Il Grande Fratello della ricerca: i social media e le scienze sociali

di Luca Mario Nejrotti

Facebook offre agli scienziati sociali un accesso senza precedenti ai propri dati, in modo che possano indagare su come le piattaforme di social media possono influenzare le elezioni e alterare le democrazie.

Fake news e politica

Il primo gruppo di progetti selezionati per il finanziamento coinvolge più di 60 ricercatori suddivisi in 12 gruppi. Affronteranno domande sulla diffusione delle notizie false, su chi le diffonde e su come identificarle. I loro progetti, annunciati il 28 aprile, si concentreranno su paesi come Germania, Cile, Italia e Stati Uniti (vedi e vedi).

Facebook.

I ricercatori avranno accesso a raccolte di dati di Facebook, come ad esempio gli URL che gli utenti hanno condiviso e informazioni demografiche tra cui sesso e età approssimativa.

Si tratta anche di una manovra politica da parte dell’azienda – che è stata accusata di violazione della privacy in passato – in modo da sviluppare nuove protezioni volte a difendere le identità dei suoi utenti.

Una coalizione di otto organizzazioni no-profit finanzierà il lavoro. I team di ricerca sono stati scelti dal gruppo no-profit Social Science Research Council di Brooklyn, New York e da Social Science One, una partnership accademico-industriale con legami con l’Università di Harvard a Cambridge, nel Massachusetts (vedi). Facebook non ha avuto voce nella scelta dei progetti.

Accesso ai dati.

Posto che i social media hanno ormai un ruolo indiscutibile nel foggiare la vita pubblica, il programma potrebbe creare un precedente importante nel modo in cui gli scienziati sociali collaborano con le aziende per accedere alle informazioni sui social media, finora secretate e inaccessibili.

I ricercatori faticano a ottenere dati già da tempo in mano alle aziende.

Il caso di Monaco.

Per esempio, l’Università Tecnica di Monaco studierà la diffusione di false informazioni durante le elezioni generali tedesche del 2017, utilizzando i dati di Facebook e Twitter. I ricercatori hanno già un elenco di account Twitter implicati nella diffusione della disinformazione durante le elezioni presidenziali del 2016 negli Stati Uniti e hanno scoperto che alcuni di questi account erano attivi anche in Germania e li collegavano agli account di Facebook con nomi utente e contenuti simili.

La ricerca ha lo scopo di individuare, se esiste, uno schema di diffusione della disinformazione, per comprendere se vi siano modelli ripetuti e sforzi coordinati: il primo passo per capire se vi siano gruppi di pressione alle spalle delle fake news.

Libertà di ricerca.

Nel quadro di un’operazione di marketing, volta a ridare fiducia nei social media, Facebook non avrà voce in capitolo nell’approvare o bloccare la pubblicazione dell’andamento dei lavori. Così anche i risultati che potrebbero gettare una luce negativa sull’azienda saranno condivisi.

Fonti.

https://www.nature.com/articles/d41586-019-01447-5?utm_source=Nature+Briefing&utm_campaign=ef727151d6-briefing-dy-20190507&utm_medium=email&utm_term=0_c9dfd39373-ef727151d6-43594593

https://socialscience.one/our-facebook-partnership

https://newsroom.fb.com/news/2019/04/election-research-grants/