Industrie del tabacco, politica e minacce per la salute

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

“Il prossimo leader dei Tory dev’essere un liberista al rialzo, non un blando managerialista”. Si intitola così un articolo pubblicato lo scorso 31 marzo sul Telegraph a firma di Mark Littlewood, direttore generale dell’Institute of Economic Affairs (IAE) di Londra, think thank sul libero mercato di chiara ispirazione conservatrice (1). L’articolo contiene una serie di indicazioni chiare su quelle che dovranno essere le caratteristiche del successore di Theresa May – indicazioni che, data l’influenza che l’IAE pare avere nell’universo Tory, sembrano poter influenzare realmente la scelta del prossimo leader del partito. Niente di sbagliato (o di sorprendente), verrebbe da dire, se non fosse che – come emerso da un’inchiesta del giornalista Jonathan Gornall, pubblicata di recente sul BMJ – l’IAE riceve finanziamenti da industrie con evidenti interessi nel favorire un approccio di salute pubblica laissez-faire (2).

“La pletora di misure censorie e intimidatrici in merito a ciò che gli adulti inglesi possono mangiare, bere e fumare deve giungere a una fine”, scrive Littlewood. Non è la prima volta che esponenti dell’IAE prendono una posizione di questo tipo in materia di sanità, dichiarandosi fortemente contrari a un concetto di salute pubblica che definiscono da “stato-bambinaia”. Nelle ultime pubblicazioni, ad esempio, il think thank si è espresso in modo estremamente critico nei confronti delle strategie finalizzate a ridurre l’obesità infantile, delle tassazioni sul consumo di alcol e tabacco e dell’associazione tra la diffusione di fast food e l’obesità (3,4,5). “Tutto questo – scrive Gornall – non sarebbe così preoccupante se non fosse per due elementi: l’IAE è o è stata finanziata da alcune delle industrie che traggono benefici dai suoi attacchi a queste iniziative di salute pubblica ed è connessa con almeno 25 membri del Parlamento, tra cui diversi candidati a prendere il posto della May”.

Uno su tutti, Domenic Raab, ex segretario di Stato per la Brexit e, secondo i sondaggi, tra i favoriti per la corsa alla leadership dei Tory. Infatti, se da un lato lo staff dell’esponente conservatore ha preso le distanze dalle critiche dell’IAE all’approccio della salute pubblica inglese, dall’altro i suoi legami con l’organizzazione sono ben noti. Come riportato da Gornell, in un intervento tenuto in occasione del sessantesimo anniversario della fondazione del think thank, Raab ha riconosciuto il suo debito ideologico nei confronti dell’organizzazione, sostenendo che “nella lotta per la libertà economica l’IAE è come una marea calda su una spiaggia brasiliana che, in modo gentile ma potente, talvolta senza che ce ne accorgiamo, ci sposta verso un luogo di dibattito nuovo” (6).

Se questa organizzazione è in grado di influenzare con tale forza l’ideologia degli esponenti del partito conservatore inglese, tuttavia, è giusto chiedersi da chi viene finanziata. E qui la situazione si complica. “L’IAE dà molta importanza al fatto che non riceve fondi governativi – scrive Gornell – ma è meno disponibile a discutere da dove arrivino i suoi finanziamenti”. Va detto che, in quanto organizzazione privata, l’IAE non è obbligata a pubblicare informazioni circa i singoli enti o individui che supportano il suo operato ma solo a indicare la tipologia e l’entità dei finanziamenti che riceve. Nel 2017, ad esempio, ha ottenuto donazioni per 2 milioni di sterline, provenienti principalmente da “fondazioni e lobby” (23%), “industrie” (23%) e “individui, imprenditori e famiglie” (20%).

È noto, però, che nel 2013 diverse compagnie produttrici di sigarette – per la precisione, la multinazionale Philip Morris International che gestisce alcuni dei marchi più conosciuti sul mercato (Marlboro, Camel e Galuoises), la British American Tobacco e la Japan Tobacco International – hanno finanziato la campagna dell’IAE contro le nuove norme relative al packaging dei pacchetti, definite come “un attacco draconiano alla libertà dei fumatori, venditori e produttori” (7). Ciò che è sorprendente, scrive Gornell, è che una di queste industrie “continua tutt’ora a supportare l’IAE”. Si tratta della British American Tobacco, la terza più grande azienda produttrice di sigarette al mondo. Contattato dal BMJ, infatti, “un portavoce ha confermato che la compagnia elargisce anche fondi all’IAE – sottolinea il giornalista – ma si è rifiutato di dire a quanto ammontano”.

Di recente, poi, la British American Tobacco è stata al centro di un’altra polemica legata ai suoi rapporti con il mondo della Formula 1, storicamente aperto a questo genere di sponsorizzazioni. L’azienda ha infatti stretto un accordo con la McLaren per pubblicizzare una serie di prodotti – tra cui un particolare device che scalda il tabacco senza bruciarlo (heat-not-burn) – presentandoli come innovazioni in grado di ridurre i rischi associati al fumo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fortemente condannato la compagna (insieme a un’altra simile, promossa dalla Philip Morris International) prima del Gran Premio dell’Australia, invitando i governi a rinforzare con urgenza le politiche in materia di tabacco e prodotti simili. Non esistono evidenze, infatti, che dimostrino che le sigarette elettroniche e device simili siano sicuri.

In risposta, la British American Tobacco e la Philipp Morris hanno rinunciato a sponsorizzare la gara australiana, ritornando però ad adornare con i loro brand le vetture e i caschi dei piloti nelle successive manifestazioni in Bahrain, Spagna, Azerbaijan e a Shangai (8). Da un lato, quindi, la prospettiva di un partito conservatore inglese guidato da un leader legato ideologicamente alla visione politica ed economica dell’IAE, critico nei confronti della maggior parte degli interventi di salute pubblica; dall’altra, la tendenza delle aziende produttrici di tabacco ad aggirare le regole e le indicazioni relative alla sponsorizzazione, fornendo messaggi non basati sulle evidenze. In conclusione, non si può che essere d’accordo con Gornell quando, nel paragrafo conclusivo della sua inchiesta, scrive: “I segnali non sono buoni”.

 

Bibliografia

  1. Littlewood M. The next Tory leader must be a bullish libertarian, not a bland managerialist. Telegraph, 31 marzo 2018.
  2. Gornall J. Big Tobacco, the new politics, and the threat to public health. BMJ 2019; 365: l2164.
  3. Snowdon C. What is junk food? Institute of Economic Affairs. 8 marzo 2019.
  4. Snowdon C. Of course sin taxes are regressive. Institute of Economic Affairs. Pubblicato il 25 luglio 2018.
  5. Burgoine T, Forouhi NG, Griffin SJ, et al. Associations between exposure to takeaway food outlets, takeaway food consumption, and body weight in Cambridgeshire, UK: population based, cross sectional study. BMJ 2014; 348: g1464.
  6. Institute of Economic Affairs. IEA at 60—Dominic Raab MP. 22 giugno 2015.
  7. Institute of Economic Affairs. Plain packaging would be a draconian attack on freedom. 10 agosto 2012.
  8. The Lancet. Smoke and mirrors: new tobacco products and Formula 1. The Lancet 2019; 393: 2010