La (non) parità di genere nella professione medica

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

La medicina si fa sempre più rosa. Ma di un rosa sbiadito. Nonostante la percentuale di donne medico sia cresciuta negli anni, continua ad esserci una disparità di genere tra i professionisti sanitari in termini di opportunità di carriera. Un quadro aggiornato nel Vecchio continente viene da una survey condotta dall’Anaao Assomed, nei Paesi membri della Federazione europea dei medici salariati (Fems), al fine di conoscere le condizioni lavorative delle donne medico e di individuare le ragioni delle differenze di genere tra i medici. “Il primo motivo è, semplicemente, una resistenza al cambiamento, che è presente in modo trasversale”, ha sottolineato Alessandra Spedicato, delegata della Fems (1). Dall’indagine – che ha coinvolto Bulgaria, Cipro del Nord, Croazia, Italia, Olanda, Portogallo, Romania, Repubblica Ceca, Slovenia, Spagna, Turchia – emerge che ben il 58-60% del personale medico è donna. La Romania è il paese con la più alta femminilizzazione della medicina (68%) e con il più alto indice di soddisfazione di retribuzione e carriera. Non da meno la Croazia che occupa la prima posizione nella classifica dei paesi con donne medico che ricoprono un ruolo di comando (54,4% negli ospedali pubblici) e che si dichiarano soddisfatte della propria condizione di lavoro (58%). Il nostro paese invece occupa le ultime posizioni: due dottoresse italiane su tre sono insoddisfatte e affermano di aver dovuto rinunciare o all’aspetto professionale o a quello personale nel tentativo di conciliare lavoro e vita privata (2).

La posizione arretrata del nostro Paese, ha commentato Alessandra Spedicato, è imputabile sia a una questione culturale, ancora radicata, che favorisce i maschi già a partire dalle scuole di specializzazione, sia alla mancanza di contratti di lavoro che supportino la donna nella gestione e nella conciliazione di lavoro e famiglia (1). Di certo in assenza di politiche sociali e per il lavoro adeguate, come in altre categorie professionali, una maternità incide sulla carriera penalizzando la donna in termini di probabilità di accedere a ruoli apicali, di avere un rinnovo contrattuale e di aggiornarsi; viceversa, la carriera incide sulla scelta personale della donna di fare un figlio.

In quale misura le disuguaglianze di genere tra i medici possono derivare da atteggiamenti che riguardano la maternità è stato oggetto di un’indagine condotta un paio di anni fa all’Anderson Cancer Center di Houston, in Texas, che ha  coinvolto circa 12.000 membri della comunità online PhysicianMomsGroup che includeva madri biologiche, adottive e affidatarie. La “discriminazione materna” era definita come “azioni o atteggiamenti negativi basati su gravidanza, congedo di maternità o allattamento al seno”. Dai risultati, pubblicati sul JAMA Internal Medicine (3), emerge che la discriminazione basata sul genere continua a rappresentare un problema in ambito medico, e che quella basata specificamente sulla maternità è particolarmente rilevante. Due donne intervistate su tre hanno riferito di sentirsi discriminate. Tra le donne che lamentavano una discriminazione materna, l’89,6% lo ha attribuito alla gravidanza o al congedo di maternità e il 48,4% all’allattamento al seno. In particolare, tra le 2070 partecipanti che hanno denunciato la discriminazione materna, il 52,9% ha citato mancanza di rispetto da parte dell’assistenza infermieristica o di altro personale di supporto, il 39,2% ha dichiarato di essere escluse dal processo decisionale amministrativo e il 31,5% di non avere gli stessi salari e benefici dei colleghi maschi. Ancora: le donne che avevano sperimentato la discriminazione materna rispetto alle altre attribuivano maggiore valore all’assistenza all’infanzia, al congedo di maternità retribuito e al sostegno per l’allattamento.

A distanza di due anni non sembra che la situazione sia migliorata come evidenziato in diverse survey, oltre a quella qui sopra citata della Fems. Anche oltremanica le donne medico sono penalizzate: i risultati preliminare di una survey sulla diversa retribuzione di genere all’interno del National Health Service – condotta da Jane Dacre, ex presidente del Royal College of Physicians – evidenziano un gap medio del 17% a favore degli uomini, cioè, in media, i medici maschi guadagnano 1,17 sterline per ogni sterlina guadagnata dalle colleghe donne (4).

“Ma ci sono segni di speranza che la cultura possa cambiare”, commenta il BMJ. “Dobbiamo lavorare per assicurarci che ciò accada” (5).

 

Bibliografia

  1. In Italia donne medico ignorano le leggi che le tutelano. Spedicato (FEMS): “Sindacati devono formare i medici sulle normative”. Sanità informazione, 4 giugno 2019.
  2. Gobbi B. Le donne medico in Italia? Tra le più insoddisfatte e discriminate d’Europa. Il Sole 24 Ore, 30 maggio 2019.
  3. Adesoye T, Mangurian C, Choo EK, et al. Perceived Discrimination Experienced by Physician Mothers and Desired Workplace Changes: A Cross-sectional Survey. JAMA Intern Med 2017; 177: 1033-6.
  4. Appleby J. Gender pay gap in England’s NHS: little progress since last year. BMJ 2019; 365: l2089.
  5. Merino JG. Inequities in healthcare. BMJ 2019; 365: l2357.