L’epidemia di morbillo in Ucraina e i falsi certificati vaccinali

In Ucraina negli ultimi mesi si è registrata un’epidemia di morbillo che non ha avuto eguali in Europa. Negli scorsi anni, a causa del conflitto con la Russia, la percentuale dei vaccinati nella popolazione ha toccato punte negative del 41%, tra le più basse al mondo e ben lontana dalla soglia del 95% indicata per raggiungere l’immunità di gregge e impedire ai virus di circolare anche tra chi non può essere vaccinato. Dal 2016 il numero dei vaccinati ha ricominciato a crescere, ma ormai il danno era fatto e l’Ucraina è diventata focolaio di un’epidemia che ha probabilmente contribuito a diffondere nuovamente il morbillivirus anche in Paesi, come gli Stati Uniti, che da diversi anni avevano debellato la malattia all’interno dei propri confini.

Questa situazione, già allarmante, è resa ancora più preoccupante dalla mancanza di fiducia nella classe medica che molti genitori hanno manifestato cercando scappatoie per non rispettare il calendario vaccinale e non sottoporre i propri figli alle vaccinazioni, e ai relativi richiami, che contribuirebbero al raggiungimento della soglia del 95%. Un medico pediatra di Kiev, il dottor Fedir Lapiy, specializzato in immunologia, denuncia un gran numero di vaccinazioni fasulle: basta andare all’ambulatorio vaccinale e allungare un po’ di soldi al medico o all’infermiera perché il proprio figlio risulti in regola con il calendario vaccinale, anche se in realtà non è stata praticata nessuna somministrazione. In questa situazione, commenta il dottor Lapiy, è difficile poter prendere provvedimenti adeguati, dato che non si conosce la percentuale di persone effettivamente vaccinate sul territorio.

Anche in Ucraina, come succede in altri Paesi dove il fenomeno dell’antivaccinismo ha assunto dimensioni  rilevanti, le madri “no-vax” dichiarano di aver raccolto informazioni online, arrivando alla conclusione –  in base soprattutto a vere e proprio fake news – che i rischi dei vaccini siano maggiori dei benefici, e decidendo di non fidarsi delle raccomandazioni della comunità scientifica mondiale sulle modalità e le tempistiche di somministrazione delle vaccinazioni.

 “Nel 2016 meno della metà dei bambini era protetto dal morbillo secondo le linee guida del calendario vaccinale” ha dichiarato Kateryna Bulavinova, funzionario UNICEF in Ucraina. “Nel 2017 invece ben il 93.3% dei bambini di un anno e il 90.7% di quelli di 6 anni aveva ricevuto le iniezioni prescritte.”

Un altro grave problema che ha portato all’allarmante calo delle vaccinazioni degli scorsi anni è stata la mancanza di scorte, che però al momento sembra risolta; e nonostante ci si avvicini alla soglia del 95%, mettere i regola tutti gli individui che hanno saltato vaccini e richiami negli scorsi anni è un procedimento che richiede dei tempi più lunghi, ed è qui che nascono i focolai delle epidemie.

Secondo il report dell’UNICEF, sacche di individui non vaccinati in collegamento tra loro hanno permesso il crearsi di un “sentiero” che segna chiaramente la strada percorsa dal virus intorno al mondo. E non è difficile che si creino focolai epidemici in comunità dove le vaccinazioni vengono rifiutate per motivi religiosi o ideologici, come abbiamo visto proprio negli scorsi giorni in merito agli asili abusivi nati in Italia per aggirare la legge sull’obbligo di vaccinazione per l’accesso alle scuole dell’infanzia. Anche in Italia, come in Ucraina, si sospetta che vi siano medici disposti a rischiare la carriera per firmare certificati di esenzione anche in assenza di controindicazioni alle vaccinazioni, ma per adesso i casi conclamati sono quelli che coinvolgono genitori che hanno falsificato i documenti più che medici compiacenti. È rimasta però emblematica degli eccessi messi in pratica da alcuni “no-vax” particolarmente agguerriti la notizia dell’infermiera di Treviso che per anni ha finto di vaccinare i suoi pazienti, arrivando a simulare più di 20mila iniezioni su 7500 persone.

Una volta che il virus contagia un individuo non vaccinato, ha elevate probabilità di contagiare anche tutti quelli non protetti con cui quell’individuo entra in contatto. Spesso si tratta di bambini piccoli che condividono spazi comuni, magari al chiuso, come succede a scuola; se si tratta di un istituto che “favorisce” il contagio ammettendo piccoli non vaccinati, per chi non può vaccinarsi perché troppo piccolo o per motivi di salute le probabilità di contrarre il morbillo aumentano in maniera esponenziale.

Nel corso del 2018 l’Ucraina ha visto 54mila casi di morbillo registrati e 16 decessi, raggiungendo la cima della lista del rapporto UNICEF dedicato all’epidemia di morbillo che imperversa ormai da mesi; non a caso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito il movimento “no-vax” tra le 10 minacce per la salute globale più pericolose per il 2019.