Epigenetica: nuovi target terapeutici per l'obesità

Obesità: puntare all’epigenetica per identificare nuovi target terapeutici

L’obesità e i disordini metabolici correlati sono diventati un’emergenza globale, con considerevole morbidità e mortalità.

L’obesità aumenta il rischio di insorgenza di patologie correlate come diabete, ipertensione e aterosclerosi. Le attuali strategie terapeutiche puntano a diminuire l’apporto e l’assorbimento energetico, in linea col fatto che l’obesità si sviluppa quando l’energia immessa nel corpo umano supera quella spesa: l’approccio, da alcuni punti di vista, ha efficacia limitata e la ricerca di base mira all’investigazione e all’individuazione di nuovi approcci terapeutici.

Come il diabete e altre patologie metaboliche, l’obesità è una patologia complessa la cui responsabilità è solo in parte attribuibile all’ereditarietà. Altre responsabilità sono da ascrivere al contesto ambientale e psicologico. Altre ancora, tornando a parlare del contesto genetico, sono da ascrivere a meccanismi epigenetici malfunzionanti, che si pensa costituiscano l’anello di congiunzione tra fattori genetici e ambientali.

Epigenetica: un nuovo interesse in quest’area nella ricerca medica

Nell’ambito dello sviluppo di nuovi farmaci e tecnologie farmaceutiche, sta destando sempre più attenzione l’epigenetica, la branca della biologia molecolare che studia i meccanismi genetici ed ereditari non direttamente attribuibili alla sequenza del DNA.

Tra gli altri meccanismi epigenetici noti, modificazioni chimiche alla sequenza del DNA come le metilazioni, il rimodellamento della cromatina e modificazioni degli istoni, gli enzimi che regolano l’avvolgimento del DNA.

Gli enzimi epigenetici hanno la capacità di regolare lo stato e il livello di impacchettamento del materiale genetico; di conseguenza, sono in grado di integrare l’espressione genica con lo stato metabolico della cellula e spesso sono malfunzionanti o male espressi nelle patologie umane.

Lo studio pubblicato su Science Advances

Nello studio recentemente pubblicato su Science Advances, sono stati investigati due enzimi, Suv420h1 e Suv420h2, responsabili dell’espressione genica e coinvolti nella regolazione del grasso bruno.

Tramite studi in vivo, ex vivo e in vitro, i ricercatori hanno osservato che i due enzimi sono in grado di rispondere a stimoli ambientali regolando una terza molecola, il recettore gamma attivato dai proliferatori dei perossisomi (PPAR-γ), importantissimo nella regolazione del metabolismo del glucosio e nella compartimentazione e storaggio dei lipidi.

È stato dimostrato che se viene bloccata l’azione dei due enzimi, ne risulta una attivazione del metabolismo del grasso bruno e un miglioramento dei parametri metabolici con protezione contro l’obesità, rendendoli due target molto interessanti per futuri sviluppi terapeutici.

Il tessuto adiposo bruno nella regolazione dei meccanismi metabolici

Il tessuto adiposo influenza il bilanciamento energetico e i meccanismi endocrini. Mentre il tessuto adiposo bianco principalmente funge da deposito lipidico e si accumula con l’obesità, il tessuto adiposo bruno dissipa energia sotto forma di calore e contribuisce all’omeostasi con la termogenesi, generando calore in diverse situazioni, come il freddo o nel caso della termogenesi post-prandiale.

Negli adulti, i depositi di grasso bruno mostrano attività metabolica anche quando I meccanismi di termogenesi non sono necessari: la quantità di grasso bruno è inversamente correlata al body mass index e alla quantità di tessuto adiposo presente.

C’è un crescente interesse nell’approfondire la comprensione dei meccanismi che sottendono al funzionamento di questi fenomeni, per identificare nuovi target terapeutici delle patologie metaboliche come l’obesità.

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