Precipita la situazione sanitaria in Congo

di Luca Mario Nejrotti

Tedros Adhanom Ghebreyesus, capo dell’OMS, racconta come si combatte l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo tra gli attacchi militari agli operatori sanitari.

Non sparate sull’OMS!

Ormai la situazione nella Repubblica Democratica del Congo è precipitata, a causa dell’interferenza tra quelli che dovrebbero essere interessi universali di cura e salute della popolazione con paure e motivazioni personali e politiche: il 4 maggio, Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (vedi), ha partecipato ai funerali di un epidemiologo di 41 anni, Richard Mouzoko, ucciso a colpi d’arma da fuoco nella città di Butembo il 19 aprile. L’assassinio è stato perpetrato da uomini che, secondo quanto riferito, hanno gridato: “L’ebola non esiste!”.

Numerosi altri operatori sanitari sono stati aggrediti negli ultimi mesi nel nord-est della RDC, una regione che è stata devastata dai conflitti per decenni, come abbiamo già scritto su queste pagine (vedi).

Una situazione insostenibile.

Gli operatori sanitari in RDC vivono la duplice condizione di essere al centro di un’epidemia che in 9 mesi ha mietuto circa 1000 vittime (vedi, ma si sa che nelle provincie nordorientali è difficile tenere traccia di tutti i decessi), e di trovarsi in una regione in sostanziale stato di guerra continua.

Di fatto, alle difficoltà logistiche si aggiunge un duplice rischio mortale, quello di contrarre l’ebola e quello di venire feriti o ammazzati durante gli scontri.

Eppure, la presenza di operatori sanitari dell’OMS continua a essere garantita, grazie allo sforzo di donne e uomini che, nelle parole di Ghebreyesus: “…hanno promesso di salvare gli altri – di servire gli altri. È un giuramento che li sta guidando. E vedono le persone che soffrono da tre decenni di conflitto per ogni tipo di malattia. Vedono il livello di povertà e tutti i problemi che la popolazione affronta e sentono che ciò che stanno facendo è giusto.”

Epidemia politica.

Il grido “l’Ebola non esiste” può sembrare irragionevole, ma ha una precisa motivazione politica: poiché la regione è stata esclusa dal voto proprio per l’epidemia, i leader politici hanno pensato di non avere altra scelta che negare la diffusione della malattia per tornare ad avere voce in capitolo.

L’intervento dell’OMS, oltre che sanitario, deve tenere conto di questi retroscena, coinvolgendo tutte le parti politiche con il messaggio che combattere l’ebola dovrebbe avere un approccio bipartisan.

Il primo obiettivo deve essere l’eliminazione delle connotazioni politiche per poter cooperare nell’interesse comune che comunque è quello di interrompere l’escalation infettiva.

L’OMS sta anche coinvolgendo i leader religiosi ­– cristiani, cattolici e protestanti, musulmani e di altre confessioni – che hanno un forte ruolo a tutti i livelli della società.

Bisogna, però, tenere conto dei rischi e proteggere tutte le persone impegnate contro l’Ebola: un’infermiera locale, per esempio è stata uccisa a marzo nell’ospedale di Butembo.

Guerra, Carestia e Morte.

La situazione è molto delicata, unica nella sua difficoltà rispetto ai focolai affrontati tra il 2014 e il 2016, tanto da mettere l’OMS in una condizione decisamente precaria. Da un lato la malattia, peggiorata da anni di carestie dovute agli incessanti conflitti, dall’altro la difficoltà di garantire la sicurezza degli operatori sanitari, perché una presenza militare troppo evidente sarebbe percepita come un’invasione dalla popolazione locale.

Fonti.

https://www.nature.com/articles/d41586-019-01432-y?utm_source=Nature+Briefing&utm_campaign=d2ad678e85-briefing-dy-20190503&utm_medium=email&utm_term=0_c9dfd39373-d2ad678e85-43594593

https://www.nature.com/news/world-health-organization-gets-first-leader-from-africa-1.22040