Due importanti decisione dell’OMS: la dipendenza da videogiochi diventi una patologia riconosciuta e i prezzi dei farmaci saranno più chiari

di Luca Mario Nejrotti

L’OMS ha recentemente preso due decisioni epocali: da un lato la dipendenza da videogiochi diventa una patologia riconosciuta, dall’altro gli Stati membri si dovranno scambiare informazioni sul costo effettivo delle terapie.

Dipendenza da videogiochi.

Abbiamo già discusso dell’impatto del riconoscimento della dipendenza patologica da videogames (vedi): a partire dal 2022, il “gaming disorder” sarà riconosciuto come “una serie di comportamenti persistenti o ricorrenti legati al gioco, sia online che offline, manifestati da: un mancato controllo sul gioco; una sempre maggiore priorità data al gioco, al punto che questo diventa più importante delle attività quotidiane e sugli interessi della vita; una continua escalation del gaming nonostante conseguenze negative personali, familiari, sociali, educazionali, occupazionali o in altre aree importanti”. Tali comportamenti dovranno essere reiterati per 12 mesi, “anche se la durata può essere minore se tutti i requisiti diagnostici sono rispettati e i sintomi sono gravi” (vedi e vedi).

Il comunicato dell’OMS è comunque molto equilibrato e non demonizza i videogiochi, come sembrano temere le ditte produttrici (vedi). La decisione dell’inclusione dei disturbi del gioco nell’ICD-11 (International Classification of Diseases) si basa sulla revisione delle prove disponibili e riflette il consenso di esperti di diverse discipline e regioni geografiche coinvolti nel processo di consultazioni tecniche. Essa si tradurrà in una maggiore attenzione dei professionisti della salute ai rischi di sviluppo di questo disturbo e, di conseguenza, le relative misure di prevenzione e trattamento. Detto questo, però, gli studi stessi suggeriscono che il disturbo del gioco colpisca solo una piccola percentuale di persone che si dedicano alle attività di gioco digitale o di videogiochi. Per questo, le persone che partecipano ai giochi dovrebbero moderare la quantità di tempo che trascorrono in questa attività, in particolare quando porta all’esclusione di altre occupazioni quotidiane. I soggetti esposti al rischio dovrebbero prestare attenzione a eventuali cambiamenti nella propria salute fisica e psicologica e nella funzionalità sociale.

Chiarezza nei prezzi.

Un altro evento importante che riguarda l’OMS è l’approvazione, a fine maggio, di una delibera, sostenuta dall’Italia insieme ad Andorra, Brasile, Egitto, Eswatini, Grecia, India, Kenya, Lussemburgo, Malesia, Malta, Portogallo, Federazione Russa, Serbia, Slovenia, Sud Africa, Spagna, Sri Lanka, Uganda e cosponsorizzata anche da Uruguay, Indonesia, Botswana e Algeria, sul miglioramento della trasparenza dei prezzi di medicinali, vaccini e altri prodotti sanitari nel tentativo di ampliarne l’accesso. La trattativa non è stata semplice, soprattutto a causa di Germania, UK e Ungheria (che si sono formalmente dissociate), con USA e Giappone a far da spettatori critici, ma alla fine è arrivato il via libera alla risoluzione, anche se, rispetto alla versione originale, stona la scomparsa dell’obbligo per gli Stati di redigere report annuali su prezzi, costi e unità vendute.

Trasparenza.

Pur se spuntata, la risoluzione traccia una linea guida verso una maggiore trasparenza non solo sui prezzi effettivi pagati dai governi e da altri acquirenti per i prodotti sanitari ma anche sui brevetti farmaceutici, sui risultati delle sperimentazioni cliniche e su altri elementi che determinano l’evoluzione del pricing lungo la catena del valore da laboratorio a paziente.

“L’obiettivo – scrive l’Oms – è aiutare gli Stati membri a prendere decisioni più consapevoli nell’acquisto di prodotti sanitari, negoziare prezzi più accessibili e infine ampliare l’accesso ai prodotti sanitari per le popolazioni. Garantire l’accesso ai farmaci è la chiave per estendere la copertura sanitaria universale. Gli Stati membri hanno inoltre espresso ampio sostegno alla tabella di marcia per l’accesso all’OMS per medicinali, vaccini e altri prodotti sanitari, che determinerà il lavoro dell’OMS su questo tema per i prossimi cinque anni”. (vedi)

Fonti.

http://www.doctor33.it/politica-e-sanita/oms-aggiorna-lelenco-delle-malattie-entra-la-dipendenza-da-vidoegame/?xrtd=ARYCRCCPPATTAXTAPCSACYL

https://www.gamesindustry.biz/articles/2019-05-25-world-health-organisation-makes-gaming-disorder-a-recognised-illness

https://www.who.int/features/qa/gaming-disorder/en/

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=74415&fr=n