Epatite E: tra salute pubblica e sicurezza alimentare 

 di Mario Nejrotti

 Che cos’è l’Epatite E

Sul Portale di Epicentro (Portale di Epidemiologia pubblica dell’ISS)  si legge che l’agente infettivo dell’epatite E, il virus Hev, è stato provvisoriamente classificato nella famiglia dei Caliciviridae.

L’epatite E è una malattia acuta spesso anitterica e autolimitante, di relativa gravità, molto simile all’epatite A.

Il periodo di incubazione va da 15 a 64 giorni. Generalmente i sintomi di esordio sono: malessere, debolezza, febbricola, nausea e vomito, dolore addominale, prurito, eruzioni cutanee, tutti sintomi che la rendono indistinguibile da altre forme di Epatite.

Sempre una forma non preoccupante?

In casi rari l’epatite E può esitare in una forma fulminante fino al decesso.

Le forme fulminanti https://www.epicentro.iss.it/epatite/epatite-e si presentano più frequentemente nelle donne gravide, specialmente nel terzo trimestre, con esito infausto che raggiunge percentuali del 20%. Si sono riscontrati casi gravi anche negli anziani e nei pazienti con epatopatie preesistenti. Seppure rari, casi cronici sono riportati in soggetti immunocompromess. Infine, in letteratura, sonosegnalati anche casi di riacutizzazione.

Epidemiologia

Come per l’epatite A, la trasmissione avviene per via oro-fecale.

L’acqua contaminata da feci è il veicolo principale dell’infezione.

È presente in tutto il mondo: epidemie e casi sporadici sono stati registrati principalmente in aree geografiche con livelli igienici inadeguati.

Nei Paesi industrializzati, invece, la maggior parte dei casi riguarda persone di ritorno da viaggi in Paesi endemici. Tuttavia, nei Paesi industrializzati è in aumento il numero di casi autoctoni.

Secondo l’Oms  ogni anno, nel mondo, circa 20 milioni di persone contraggono l’infezione del virus dell’Epatite E (Hev) e, nel 2015, circa 44 mila persone sono morte per epatite fulminante correlata a questo virus.

Per quanto riguarda la prevenzione, per l’epatite E esiste un vaccino, brevettato in Cina, che ha però dei limiti attribuibili soprattutto al fatto che è stato sperimentato in una zona in cui è endemico il genotipo 4 dell’Hev e non se ne conosce, quindi, l’efficacia nell’impedire l’infezione da altri genotipi; per questo motivo il vaccino non è ancora disponibile in tutto il mondo. Sono in corso studi clinici sperimentali per la commercializzazione di due vaccini.

È stata proposta la somministrazione di gammaglobuline, soprattutto nelle donne gravide, ma la loro efficacia deve essere dimostrata.

La situazione in Italia

In Italia, tra il 2007 e il 2019, sono stati registrati 357 casi di Epatite E (280 maschi e 70 femmine) tra cui 253 casi autoctoni e 104 casi importati.

I dati sono stati presentati a fine maggio dal Sistema di Sorveglianza dell’ISS (SEIEVA) nell’ambito del Workshop del Centro Nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie 2016 (CCM) del Ministero della Salute sul Progetto :“Epatite E, un problema emergente in sicurezza alimentare: approccio One Health per la valutazione del rischio”.

Il Progetto CCM è stato sviluppato con il Dipartimento Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico della Regione Siciliana e il coordinamento scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità, per incrementare le conoscenze sulla diffusione del Virus Hev attraverso informazioni trasversali provenienti dagli studi sulla virologia ambientale, veterinaria e alimentare.

I dati confermano che la maggiore causa di infezione da Epatite E – afferma la Dottoressa Maria Elena Tosti del Centro Nazionale Salute Globale (ISS) – proviene dal consumo di alimenti considerati a rischio come i frutti di mare crudi o poco cotti (21,08%) carne di maiale cruda o poco cotta (68,6 %) salsicce di maiale (69,9%), carne di cinghiale cruda o poco cotta (14,5%), salsicce di cinghiale (40,0%) e altra selvaggina (23%) e che solo il 31,1 % riguarda i contagi provocati da viaggi in zone endemiche.

 

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