Lo sfruttamento dei giovani ricercatori universitari nel ghostwriting

di Luca Mario Nejrotti

Il fenomeno dello sfruttamento dei giovani ricercatori in ambito accademico è estremamente diffuso, i cosiddetti ‘baroni’ scaricano spesso sulle spalle dei subalterni didattica, attività d’ufficio, preparazione di convegni, pubbliche relazioni, a volte in modo palese, altre volte mantenendo il contributo dei giovani ricercatori completamente segreto: è il caso del ghostwriting, per il quale laureati e dottori di ricerca redigono articoli e recensioni che poi vengono firmati dai professori, senza alcun credito, riconoscimento e nemmeno la possibilità di farsi conoscere dagli editori.

Ghostwriter e ‘negri’.

Il ruolo dei ghostwriter, o scrittori-ombra, o ‘negri’ è ormai largamente riconosciuto: una vera e propria professione negli Stati Uniti, un po’ meno in Italia; la loro attività spazia dall’aiutare scrittori affermati a rivedere e integrare i propri lavori, allo scrivere di sana pianta opere che vengono poi firmate da altri, al redigere discorsi, post, blog per alte personalità (vedi).

Si tratta di una professione retribuita: sin dal primo ‘negro’, Auguste Maquet (vedi), che per altro era bianco, che collaborava con Dumas nella sua sterminata produzione letteraria, e che morì benestante, contrariamente al proprio datore di lavoro.

Il ricatto universitario.

Le peer review sono valutazioni delle ricerche scientifiche da parte di una o più persone con competenze simili a quelle dei produttori del lavoro (peer, pari). In ambito accademico, la peer review viene spesso utilizzata per determinare l’idoneità di una ricerca accademica alla pubblicazione. Sicuramente non si tratta dell’attività più stimolante del mondo, ma non per questo un ricercatore senior dovrebbe potersi sottrarre al referaggio, soprattutto non a scapito dei propri subalterni.

Un recente studio (vedi) raccoglie le interviste di 498 ricercatori a inizio carriera presso istituzioni negli Stati Uniti (74%), in Europa (17%), in Asia (4%) e altrove, per valutare quanto spesso i giovani scienziati contribuiscano anonimamente a peer review e come si sentano al riguardo. La metà degli intervistati ha dichiarato di aver scritto una recensione, ma l’80% ha dichiarato di ritenere che la pratica non fosse etica. Tuttavia, come puoi dire di no al tuo professore?      

Le recensioni.

L’altra faccia della medaglia, quella positiva, sono le recensioni fatte alla luce del sole in coautorato: si tratta spesso del primo passo dei giovani ricercatori nel campo delle pubblicazioni scientifiche, è una pratica consolidata (circa il 75% degli intervistati ha dichiarato di avervi partecipato almeno una volta) e gli autori guadagnano esperienza e credito nel realizzarle, anche quando il loro nome compare accanto a quello del ricercatore più esperto; ciò non succede nelle anonime revisioni estorte dai professori ai propri colleghi più giovani, con la scusa del “fare esperienza”.

Un doppio inganno.

Il ghostwriting nelle peer review porta a un doppio danno: etico, ma anche scientifico; da un lato gli sforzi dei giovani ricercatori non sono riconosciuti e sono invece i titolari dell’incarico a ricevere credito e a volte compensi, dall’altro il concetto stesso di “recensione tra pari” viene sovvertito; le case editrici incaricano determinati ricercatori per avere un parere ponderato ed esperto sull’opportunità di pubblicazione, se questo parere viene invece dato da un giovane ricercatore alle prime armi non è affatto detto che sia altrettanto autorevole.

Furto di futuro.

Alla fine, il ghostwriting è l’ennesimo danno alle future carriere dei giovani ricercatori: non poter comparire alla luce del sole per il proprio contributo, infatti, li rende sempre soggetti all’influenza dei ricercatori titolari e gli impedisce di farsi conoscere per tempo nell’ambito editoriale e accademico, con notevole danno professionale e perdita di occasioni.

Fonti.

http://puntoblog.it/2010/09/07/quando-guadagna-un-ghostwriter-in-italia-pochino-ma-negli-usa.html

http://www.conaltrimezzi.com/quel-negro-di-dumas/

https://www.nature.com/articles/d41586-019-01533-8?utm_source=Nature+Briefing&utm_campaign=9f8bbd0a81-briefing-dy-20190515&utm_medium=email&utm_term=0_c9dfd39373-9f8bbd0a81-43594593