“Qualcuno pensi ai bambini!”: e se fossero loro a pensare a noi?

di Luca Mario Nejrotti

Mai come in questi giorni la Scuola è al centro di polemiche: non per lo stato delle infrastrutture, il pericolo di crolli, le precarie condizioni del corpo docenti, ma per il sistema d’insegnamento e l’abbigliamento dei bambini.

Un recente studio mostra un aspetto sottovalutato della scolarizzazione: il potere che hanno i bambini informati e colti di influenzare le opinioni dei genitori.

Scolarizzazione.

È un luogo comune indiscutibile, ma abusato, che un popolo ignorante sia più facilmente governabile. Ecco perché i regimi più stabili sono quelli in cui l’istruzione è sotto lo stretto controllo governativo, che ne decide metodo e contenuti.

Sono decenni che, riforma dopo riforma, il sistema scolastico italiano peggiora inesorabilmente. Oggi fa acqua da tutte le parti e i suoi problemi potrebbero essere facilmente riassunti in “mancanza di risorse”, economiche e umane. Mancano i fondi per l’adeguamento delle strutture, manca un ricambio del corpo insegnanti, manca un riconoscimento forte del valore sociale, ed economico, dell’istruzione.

Se la tendenza generale di depauperamento del settore è sempre stata graduale e quasi insensibile se non per i diretti interessati, nell’indifferenza generale, oggi sembra di leggere un cambio di passo: attacchi diretti, mirati e personali che colpiscono la forma, il metodo e i contenuti; torna in auge il discorso sulla divisa scolastica, che come tutte le divise può far piacere solo a chi mira a una spersonalizzazione dello studente, anche in nome di una gioiosa, malintesa e innaturale eguaglianza (vedi);  si sospende una brava insegnante perché non ha saputo censurare i propri studenti nell’espressione del loro spirito critico (vedi); si punisce un’insegnante perché introduce contenuti scomodi, il Diario di Anna Frank, in una classe elementare (vedi), salvo poi confondere le acque, insinuando non dimostrate pene corporali.

Le ragioni di un attacco.

Un recente studio statunitense (vedi e vedi) mostra che il problema di una buona scuola non è soltanto a medio e lungo termine: i bambini colti e istruiti diventeranno sì in futuro cittadini dotati di spirito critico, di strumenti atti a mettere in discussione lo status quo se non lo gradiscono, ma, peggio ancora, sarebbero sin da subito in grado di influenzare nell’immediato le opinioni degli adulti.

I ricercatori si sono concentrati sulle tematiche del contrasto al cambiamento climatico, che in effetti fa più presa sui giovani che non sugli adulti: questi ultimi sono troppo impegnati a discutere su chi manovri i dimostranti, sui poteri forti, sui complotti, su “chi ci guadagna” per accorgersi dei fatti evidenti, percepibili sulla pelle di tutti. I ricercatori hanno eseguito la valutazione sperimentale di un intervento educativo progettato per instillare l’interesse sui cambiamenti climatici tra i genitori, indirettamente, attraverso i loro bambini in età scolastica nella Carolina del Nord, USA.

I genitori dei bambini nel gruppo di trattamento hanno espresso livelli più elevati di preoccupazione per il cambiamento climatico rispetto ai genitori nel gruppo di controllo. Gli effetti erano più forti tra i genitori di sesso maschile e i genitori conservatori, che, in base alle stime preliminari, mostravano inizialmente i più bassi livelli di interesse sul clima prima dell’intervento.

In margine, è interessante notare come le figlie siano particolarmente efficaci nell’influenzare i genitori: forse il rovescio della medaglia del sessismo infantile è che le bambine risultano essere più autorevoli dei loro omologhi maschi.

Educarne uno per educarne cento.

Sembra quindi possibile, in bene e in male, influenzare le opinioni di tutta la società attraverso l’educazione dell’infanzia. In bene, come i risultati dello studio dimostrerebbero, l’apprendimento intergenerazionale può aiutare per esempio a superare gli ostacoli culturali nella costruzione di una coscienza climatica; in male, l’omologazione degli studenti e l’appiattimento dell’insegnamento su diktat governativi potrebbe per esempio contribuire a creare l’humus su cui possa crescere indisturbato un regime dittatoriale.

 

Fonti.

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2019/05/04/la-querelle-del-grembiule_7b6849af-6077-4233-88c8-4ab50485c2d9.html

https://www.quotidiano.net/politica/prof-sospesa-palermo-1.4595484

http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2019/05/20/picchia-mio-figlio-e-legge-anna-frank-maestra-sospesa_8ced5255-a0bf-4ba8-b765-a2805fc8fc74.html

https://www.nature.com/articles/s41558-019-0463-3

https://www.scientificamerican.com/article/children-change-their-parents-minds-about-climate-change/?redirect=1