Impianti cerebrali

L’Intelligenza Artificiale nella cura della salute: il valore reale è al pari delle aspettative?

di Luca Mario Nejrotti

L’intelligenza artificiale (IA) e le sue numerose applicazioni suscitano al momento un grande entusiasmo nel mondo della ricerca applicata e sembrano poter contribuire fattivamente alla risoluzione di numerose sfide, per esempio, in ambito sanitario.

Gestione dei dati.

Big data, analisi approfondita, apprendimento automatico sono alcuni dei traguardi che in diversi campi fanno sì che l’IA possa fornire un supporto fondamentale, capace di cambiare radicalmente interi settori della società umana. Un recente articolo pubblicato su Jama Network (vedi), però, getta acqua sul fuoco dei facili entusiasmi.

Prudenza.

Un gruppo di ricercatori parte dalla situazione statunitense, sostenendo  che il problema più urgente del sistema sanitario USA non sia la mancanza di dati o di analisi, ma la necessità di un cambiamento nel comportamento di milioni di pazienti e medici. Infatti, sarebbero proprio i comportamenti dei medici, nel campo di esami, procedure, prescrizioni e terapie a costituire l’80% dei costi dell’assistenza sanitaria. Allo stesso modo, è lo stile di vita dei pazienti, tra alimentazione, fumo, alcool, esercizio fisico e aderenza alle terapie a influenzare l’efficacia dei trattamenti delle malattie croniche. Concentrarsi troppo su dati e analisi può solo distrarre il sistema sanitario da ciò che è necessario per raggiungere la vera trasformazione dell’assistenza sanitaria: un significativo cambiamento del comportamento.

Fattore umano.

In pratica, prima dell’intelligenza artificiale, si dovrebbe lavorare a quella umana, secondo i ricercatori, che vedono nella spinta sui dispositivi digitali principalmente una scelta di marketing, essendo il settore sanitario piuttosto arretrato al momento nell’uso di tecnologie all’avanguardia.

È però anche vero che l’evoluzione dell’assistenza sanitaria richiede un’infrastruttura digitale: è un fatto che ora raccolga archivi e condivida moli di dati impressionanti via digitale. La cosiddetta rivoluzione genetica e le numerose iniziative di medicina di precisione sono in gran parte focalizzate sull’archiviazione e l’analisi di informazioni genetiche individuali. Inoltre, c’è interesse ad accedere alle enormi quantità di dati dai siti di social media per aiutare nella diagnosi e nel trattamento di vari disturbi.

Grandi investimenti.

Dopo un primo inizio deludente il mondo degli affari e le comunità di investitori hanno notato che tutte le principali aziende digitali hanno annunciato iniziative di assistenza sanitaria basate sull’intelligenza artificiale, con ingenti investimenti in dollari e l’assunzione di talenti.

Allo stesso tempo, enormi quantità di investimenti ($ 8,1 miliardi nel 2018) si riversano nelle start-up digitali dell’assistenza sanitaria, basandosi sulla premessa che l’assistenza sanitaria sia matura per l’evoluzione, che l’IA è lo strumento per farlo e che le aziende che primeggeranno raccoglieranno incalcolabili profitti.

Premesse errate.

Il problema, sul piano della “svolta epocale” in ambito sanitario, è che al di là di analisi complete e diagnosi sempre più esatte, la trasformazione delle scoperte in buone pratiche, difficilmente, secondo gli autori dell’intervento, potrà essere facilitata dall’impiego delle nuove tecnologie: dati, analisi, intelligenza artificiale e apprendimento automatico riguardano l’identificazione, ma hanno scarso ruolo nella formazione delle strutture, della cultura e delle motivazioni necessarie per cambiare i comportamenti di medici e pazienti.

Aderenza alla cura.

Abbiamo già parlato dell’aderenza alle cure (vedi): analizzare i dati di farmacia e altre fonti per identificare pazienti non aderenti o, meglio ancora, usare l’Intelligenza Artificiale per prevedere quali pazienti saranno probabilmente non aderenti e trasmettere tali informazioni alla loro squadra di cura sembra logico, ma è improbabile che riduca sostanzialmente la non aderenza. Secondo gli autori, la medicina deve cambiare il modo in cui i medici interagiscono con i pazienti non aderenti e ne modificano le abitudini terapeutiche.

Missioni diverse.

Chi confida molto nello sviluppo della gestione dei dati sembra presumere che una volta che qualcosa viene identificato e conosciuto, è risolto. Questo potrebbe essere vero nel mondo del marketing, dove l’obiettivo è mirare ai consumatori con pubblicità elettroniche fino a quando non acquistano un prodotto. Nel sistema sanitario l’obiettivo primario è spesso di cambiare un’abitudine radicata come mangiare cibi malsani, fumare, non fare esercizio o saltare i farmaci giornalieri.

In questo non sembra che al momento l’Intelligenza Artificiale possa aiutare, ma se si lavorerà in questa direzione, anche la tecnologia potrà fornire un contributo concreto alla cura della salute.

Fonti.

https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2734581