Impianti cerebrali

Esperimenti sui cervelli dei maiali mettono in discussione il concetto di morte cerebrale

di Luca Mario Nejrotti

Esperimenti condotti sui cervelli dei suini potrebbero mettere in crisi quanto è comunemente accettato sulla morte cerebrale.

Resurrezione neurologica.

Il ripristino di alcune strutture e funzioni cellulari nei cervelli di maiale anche alcune ore dopo la morte potrebbe riaccendere il dibattito sui tempi in cui gli organi umani possono essere rimossi per il trapianto, avverte un articolo su Nature (vedi).

Un rivoluzionario sistema (vedi) di perfusione extracorporea, ideato da una squadra di ricercatori statunitensi sembra in grado di aggirare la vulnerabilità del cervello dei mammiferi all’anossia e di garantire il ripristino e il mantenimento della microcircolazione e delle funzioni molecolari e cellulari del cervello di maiale intatto in condizioni normotermiche fino a quattro ore post-mortem. Con questo sistema, è stato osservato il mantenimento della citoarchitettura, l’attenuazione della morte cellulare e il ripristino delle risposte infiammatorie dilatatorie e gliali vascolari, l’attività sinaptica spontanea e il metabolismo cerebrale attivo, in assenza di attività elettrocorticografica globale. Questi risultati dimostrano che in condizioni appropriate il cervello di mammifero, isolato e intatto, possiede una capacità insospettata di ripristino della microcircolazione nonché dell’attività molecolare e cellulare dopo un prolungato intervallo post-mortem.

Interessi contrastanti.

Anche se il monitoraggio elettrofisiologico non ha rilevato alcun tipo di attività neurale che possa indicare la coscienza, nondimeno, lo studio mette in discussione l’assunto da lungo tempo accettato che i grandi cervelli dei mammiferi siano irreversibilmente danneggiati pochi minuti dopo che il sangue smette di circolare. Aumenta anche la possibilità che i ricercatori possano migliorare nel salvare il cervello di una persona anche dopo che il cuore e i polmoni abbiano smesso di funzionare.

Un risultato collaterale di questa ricerca è il possibile esacerbarsi del conflitto tra gli sforzi per salvare la vita delle persone e i tentativi di ottenere organi da donare agli altri.

Determinazione della morte

Questa ricerca può modificare radicalmente la questione di quando passare dal cercare di salvare la vita di qualcuno al tentativo di salvare i suoi organi a beneficio di un’altra persona.

Al momento, nella maggior parte dei paesi, una persona può essere legalmente dichiarata morta se mostra una perdita irreversibile di tutte le funzioni cerebrali (morte cerebrale) o la perdita irreversibile di tutte le funzioni circolatorie (morte circolatoria).

Negli ultimi decenni, la maggior parte degli organi per il trapianto sono stati prelevati da coloro che sono stati dichiarati morti cerebralmente, spesso dopo un danno cerebrale catastrofico causato da un ictus, traumi o prolungata mancanza di ossigeno al cervello, causata ad esempio dall’annegamento.

Sempre più spesso, tuttavia, anche coloro che vengono dichiarati morti perché hanno perso la funzionalità di cuore e polmoni sono considerati idonei per la donazione di organi. Attualmente la richiesta di organi per trapianti è elevatissima, tanto che negli USA è stato calcolato che ogni giorno, nel 2017, sono morte 18 persone in attesa di trapianto.

Con l’uso di tecnologie simili a BrainEx, le persone dichiarate cerebralmente morte (specialmente quelle con lesioni cerebrali derivanti da una mancanza di ossigeno) potrebbero diventare candidati per la rianimazione cerebrale piuttosto che la donazione di organi.

Certamente, potrebbe diventare più difficile per i medici o per i familiari accettare che un ulteriore intervento medico sia inutile.

Fonti.

https://www.nature.com/articles/s41586-019-1099-1

https://www.nature.com/articles/d41586-019-01169-8?WT.ec_id=NATURE-20190418&utm_source=nature_etoc&utm_medium=email&utm_campaign=20190418&sap-outbound-id=68D6AF8C29765F64C201FCD259B88941CD049B03&mkt-key=005056B0331B1ED88A99E917FE66F6DC