In Italia siamo liberi dall’amianto? Ne parla il dossier di Legambiente

“Liberi dall’amianto?” è questo il titolo del dossier di Legambiente che analizza la sfida della rimozione dell’amianto dal territorio. Il punto di domanda alla fine del titolo è voluto e provocatorio: temi caldi del dossier sono infatti i ritardi delle Regioni nell’affrontare questa gravissima problematica sanitaria.

Le conseguenze dell’amianto a livello sanitario

Se inalate, le polveri contenenti fibre di amianto o asbesto causano il tumore del polmone e il mesotelioma pleurico1. La pericolosità dell’amianto è legata alla liberazione di fibre nell’aria, in particolare alla friabilità degli oggetti che contengono amianto (alcuni si possono letteralmente sbriciolare in polvere al solo tocco) e la situazione peggiora ulteriormente se gli oggetti sono in cattivo stato, lasciati all’incuria, abbandonati o danneggiati1.

In Italia l’amianto è stato messo al bando quasi trent’anni fa: è del 1992 la legge n. 257 che ha previsto la cessazione dell’impiego dell’amianto sull’intero territorio nazionale.

I dati del V Rapporto sul Registro Nazionale dei mesoteliomi (ReNaM), edito nel 2015, sono in grado di dare il quadro di insieme più aggiornato sulla situazione del Territorio italiano. Nel V rapporto si contano 21.463 casi di mesotelioma maligno tra il 1993 e il 2012. Inoltre, lo studio evidenzia come “fino a 45 anni la malattia è rarissima (il 2% dei casi registrati)” mentre l’età media della diagnosi è 69,2 anni, senza distinzione significativa di genere.

A livello regionale al Piemonte spetta la maglia nera: con 3.560 casi è infatti al secondo posto della classifica dei territori più colpiti, preceduto da Lombardia con 4.215 casi e seguito da Liguria con 2.314 casi.

Il processo di sviluppo della malattia è estremamente lungo: passano in genere oltre 25, e spesso 40-50, anni dall’inizio dell’esposizione all’amianto prima che compaia il cancro, in particolare il mesotelioma1. Grazie al fatto che l’intero territorio nazionale è coperto dalla sorveglianza e registrazione dei casi di mesotelioma maligno della pleura, il quadro purtroppo è destinato a crescere nei prossimi anni.

Censimento, mappatura e bonifiche

Si scontano quindi ancora oggi anni di produzione, commercio e importazione dell’amianto: 3,7 milioni di tonnellate di amianto grezzo prodotte in Italia tra il 1945 e il 1992 e 1,9 milioni di tonnellate importate nello stesso periodo.

A tre anni di distanza dall’ultimo rapporto Legambiente sulla presenza dell’amianto sul territorio nazionale, è stato fatto un passo in avanti nella mappatura, seppur parziale. Ad oggi infatti la mappatura risulta completa in Basilicata, nella provincia autonoma di Bolzano, in Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Sicilia e Veneto (nel 2015 risultava ancora in corso anche in Calabria). Non risultano dati per Lazio e Abruzzo. In Piemonte il Piano Regionale Amianto, volto al censimento, alla rimozione e allo smaltimento dei materiali contenenti amianto, risulta approvato  con L.R. 30/2008.

Dalla mappatura risultano censite oltre 370mila strutture: di queste, 20.296 sono siti industriali (quasi il triplo rispetto all’indagine del 2015), 50.744 sono edifici pubblici (+10% rispetto al 2015%), 214.469 sono edifici privati (+50% rispetto al 2015%), 65.593 le coperture in cemento amianto (+95% rispetto al 2015%).

Pochi progressi per le attività di bonifica dei siti, l’unica attività in grado di mettere in sicurezza la salute delle persone che abitano o lavorano in ambienti contaminati: i 6.869 edifici che erano stati identificati come bonificati nel 2015 sono più o meno gli stessi di quelli indicati nel rapporto aggiornato al 2018.

Non sono assolutamente sufficienti gli impianti di smaltimento presenti e previsti sul nostro territorio: le regioni dotate di almeno un impianto specifico per l’amianto sono solamente 8 (erano 11 fino a tre anni fa) per un totale di 18 impianti. In Piemonte ce ne sono 4.

Liberi dall’amianto? L’obiettivo è far diventare questa domanda una affermazione e migliorare la sostenibilità ambientale del trattamento dell’amianto, sviluppando al contempo tecnologie per ottenere dal suo smaltimento un sottoprodotto utilizzabile in un’economia circolare.


  1. Sito internet AIRC. Disponibile su: http://www.airc.it/cancro/informazioni-tumori/corretta-informazione/tutti-i-tipi-di-amianto-sono-cancerogeni. [ultimo accesso: 05/2019].