Arresto cardiaco extra-ospedaliero: dati di sopravvivenza per uomini e donne

Arresto cardiaco extra-ospedaliero: dati di sopravvivenza per uomini e donne

di Maria Rosa De Marchi

In Europa, l’incidenza dell’arresto cardiaco extra-ospedaliero viene stimata tra i 17 e i 53 casi/100.000 abitanti/anno: i tassi di sopravvivenza nel corso del tempo sono sensibilmente aumentati grazie a strategie di trattamento che puntano alla rapidità di intervento e a corrette terapie di rianimazione.

Molti studi hanno cercato di fare chiarezza sulle possibili differenze di genere nei tassi di sopravvivenza relativi all’arresto cardiaco extra-ospedaliero, ma non emerge un quadro chiaro. In letteratura infatti vengono riportate diverse situazioni in un numero simile di papers: nessuna differenza tra uomini e donne, migliore sopravvivenza per gli uomini o migliore sopravvivenza per le donne.

Nello studio recentemente apparso sull’European Heart Journal si cerca di fare chiarezza su questi dati non concordanti.

Le possibili spiegazioni sulle differenze di genere emerse dagli studi

Le discrepanze, affermano gli autori dello studio cercando di inquadrare maggiormente il problema, potrebbero essere spiegate da particolari criteri di inclusione dello studio clinico, oppure da limitazioni date dalla selezione della popolazione campione. Ad esempio, decidendo di restringere il pool di pazienti a coloro che presentano un ritmo iniziale defibrillabile (SIR, Shockable Initial Rhythm), o categorie particolari di età, oppure ancora arresto cardiaco extra-ospedaliero dato da cause cardiache e non cardiache.

Le differenze di sesso sono riconosciute sia per quanto riguarda i sintomi e la fisiopatologia cardiovascolare, che per quanto riguarda l’utilizzo delle risorse sanitarie. Ad esempio, nel caso delle coronaropatie, è stato osservato in studi precedenti che le donne utilizzano il sistema sanitario meno degli uomini e se lo fanno, ottengono benefici minori rispetto agli uomini. Le differenze (se presenti) tra uomini e donne nell’ambito dell’arresto cardiaco extra-ospedaliero, invece, non sono ancora chiare.

Le caratteristiche dello studio

Per fornire un punto di vista globale sulle possibili differenze di genere nell’utilizzo di risorse del sistema sanitario e negli outcome dell’arresto cardiaco extra-ospedaliero, il gruppo di ricerca ha condotto uno studio di coorte in Olanda, con una popolazione di pazienti con più di 20 anni che hanno sofferto di arresto cardiaco extra-ospedaliero nel periodo di studio compreso tra Gennaio 2006 e Dicembre 2012.

Questo per capire se esistono differenze di genere nell’intervento di persone presenti al momento dell’arresto cardiaco, nella rianimazione cardiopolmonare, nel trattamento con elettrostimolazione, nella presenza di ritmo iniziale defibrillabile. Mettendo poi tutto in relazione ai tassi di sopravvivenza a diversi stadi successivi al trattamento dell’arresto cardiaco, tenendo conto delle caratteristiche del paziente in entrata e degli interventi effettuati.

I risultati emersi

Dai dati esaminati dal gruppo di studio è emerso che le donne con arresto cardiaco extra-ospedaliero avevano meno probabilità di ricevere un intervento di rianimazione da parte di una persona presente (67,9% e 72,7% rispettivamente; P < 0,001), anche se presente e testimone dell’arresto cardiaco (69,2% e 73,9% rispettivamente; P < 0,001).

Le donne che avevano ricevuto rianimazione con successo, avevano meno probabilità di sopravvivenza rispetto agli uomini al momento della dimissione ospedaliera, dal momento dell’arresto cardiaco al ricovero, e infine dal ricovero alle dimissioni.

Questi dati sono stati interpretati dai ricercatori come conseguenza di una minore presenza di ritmo cardiaco iniziale defibrillabile nella popolazione femminile (33,7% nelle donne e 52,7% negli uomini; P < 0,001), in parte anche dalle caratteristiche del primo soccorso ricevuto e in parte anche ad altri fattori biologici non emersi dallo studio.

Prospettive future

Per appianare la differenza di genere, è necessario chiarire le cause biologiche della minore presenza di ritmo cardiaco iniziale defibrillabile nella popolazione femminile e determinare come l’arresto cardiaco extra-ospedaliero possa essere identificato più velocemente nelle donne in modo da modificare le strategie di intervento. 

Lo studio completo è disponibile sul sito dell’European Heart Journal a questo link.