Una dieta ecologica basata sul consumo di frattaglie

Una dieta ecologica basata sul consumo di frattaglie

di Maria Rosa De Marchi

Nel corso degli ultimi anni, in seguito alle considerazioni generali sullo stato di salute dell’ecologia terreste, numerosi studi hanno cercato di approcciarsi in modo omnicomprensivo all’argomento della dieta umana e del suo impatto sull’ecologia terreste. Principalmente due gli elementi che pesano sull’ago della bilancia: l’adeguatezza della composizione della dieta (in termini di energia immessa nell’organismo e quantità di nutrienti); dall’altra, l’impatto ambientale conseguente alle scelte alimentari.

Le scelte che riguardano la dieta hanno un grande impatto sull’ambiente. Numerose review affermano in modo concorde che la produzione di proteine a partire da vegetali generalmente richiede la coltivazione di una quantità minore di terra, acqua ed energia rispetto alla produzione di proteine di origine animale. L’utilizzo di fonti vegetali causa l’emissione di minori quantità di gas serra e in più, carne e altri prodotti di origine animale richiedono più risorse in input nel loro ciclo vitale rispetto ai vegetali1.

Dieta basata sul consumo di vegetali: la strategia più efficace?

Seguire una dieta più orientata al consumo di prodotti vegetali è spesso considerata la strategia più efficace per ridurre in modo sistematico l’emissione dei gas serra e il terreno agricolo utilizzato per la produzione e il consumo di cibo.

Un altro problema non sempre discusso, ma non per questo meno importante, è la rapida riduzione del fosforo reperibile in natura. Utilizzato nei fertilizzanti, le riserve naturali di fosforo tuttora note e utilizzate sono limitate e potrebbero potenzialmente esaurirsi in 50-100 anni se il trend dei consumi continua nella stessa direzione. Le diete vegetariane richiedono meno fosforo rispetto a quelle a base animale; di conseguenza, un viraggio di massa a un regime dietetico con meno carne potrebbe essere una strategia vitale per contrastare e rallentare l’estrazione mineraria di fosforo.

Non tutti i tipi di carne e proteine di origine animale esercitano lo stesso effetto sull’ambiente. Per esempio, è possibile ridurre l’emissione di gas serra associati alla dieta scegliendo di consumare carne proveniente da animali non ruminanti (come avicoli e maiale) piuttosto che ruminanti. Un’altra strategia è evitare il sovra-consumo per ridurre l’impatto ambientale.

Le emissioni di gas serra

Sulla base di studi che valutano il ciclo alimentare, 1 kg di proteine provenienti da bovini generano una quantità quattro volte maggiore di equivalenti in CO2 rispetto alla stessa massa di proteine provenienti da tofu1.

La FAO stima che il bestiame sia responsabile del 14,5% delle emissioni globali di gas serra provocate dall’uomo, principalmente a causa del sistema digestivo dei ruminanti. Le emissioni sono a carico delle nazioni che utilizzano la carne come componente nutrizionale preponderante nella dieta, come Stati Uniti ma anche come la Germania, in cui si stima in 60 kg il consumo di carne pro capite, per anno.

Non carne ma frattaglie: l’analisi di una nuova opzione nutrizionale

È di recente pubblicazione uno studio basato sull’industria tedesca della carne, che dimostra che se i cittadini consumassero più frattaglie si ridurrebbero sensibilmente le emissioni degli allevamenti. Sebbene lo studio abbia preso in considerazione esclusivamente l’economia tedesca, Gang Liu, a capo del progetto, prevede risultati simili anche per Stati Uniti e altri Paesi europei.

Nello studio si analizza una nuova strategia per ridurre le emissioni di gas serra rispetto a quella analizzata precedentemente, ma che riguarda sempre cambiamenti del regime dietetico.

Gli studiosi hanno mappato le catene produttive tedesche di vari tipi di carne, tra cui bovini, suini e avicoli, cercando di venire a capo di nuove strategie per potenzialmente ridurre oppure mitigare l’impatto delle emissioni. I risultati hanno confermato le precedenti osservazioni per cui il ciclo di produzione di carne bovina è tra quelli meno efficienti dal punto di vista del bilanciamento energetico, comparando le risorse utilizzate e il prodotto finale, oltre che la peggiore in termini di emissioni.

La strategia del cambiamento nella struttura della dieta (riducendo il consumo di carne o sostituendo la carne con frattaglie commestibili) ha mostrato le più alte potenzialità nel ridurre le emissioni di gas serra, eliminando sprechi di carne nella catena produttiva generati dalla macellazione e dalla commercializzazione della carne.

Gli effetti combinati basati sul cambiamento della dieta, considerando nella valutazione anche le difficoltà date dal cambiamento delle abitudini alimentari delle persone, hanno mostrato che le emissioni totali potrebbero essere ridotte del 43% rispetto al livello attuale: una grande e potenziale opportunità per la sostenibilità ambientale.

È possibile consultare l’abstract dello studio a questo link.

 

  1. Lynch H. et al. Plant-Based Diets: Considerations for Environmental Impact, Protein Quality, and Exercise Performance. 2018 Dec 1;10(12). pii: E1841. doi: 10.3390/nu10121841.