Come cambia la professione odontoiatrica: ce lo dicono i numeri

di Patrizia Biancucci

Mentre dal 2014 al 2017 la spesa sanitaria per le cure odontoiatriche è aumentata del 28,2%, molti dentisti registrano un calo del fatturato, malgrado dal 2016 al 2017 la spesa delle famiglie italiane per le cure odontoiatriche sia aumentata del 17% e rappresenti circa il 25% circa della spesa sanitaria totale.

Eppure il modello odontoiatrico sembra in grado di adattarsi al modificarsi della professione, soprattutto le nuove generazioni che preferiscono esercitare come collaboratori o aggregandosi come titolari di studi, quando invece il classico dentista da sempre esercita nel proprio studio in modo autonomo, e che ad oggi risulta over 55 anni e rappresenta oltre il 50%.

È quanto emerge dall’Analisi Congiunturale 2019 del Servizio Studi ANDI che ha inviato un questionario ai 26 mila soci, prendendo in esame le circa 3 mila risposte ritenute più significative.

Roberto Calandriello, coordinatore del Servizio Studi ANDI

Come spiegato dal neo coordinatore del Servizio Studi ANDI, Roberto Calandriello,

Aldo Piperno

e dal prof. Aldo Piperno, consulente storico del Servizio Studi Andi, l’analisi Congiunturale 2019, si sviluppa su diversi moduli, tra cui: la fotografia della professione, l’andamento degli affari e il rapporto con i terzi paganti.

La fotografia della professione

Studi monoprofessionali

I titolari di studio mono professionale si nota una lieve flessione: il 72,3% dell’anno scorso è sceso al 67,8%, mentre aumentano gli studi associati dall’11,6% all’attuale 12,7%.

Collaboratori

La realtà della collaborazione rappresenta il secondo modello di esercizio professionale e costituisce il 36,6% degli esercenti l’Odontoiatria. Di questi il 26,9% in studi professionali o StP (società tra professionisti), il 9,7% in studi organizzati come società: il 22,8% nello studio di una Catena, di cui 36,4% ha assunto l’incarico di direttore sanitario. Si tratta comunque di odontoiatri più giovani under 44 anni che, nel 44% dei casi, ha dichiarato di svolgere la professione prevalentemente come collaboratore. Un mondo questo variegato con collaboratori “puri” non titolari di studio e collaboratori parziali con un proprio studio o in compartecipazione in strutture societarie.

Andamento degli affari

Il fatturato dichiarato dai dentisti ha un andamento uguale all’anno precedente nel 54,2% dei casi, con il 23,4% che denuncia un calo e il 22,3% che registra un aumento. Nel fare previsioni per il futuro il 69,9% pensa che il fatturato rimarrà uguale al 2018, il 22% che calerà, mentre solo il 7% ritiene che potrà aumentare; i più fiduciosi sono gli under 35, a differenza degli over 65 che sono più pessimisti. Il dato interessante è che il calo del fatturato è imputato ai propri colleghi concorrenti della zona (76,6%), alle Catene (72,5%), ai fondi integrativi ed alle assicurazioni (56%) e al turismo odontoiatrico (51,4%).

Tariffe

Riguardo le tariffe, solo il 4,9% dei dentisti le ha aumentate mentre il 20,2% le ha diminuite, con un 80% che le terrà invariate anche il prossimo anno.

Pagamenti

Il 58,4% dei pazienti paga secondo il piano concordato, il 46,3% chiede uno sconto, il 36,1% chiede di pagare a rate e solo il 5,6% chiede di aprire un finanziamento.

Rapporto con i terzi paganti

Vale a dire le Convenzioni che i dentisti italiani, pur con diffidenza, hanno attivato o stiano per farlo con i Fondi integrativi e con le assicurazioni, che peraltro coprono solo il 5% di richieste di cura della salute orale, rispetto alla spesa totale delle famiglie italiane.

Dentisti

Il 27% circa dei dentisti ha stipulato una o più convenzioni; minima la differenza tra gli under 35, il 34,8%, e gli under 45, il 38,8% dei convenzionati diretti. I dentisti over 56 fanno ancora resistenza e guardano con sospetto alle convenzioni a causa di alcune criticità: le tariffe ritenute eccessivamente basse (circa il 20% in meno), l’autonomia clinica, l’aumentato carico di lavoro per la segreteria dello studio e il ritardo nei rimborsi che, malgrado i 60-90 giorni previsti dal contratto, mediamente arrivano anche a 5 mesi. E comunque, a dispetto degli svantaggi percepiti, il 65,4% dei dentisti convenzionati non ha intenzione di disdire la convenzione, mentre il 24% dei dentisti non convenzionati sembra disposto a convenzionarsi, tenendo conto delle richieste dei pazienti e pensando di veicolarne un maggior numero nel proprio studio. I dati ci dicono che i pazienti aderenti ad un Fondo integrativo o a un’assicurazione sono il 17% del totale, con un aumento di circa il 7%, nel triennio 2016-2018.