi domenicali non voglio fare altro che portare un punto di vista diverso da quello dei lettori sull’argomento della settimana. Il punto di vista di chi come me non fa il dentista e di fatto vede le cose “da fuori”. Anche se poi racconto oramai il settore da tantissimo tempo. Spero che il DiDomenica possa servire a chi vive del e nel settore dentale, per vedere la questione da un altro punto di vista. Purtroppo, a volte, qualche lettore mi prende troppo sul serio, come se fosse mia la colpa dei problemi che raccontiamo o fossi io che deve risolverli. Però ci sta, mediamente il DiDomenica fa dalle 3 alle 6mila aperture, ci mancherebbe che non ci sia chi non è d’accordo; qualche minaccia di querela ogni tanto arriva ma, fino ad oggi, problemi legali non ne abbiamo avuti.

Lei fa il giornalista per mestiere o per passione? Lo faccio di lavoro, e se lavori con passione le cose riescono meglio. Io ho avuto la fortuna di poter fare sempre quello che mi piaceva e, quando non mi piaceva più farlo, di riuscire a cambiare con cose più interessanti. Poi come si dice, “fare il giornalista è sempre meglio che lavorare”. Anche se in questo lavoro non stacchi mai, sei sempre a pensare, ogni cosa che senti o leggi ti fa venire in mente cose, possibili servizi, possibili interviste. Ogni tanto mia moglie o i miei figli, vedendomi assente, mi chiedono se ci sono anche io, ma sanno che non lo faccio apposta. Oramai hanno capito e mi perdonano. Comunque credo che asfaltare in autostrada sia un lavoro peggiore del mio.

Cosa l’ha spinta a diventare giornalista? La casualità della vita e fare cose che interessano. Nel 1999 sono riuscito ad iscrivermi all’Ordine ma tutto nasce nei primi anni ’90 quando ho cominciato a scrivere per la rivista dell’ANTLO su questioni normative e sindacali, poi cominciai a collaborare con dei giornali di Asti, la mia città. Nel ’97 cominciai a raccontare l’odontoiatria sul Giornale dell’Odontoiatra di Masson, poi l’allora presidente UNIDI Rosy Benecchi mi coinvolse in un progetto legato ad alcuni speciali Expodental su Il Sole 24 Ore. Al Sole si interessarono al mio lavoro e, chiuso il progetto UNIDI, rimasi a collaborare con la redazione di Sanità per quasi 10 anni occupandomi prevalentemente di un mensile cartaceo legato all’odontoiatria. Siccome il mestiere di giornalista ti permette di coltivare le passioni, in quegli anni mi sono occupato di vela per un mensile che si vendeva in edicola, seguendo anche la campagna di Coppa America prima a Valencia poi a San Francisco, e di altri sport con alcune altre testate nazionali.

È stato un caso passare dal giornalismo sanitario a quello sportivo? Come dicevo è il bello del giornalismo, riuscire anche a fare diventare un lavoro le tue passioni. Ora la parte sportiva è virata dal giornalismo a fotogiornalismo, ma comunque è sempre molto divertente. E poi mi dà modo di staccare un po’ rispetto a Catene, fondi integrativi, abusivismo, crisi e professione che cambia. Per citare una collaborazione torinese, seguo come fotografo le partite del campionato di serie A di basket a Torino per alcuni giornali e siti nazionali. Sul mio profilo Instagram @nor.mac vi potete fare un’idea di cosa faccio oltre a raccontare l’odontoiatria.

Sembra che lei riesca a fare delle sue passioni un lavoro. È così anche per Fotoracconti? Di cosa si tratta? Con alcuni colleghi giornalisti ed amici fotografi ci siamo creati lo strumento che speriamo ci permetterà di superare la legge Fornero. Siccome saremo costretti a lavorare per sempre, ci siamo detti: perché non farlo facendo quello che ci piace e dove ci pare? Battute a parte, Fotoracconti è allo stesso tempo un giornale online ed una agenzia di fotogiornalismo, forniamo contenuti scritti e fotografici a siti e giornali, prevalentemente professionali, che hanno la necessità di completare la proposta informativa con temi generalisti come i viaggi e le mostre ad esempio. Per ora ci paghiamo le spese ma ci divertiamo molto. C’è qualche contatto con degli editori per farlo crescere, le potenzialità ci sono, ma come dicevo prima, è il nostro “giochino” e non vogliamo scendere a compromessi.

Dr. Maccagno, quali ritiene siano stati i veri grandi cambiamenti nel settore odontoiatrico a partire dagli anni 2000? Negli ultimi 20 anni dal punto di vista clinico credo il vero cambiamento l’abbia portato l’Implantologia, soprattutto per i pazienti, ma la clinica non è la mia materia. Dal punto di vista della professione il più grande cambiamento l’ha portato l’istituzione della laurea in Odontoiatria che ha cambiato la mentalità dei professionisti. Oggi di fatto ci sono due tipi di dentisti con un modo di vedere la professione totalmente diversa: quelli over 45-50 anni e quelli più giovani. Poi ovviamente anche le esigenze dei pazienti hanno cambiato la vostra professione. Nel mondo della comunicazione sicuramente Internet. Venti anni fa il settore era informato attraverso il passaparola dei rappresentanti, dei dentisti, le serate associative o attraverso le riviste che però raccontavano cosa era successo due mesi prima rispetto a quando venivano lette. Oggi grazie alle potenzialità di internet, Odontoiatria33 riesce a fare quello che fa il TG1, SKYTg24, Repubblica, il Corriere, La Stampa. Qualsiasi dentista può conoscere in tempo reale cosa succede. Ovviamente questa pluralità d’informazione ha anche portato confusione, si pensi a Facebook dove tutti sono diventati esperti di tutto e non sai più a chi credere. Ma se si prende Facebook per quello che è, un bar virtuale, e invece per essere informati ci si rivolge a chi lo fa di professione, allora ecco che si gode di tutte le potenzialità della Rete.

Studio monoprofessionale vs Catene odontoiatriche: dal suo punto di vista i dentisti hanno ragione a preoccuparsi? Dipende di quale dentista stiamo parlando. Quello che oggi ha più di 50 anni credo che se non si sia accorto che le esigenze dei suoi pazienti sono cambiate o spera ancora che qualcuno gli riporti l’odontoiatria degli anni ‘80, credo si debba preoccupare. Riguardo i più giovani dipende. Fino a 20 anni fa la libera professione era l’unico sbocco del laureato in odontoiatria a differenza del collega medico che poteva scegliere tra la dipendenza, la collaborazione e la libera professione. Oggi l’odontoiatra può scegliere di fare solo il dentista senza diventare anche imprenditore e doversi occuparsi di burocrazia, fisco e trovare soldi per aprire il proprio studio. Al momento attuale è diverso, si può collaborare, tra poco ci sarà chi pur di tenersi stretto un dentista o un igienista dentale lo vorrà assumere, e non a caso in odontoiatria stanno arrivando le donne. Certo, se oggi il collaboratore è lasciato in balia di Catene o studi di professionisti che cercano solo di sfruttarlo, allora si deve preoccupare. Se i collaboratori sapranno organizzarsi sindacalmente o far capire agli attuali sindacati odontoiatrici che anche la collaborazione e la dipendenza deve essere una componente della professione da tutelare, allora non avranno nulla da temere, e le Catene saranno gli imprenditori che gli consentiranno di fare il dentista con serietà, sia economica che professionale. Altrimenti saranno sempre sotto ricatto e vivranno un precariato perenne. Oggi può sembrare che siano gli imprenditori, il tanto temuto “capitale” ad avere il coltello dalla parte del manico, invece sono le Catene a dover temere i dentisti perché senza i dentisti non possono curare i pazienti e, se i dentisti o i direttori sanitari non accettano compromessi, non ci sono problemi per la professione e per i pazienti.

Cosa direbbe a un giovane odontoiatra che si affaccia al mondo del lavoro? Quale trend per il futuro deve saper intercettare?  Non saprei cosa dire. Il regalo più grande di mio padre è stato quello di lasciarmi fare, ma essere presente se avevo bisogno di consigli. E cerco di fare lo stesso con i miei figli. Rebecca quest’anno tenta di entrare a Medicina e quando mi ha chiesto cosa ne pensavo le ho detto: “se è quello che ti piace, provaci”. A differenza della nostra, per la loro generazione non c’è una professione migliore di un’altra, è tutto più difficile, quindi possono tentare di fare quello che gli va di fare. Vedendo da fuori la professione credo che il giovane odontoiatra, oggi possa avere molte più opportunità e soddisfazioni del coetaneo laureato in legge, in economia o in architettura. Certo negli anni ’80 e ’90 quando chiamavi il tuo dentista l’appuntamento te lo dava dopo un mese perché prima non aveva posto, nonostante lavorasse fino a notte, il sabato e anche la domenica. Gli odontoiatri di oggi quella professione non l’hanno conosciuta neppure come piccoli pazienti, al sabato e la domenica preferiscono prendere un low-cost ed andare a fare il fine settimana a Londra o a Praga oppure a sciare in montagna o a fare kitesurf ad Andora.

Lei, che è un autentico osservatore, come si sente ad essere osservato? Mi sento a disagio, preferisco stare dietro ad un computer o ad una macchina fotografica, seduto in platea a prendere appunti piuttosto che sul palco. Credendo in quello che faccio e forse con la presunzione di farlo bene, anche le critiche mi danno fastidio perché le prendo sul serio e cerco di capire dove ho spagliato. Con gli anni un po’ l’ho data su, come direbbero gli amici di Bologna, ma comunque è meglio osservare che essere osservati, che poi è il bello di questo mestiere.