L’Agenzia per l’ambiente USA taglia i fondi alla ricerca sulla salute dei bambini

di Luca Mario Nejrotti

L’Agenzia per l’Ambiente sta da anni riducendo il proprio impegno nel sostenere le ricerche sulla salute dei bambini, fino al taglio definitivo, quest’anno.

Tredici centri studio.

Negli Stati Uniti sono 13 i centri che studiano la salute dell’infanzia in relazione all’ambiente, dal concepimento fino all’età adulta.

Si tratta di studi importanti, a lungo termine, che negli anni hanno condotto a notevoli risultati, come ad esempio, il divieto di costruire scuole presso le principali arterie di traffico, dopo uno studio dell’Università della California del sud sulla relazione tra inquinamento dell’aria, obesità e indebolimento della salute dei bambini. Nelle Hawaii, poi, l’anno scorso sono stati aboliti i pesticidi Clorpirifos, che la Columbia University aveva legato nel 2012 a problemi dello sviluppo cerebrale nell’infanzia.

Ricerca e divulgazione.

Tutti i tredici centri di ricerca investono molto in programmi didattici nelle scuole vicine, coinvolgendo la popolazione che esaminano e migliorando l’educazione e i fattori di prevenzione nelle zone in cui operano.

A questo proposito i Centri  di ricerca sulla salute dei bambini sono anche finanziati dal National Institute of Environmental Health Sciences (NIEHS), che, però, in futuro non potrebbe assumersi l’onere di sostenere i centri da solo.

Ora che i fondi sono stati tagliati, gli ultimi scampoli saranno investiti proprio nei programmi divulgativi, per bambini e adulti, in modo da massimizzare la ricaduta positiva sulle popolazioni coinvolte, ma sul futuro gravano oscure nubi di incertezza.

Un lento cambio di marcia.

L’EPA ha cambiato atteggiamento in modo lento, ma inesorabile: le prime avvisaglie di problemi sono emerse l’anno scorso. Silenzio e rallentamenti burocratici sono stati gli strumenti privilegiati: le sovvenzioni dei centri sono in genere rinnovate ogni cinque anni e l’ultimo scaglione avrebbe dovuto concludersi tra 2018 e 2019. Man mano che i mesi sono trascorsi senza alcun aggiornamento da parte dell’EPA sul futuro del programma, i ricercatori hanno cominciato a preoccuparsi.

A ciò ha fatto seguito un grande immotivato rimpasto nell’Agenzia nel settore dedicato agli studi sull’infanzia, che ha molto rallentato i rapporti con le istituzioni di ricerca.

Alcuni ricercatori ritengono che le mosse dell’EPA siano state progettate per avvantaggiare l’industria chimica, ostacolando la ricerca che potrebbe suggerire la necessità di normative nuove o più severe.

Senza un cambio di passo ufficiale, l’Agenzia riuscirebbe a ostacolare i lavori rallentando al massimo le procedure.

Di fatto, la situazione sembra rispondere alle esigenze dell’amministrazione Trump, che appena insediatosi nominò alla direzione dell’Agenzia un uomo che aveva speso la sua carriera intentando cause legali per bloccare una serie di regolamenti EPA (vedi), sostituito poi, a causa di uno scandalo di abuso di potere, da un lobbista del carbone.

Senza contare che i fondi dell’Agenzia sono stati tagliati di un terzo.

Ora tutte le attività sono concentrate in divulgazione e sensibilizzazione, ma dal 2020, data ultima per spendere i resti di bilancio, tutti programmi subiranno una drastica riduzione.

 

Fonti.

https://www.nature.com/articles/d41586-019-01491-1?utm_source=Nature+Briefing&utm_campaign=893746e01f-briefing-dy-20190514&utm_medium=email&utm_term=0_c9dfd39373-893746e01f-43594593

https://www.nature.com/articles/d41586-018-05706-9