AIRC prende posizione sui prodotti a base di tabacco riscaldato ma non bruciato

AIRC prende posizione sui prodotti a base di tabacco riscaldato ma non bruciato

di Maria Rosa De Marchi

I cosiddetti heat-not-burn tobacco products, prodotti a base di tabacco riscaldato ma non bruciato, sono costituiti da dispositivi elettronici che scaldano tabacco, invece di bruciarlo, con il supposto scopo di produrre un aerosol con un minore quantitativo di gas intossicanti rispetto a quelli prodotti dal fumo di sigaretta1

Il mercato dei prodotti a base di tabacco riscaldato

I sistemi attualmente disponibili in commercio come glo (prodotto da British American Tobacco) o IQOS (prodotto da Philip Morris International), molto diffuso in Italia, comprendono un caricatore, un dispositivo per l’inalazione e piccole stecche o capsule di tabacco. Quando inserite nel caricatore, le stecche di tabacco sono riscaldate fino a una certa temperatura, inferiore alla combustione.

Altri prodotti, come iFuse (British American Tobacco) o Ploom Tech (Japan Tobacco) producono vapore e lo fanno passare attraverso un filtro a base di tabacco, per assorbire l’aroma e la nicotina.

I dispositivi a base di tabacco riscaldato ma non bruciato si configurano come un prodotto di nicchia a metà tra il consumo tradizionale di tabacco via combustione e le sigarette elettroniche, che vaporizzano la nicotina sospesa in liquido1.

La nota dell’AIRC sui prodotti

In una recente nota l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro prende in esame proprio questa categoria merceologica, cercando di rispondere a domande sui conseguenti danni alla salute dalla risposta non completamente chiara. L’AIRC denuncia: il vapore sviluppato dai prodotti che riscaldano il tabacco contiene sostanze chimiche, tra cui nicotina, prodotte anche con le classiche sigarette a combustione, ma in concentrazioni minori.

La letteratura scientifica disponibile: una review

L’argomento è stato preso in esame anche da una review del 2018 che ha rivisto la letteratura scientifica al momento disponibile sull’argomento. Le informazioni sull’analisi dei vapori prodotti provengono soprattutto da studi effettuati dalle industrie del tabacco stesse: di 31 studi presi in esame, 20 di questi sono risultati essere affiliati con l’industria del tabacco.

Gli studi attualmente disponibili inoltre non sono di semplice comparazione, a causa delle diverse metodologie e dei prodotti analizzati, e forniscono di conseguenza un ampio range di risultati.

Alcuni dati emersi: rispetto alle sigarette, i prodotti a base di tabacco riscaldato ma non bruciato sono risultati in grado di veicolare fino all’83% di nicotina ma di ridurre i livelli di sostanze potenzialmente nocive di almeno il 62% e di particolato del 75%, facendo ridurre l’esposizione ad agenti intossicanti tra il 42% e il 96%1.

Qual è l’impatto sulla salute?

Secondo uno studio pubblicato nel 2018 sulla rivista Tobacco Control a cura del British Medical Journal, questo tipo di prodotti mostra un effetto dannoso intermedio tra le sigarette elettroniche e le sigarette classiche. In conclusione, la sigaretta a base di tabacco riscaldato è meno pericolosa della sigaretta comune?

Secondo AIRC, dipende. Gli studi disponibili, effettuati perlopiù dai produttori, dicono che il contenuto in nicotina è simile a quello delle sigarette normali, ma il livello di sostanze tossiche legate alla combustione è minore (ma non nullo).

La letteratura ad oggi manca di studi sufficientemente lunghi e approfonditi per chiarire in modo decisivo le risposte riguardanti i quesiti sulla sicurezza e sugli effetti del fumo derivanti dall’utilizzo di questi prodotti. A questo proposito, AIRC scrive: “non sono ancora disponibili studi in grado di dimostrare che l’uso di sigarette a riscaldamento del tabacco riduca il rischio di cancro rispetto alle sigarette classiche”.

È possibile leggere la nota completa dell’AIRC cliccando a questo link.

Sono sotto esame in questi giorni anche le sponsorizzazioni dei congressi medici da parte dell’industria del tabacco: in una lettera aperta del 20 maggio il movimento antitabagista Tobacco Endgame, formato dalle principali società scientifica italiane di sanità pubblica, ha chiesto al ministro della salute Giulia Grillo un parere su questo argomento. Negli ultimi anni numerosi congressi di specialisti hanno visto la partecipazione in qualità di sponsor di alcuni tra i maggiori player del mercato del tabacco, come i già citati Philip Morris e British American Tobacco. 

 

  1. Simonavicius E et al. Heat-not-burn tobacco products: a systematic literature review. Tob Control. 2018 Sep 4. pii: tobaccocontrol-2018-054419.