Un diritto sotto assedio. L’aborto

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Il caso più eclatante è l’Alabama, dove una legge approvata a maggio vieta l’aborto fin dall’inizio della gravidanza e in qualsiasi circostanza: non è permesso neanche alle donne rimaste incinta per uno stupro o un incesto, e l’unica eccezione sono i casi in cui proseguire la gravidanza porrebbe un serio pericolo per la vita della donna. Pene molto pesanti, fino a 99 anni di carcere, sono previste anche per i medici che lo eseguono.

Ma questo è solo uno degli ultimi atti di una corsa a negare i diritti riproduttivi partita già da qualche anno in molti Stati Usa, con l’introduzione di una serie di proibizioni e restrizioni estreme tali da limitare severamente le possibilità di abortire. Spesso, in pratica, fino a impedirlo. In vari Stati, per esempio, si è deciso che l’aborto è possibile solo fino alla sesta settimana di gestazione, quando molte donne non si sono ancora accorte di essere incinte.

“Così il diritto all’accesso all’aborto, sancito nel 1973 dalla Corte Costituzionale, è di fatto vanificato”, spiega un editoriale del Lancet (1), che, come il BMJ (2), dedica alla questione un commento appassionato. E questo è esattamente l’obiettivo di chi ha approvato queste leggi. Tutte queste leggi, infatti, devono ancora entrare in vigore perché contro di esse sono stati subito presentati ricorsi legali in quanto incostituzionali; di grado in grado le cause arriveranno presumibilmente fino alla Corte Suprema USA, la cui maggioranza, ora conservatrice, avrà così l’occasione di annullare la sentenza del 1973 o, più probabilmente, di rivederla imponendo forti restrizioni.

Le limitazioni dei diritti riproduttivi – come ha rimarcato la portavoce delle Nazioni Unite per i diritti umani, Ravina Shamdasani – colpiscono soprattutto le donne più svantaggiate, che già ora sono le più minacciate dalle leggi statali e dai tanti altri ostacoli frapposti a un aborto sicuro, come la scarsità delle strutture sanitarie che lo eseguono e le attese, imposte per legge, tra la prima visita e l’intervento. I numeri mostrano infatti che le restrizioni riducono gli aborti ufficiali nello Stato interessato, ma spingono chi può a spostarsi per farlo in Stati vicini, e chi non può, cioè spesso le donne più povere, a ricorrere all’aborto clandestino, con tutti i rischi del caso. La cosa è evidente poi dai Paesi in cui, in tempi recenti, le normative si sono mosse in senso contrario. In Sudafrica, le donne morte durante un aborto sono calate del 91% dopo l’introduzione di leggi che lo salvaguardano. In Nepal e Messico, quando sono state prese iniziative per favorire l’accesso a un aborto sicuro, le complicazioni e l’uso di metodi pericolosi sono calati drasticamente.

Negli stessi Stati Uniti, del resto, i tanti legislatori che affermano che le loro iniziative restrittive scaturirebbero anche da una preoccupazione per la salute delle donne sono smentiti dai fatti. “Molti degli Stati che stanno introducendo queste leggi sono quelli che hanno i servizi e i risultati più scadenti per la salute femminile in generale e alti tassi di mortalità legata al parto, e quelli che hanno rifiutato l’estensione del programma pubblico di assistenza sanitaria Medicaid che avrebbe garantito l’assistenza a bambini e adulti poveri. Né hanno ingrandito la rete di ospedali rurali oggi carente”, scrive il BMJ (2). È evidente quindi che le loro preoccupazioni sono altre, e non la salute delle donne e dei bambini o dei meno abbienti.

Criminalizzare i medici che prestano le cure è poi intollerabile, rimarcano le due riviste, e rischia di aprire la strada a un’ingerenza sempre più pesante dei legislatori nel lavoro dei sanitari. La American Medical Association, con varie altre organizzazioni, ha infatti condannato queste “interferenze dei governi che minano la capacità dei medici di aiutare i loro assistiti a scegliere i trattamenti più indicati” (3). Ma non è una questione che riguardi solo le categorie direttamente interessate, avverte Lancet: azioni politiche simili minacciano i diritti e le libertà di tutti. “L’aborto è un diritto assodato e inviolabile, cruciale non solo per la salute riproduttiva ma anche per la libertà delle donne di disporre dei propri corpi”, e tutti dobbiamo stare accanto alle donne e ai medici criminalizzati per il solo fatto di fare il loro lavoro (1).

 

Bibliografia

  1. We must all support women in the fight for abortion. Lancet 2019; 393: 2099.
  2. Painter K. US doctors worry about rise in unsafe abortions. BMJ 2019; 365: l2267.
  3. The Associated Press. The Latest: Sen. Doug Jones calls abortion ban ‘shameful’. ABCnews, 16 maggio 2019.