Niente sesso… siamo inglesi!

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Uno studio del BMJ mostra che, in Gran Bretagna, meno della metà degli uomini e delle donne di età compresa tra i 16 e i 44 anni fa sesso almeno una volta alla settimana (1). Dai dati emerge più in generale un declino dell’attività sessuale tra il 2001 e il 2012, e il calo è più marcato tra gli over25 e tra le coppie (coniugi o conviventi non fa differenza). Risultati in linea con quelli di uno studio analogo condotto negli Stati Uniti, pubblicato su Archives of Sexual Behavior, in base al quale gli americani farebbero sesso in media nove volte in meno rispetto alla fine degli anni Novanta: da 62 volte all’anno a soli 53 volte, un calo netto del 15% (2).

In effetti in diversi paesi ad alto reddito si assiste negli ultimi decenni a un progressivo declino delle persone sessualmente attive e della frequenza dei rapporti sessuali. Con il fine di fare il punto della situazione oltremanica i ricercatori inglesi della London School of Hygiene & Tropical Medicine hanno utilizzato i dati di tre sondaggi su oltre 34.000 uomini e donne, di età compresa tra 16 e 44 anni, condotti dalla British National Survey of Sexual Attitudes and Lifestyles (Natsals 1, 2 and 3) per misurare i cambiamenti nella frequenza effettiva dei rapporti sessuali (e della frequenza “preferita”) esaminando i fattori associati all’attività sessuale.

Le tre indagini (completate nel 1991, nel 2001 e nel 2012) mostrano nel complesso un calo delle persone che hanno avuto rapporti sessuali tra il 2001 e il 2012. Per fare qualche esempio, la percentuale di chi riferisce di non aver fatto sesso nell’ultimo mese è passata dal 23% al 29,3% tra le donne e dal 26% al 29,2% tra gli uomini. La percentuale di chi dichiara una frequenza di 10 o più volte nell’ultimo mese è diminuita nello stesso periodo dal 20,6% al 13,2% tra le donne e dal 20,2% al 14,4% tra gli uomini.

I numeri della crisi sono evidenti in tutte le fasce d’età per le donne, e per tutti tranne che per i gruppi di età compresa tra i 16 e i 24 anni, ma è maggiore tra gli ultraventicinquenni e le coppie, come si diceva all’inizio. Secondo gli autori, il dato suggerisce che la tendenza verso la diminuzione della frequenza dei rapporti sia da imputare in gran parte al declino tra le coppie sposate o conviventi sessualmente attive.

Com’era prevedibile, le persone in migliori condizioni fisiche e mentali, con impiego e con redditi più alti riferiscono di avere rapporti sessuali più frequenti.

Fin qui la frequenza dichiarata. Se ci si sposta sul versante della frequenza “preferita”, i risultati sono forse perfino più preoccupanti. Quasi la metà delle donne (50,6%) e quasi due terzi degli uomini (64,3%) hanno dichiarato che preferirebbero fare sesso più spesso, in particolare quelli che erano sposati o che vivevano insieme.

Cosa sta succedendo quindi? Di chi è la colpa?

Pornografia online e social media sono stati i primi a salire sul banco degli imputati. Secondo alcuni sarebbero le nuove tecnologie – pervasive e onnipresenti – a sottrarre spazio, tempo e immaginazione all’attività sessuale propriamente detta. Per non parlare degli orari di lavoro e del livello di stress collegato alla vita familiare che costringono le persone a giornate difficilmente compatibili con una sessualità davvero appagante.

Ma ci sono anche altri motivi, legati per esempio alla salute mentale e al benessere, in altre parole a crescenti livelli di infelicità. Nelle società occidentali in particolare si è assistito a una vera e propria epidemia di problemi psicologici negli ultimi decenni, depressione e disturbi d’ansia soprattutto. Ed esiste una forte correlazione tra i sintomi depressivi e la riduzione del desiderio e dell’attività sessuale

In un’editoriale che accompagna lo studio sul blog del BMJ, Kaye Wellings, una degli autori, riflette sull’eco mediatica che hanno le ricerche nell’ambito della sessualità e sui rischi di travisamento dei risultati, o comunque di letture unidirezionali a volte innescate dalle stesse dichiarazioni dei ricercatori. Si sono avvicendati tanti capri espiatori del calo della frequenza nei rapporti sessuali: pornografia, social media, ritmi di vita, malattia mentale, strutture familiari. Qualsiasi spiegazione non può che essere congetturale e non è applicabile a tutti i gruppi sociali. Il fatto è che il comportamento sessuale è un fenomeno estremamente variabile, governato in parte dalla fisiologia e dallo stato di salute, ma anche fortemente influenzato da fattori economici, sociali e culturali. La società sta cambiando e con essa le abitudini sessuali della popolazione.

Wellings si sofferma in particolare sul grado di ansia generato dal comportamento sessuale e sulla preoccupazione che potrebbe derivare dalle scoperte della ricerca.

In realtà, sostiene l’autrice dello studio, a preoccuparci non dovrebbe essere la frequenza con cui si hanno rapporti sessuali, ma se le persone la ritengono importante. I partecipanti allo studio hanno espresso livelli piuttosto elevati di insoddisfazione rispetto alla loro frequenza e questo potrebbe, almeno in parte, derivare dalla loro percezione della norma. Nel comportamento sessuale, più che in altre aree di comportamento, sembriamo sforzarci di essere “normali”, ma a differenza di altri comportamenti legati alla salute (come l’alimentazione e il fumo), l’attività sessuale avviene, per la maggior parte, in privato e non siamo testimoni del comportamento degli altri.

Una funzione poco conosciuta di sondaggi sul comportamento sessuale ben condotti è proprio quella di fornire dati affidabili da confrontare con le semplici speculazioni, rassicurando un buon numero di uomini e di donne rispetto alla loro “normalità”. Grazie ai medici, che possono rivestire un ruolo molto prezioso in questo caso, le persone dubbiose possono essere rassicurate sul fatto che il loro comportamento sessuale è “entro il range di riferimento” e “normale per ora”.

 

Bibliografia

  1. Wellings K, Palmer MJ, Machiyama K, Slaymaker E. Changes in, and factors associated with, frequency of sex in Britain: evidence from three National Surveys of Sexual Attitudes and Lifestyles (Natsal). BMJ 2019; 365: l1525.
  2. Twenge JM, Sherman RA, Wells BE. Declines in sexual frequency among American adults, 1989-2014. Arch Sex Behav 2017; 46: 2389-2401.
  3. Wellings K. Let’s talk about sex. The BMJ opinion, 7 maggio 2019.