Ricerca tra interessi, guerre commerciali, diseguaglianze e tabù

di Mario Nejrotti

 Dal Zolgensma, farmaco contro la SMA nei neonati, della Novartis dal costo di  2.125.000 a paziente, al miele di corbezzolo, materia prima a basso costo, che agisce contro le cellule tumorali del colon, la ricerca non ha confini, non deve creare diseguaglianze e non deve soggiacere a tabù.

Nuovi farmaci e diseguaglianze

Grande è la speranza legata alla scoperta di nuovi farmaci soprattutto per le malattie tumorali, degenerative, genetiche, congenite, croniche, specie quando la loro gravità e rarità le pone al margine della grande ricerca, sostenuta dall’enorme business planetario, che ad essa è collegato.

Di conseguenza il dibattito sulla liceità dell’elevato prezzo di questi ritrovati non trova tregua.

Da più parti autorevolmente nel mondo si sostiene che ci troviamo di fronte ad un miglioramento epocale delle terapie per patologie con prognosi, fino a poco tempo fa, fatalmente e rapidamente infauste. La fruibilità di questi farmaci, tuttavia, da parte della popolazione è selezionata in base al reddito, del singolo o del Paese, con il proprio sistema sanitario.

Questo troppo costoso progresso aumenterebbe quindi le diseguaglianze tra quelli che possono accedere alle cure e quelli che non possono farlo. Ne abbiamo parlato sotto diverse angolature più volte da queste pagine.( (vedi  vedi vedi)

Ricerca commerciale e ricerca indipendente

Da più parti si è invocata la possibilità di produrre autonomamente, soprattutto da parte dei Paesi a basso reddito, le molecole che si sono dimostrate efficaci per gravi malattie, destando la reazione delle multinazionali, timorose di perdere gli elevati profitti che provengono da un monopolio culturale e di ricerca. Un esempio ne è stato, qualche anno fa, la battaglia legale dell’India sul Sofosbuvir, farmaco brevettato dalla . Gilead, contro l’Epatite C

Per questo la ricerca indipendente pubblica si è rivolta verso campi meno conflittuali e che necessitano di minori investimenti: come lo studio di nuovi impieghi di molecole con brevetto scaduto e indicazioni diverse. È il caso recente della metformina, che avrebbe manifestato capacità antitumorali in una ricerca tutta italiana, come abbiamo recentemente presentato nella nostra rubrica di “Scelti per voi”.

Nel nostro Paese i finanziamenti pubblici cercano di coprire quei settori che per diversi motivi non interessano alla Big Pharma.

Dal 2005 a oggi sono stati finanziati da AIFA 283 progetti, che hanno generato 168 pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali a elevato impact factor. Si tratta nella maggior parte dei casi di studi di tipo interventistico. Le aree più comuni sono quelle dei farmaci orfani, delle malattie rare e degli studi comparativi tra farmaci.

La ricerca di punta resta comunque quasi assoluto monopolio delle grandi case produttrici, che sole dispongono dei fondi sufficienti per fare ricerca ad alto livello.

Zolgensma: 5.000.000 $ a paziente

Oltre alle costose cure anticancro a bersaglio molecolare o di tipo immunologico, è di questi giorni la notizia dell’approvazione da parte della FDA di un nuovo farmaco della Novartis:  Zolgensma  .

Il farmaco si pone come il nuovo standard di cura per l’atrofia muscolare spinale (SMA), la principale causa genetica di morte nei neonati. Il prezzo iniziale proposto dalla casa produttrice era di 5.000.000 di dollari a paziente. Dopo l’intervento dell’ Institute for Clinical and Economic Review   (ICER), che lo ha trovato eccessivo, il prezzo è stato fissato a 2.125.000 dollari, la cifra più alta per un farmaco.

La Food and Drug Administration ha approvato Zolgensma per bambini di età inferiore ai due anni con SMA, compresi quelli che non hanno ancora manifestato i sintomi. L’approvazione riguarda i bambini con la forma più letale della malattia ereditaria e quelli con tipi in cui i sintomi debilitanti possono insorgere in seguito. La Novartis è in gara con la Biogen e il suo Spinraza, approvato a fine 2016. Questa sostanza richiede l’infusione nel canale spinale ogni quattro mesi. Il prezzo di listino è di 750.000 di dollari per il primo anno e 375.000 dollari per gli annui successivi. Anche in questo caso il prezzo è stato giudicato eccessivo dall’ICER.

Le sostanze naturali: sempre bufale?

A fronte di queste battaglie, senza esclusione di colpi, tra colossi che sostengono da un lato una ricerca che sposta sempre più avanti i suoi confini e dall’altro un collegamento con gli affari che spesso fa nascere sospetti e sfiducia nella scienza da parte dell’opinione pubblica, tabloid e la rete sono pieni di notizie che riguardano sostanze cosiddette naturali, di pochissimo costo, che vengono in buona o malafede, presentate come miracolistiche per molte malattie, spesso gravi: dalla curcuma, allo zenzero, al bicarbonato. È sacrosanto diffidare di notizie poco provate o gridate, che, partendo dal presupposto che le cure per le malattie gravi o difficili, sono guidate solo dai grandi interessi economici, insinuano sospetti sul controllo che questi avrebbero sulla vera ricerca, quella che si muove nell’ambito delle sostanze naturali, alimentando in definitiva dolorose illusioni.

Questa situazione rischia di creare un vallo preconcetto tra due mentalità: quella popolare, acriticamente convinta che le soluzioni  terapeutiche siano a portata di mano, ma non si vogliano studiare per sete di denaro, e  di chi, soprattutto tra gli addetti ai lavori, guarda con sospetto e sufficienza ogni studio che non provenga dai santuari della ricerca.

Ma la ricerca è una e progredisce sempre per prove ed errori: non tutti i prodotti che vengono immessi sul mercato dalla Big Pharma porteranno ai risultati sperati e non tutte le molecole naturali, se studiate con onestà intellettuale, anche se semplici e poco costose, sono da paragonarsi a ingannevoli elisir.

Il miele di corbezzolo e il cancro del colon

È il caso di una notizia che sarà pubblicata sul Volume 57 del Giugno 2019 del Journal of Functional Food  che riporta una ricerca dell’Università Politecnica delle Marche, insieme a quella di Vigo e Granada in Spagna. (vedi)

I ricercatori hanno notato che l’aggiunta di miele di corbezzolo alle cellule tumorali, originanti dal colon, ne blocca la crescita e la diffusione, inducendo l’apoptosi delle cellule. Questo fenomeno non compare nelle cellule normali. Inoltre, l’effetto diviene più evidente con l’aumento della dose somministrata e con il tempo di somministrazione. I ricercatori hanno prudentemente dichiarato che si tratta di un punto di partenza e che la ricerca necessita di ulteriori studi e i risultati vanno confermati con osservazioni in vivo.

Comunque al di là delle suggestioni suscitate da notizie come questa, esse dimostrano che la ricerca non deve avere confini, preconcetti, non deve vivere di credi immodificabili, perché la conoscenza progredisce in un processo continuo, che si autocritica e di cui non si vede la fine.

Quando poi  i risultati e le tappe dei suoi successi vengono comunicati al grande pubblico, e lentamente divengono cultura popolare, occorre essere molto attenti e coltivare sempre il dubbio, non dimenticando che la ricerca in sanità non è fine a se stessa, ma deve mirare, al di là di ogni altro interesse,  a migliorare  nel suo complesso la salute degli esseri umani, inseriti nel loro ambiente.

 

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