Navi Antiche di Pisa

Apre il Museo delle Navi Antiche di Pisa, ma non chiamatela Pompei del mare!

di Luca Mario Nejrotti

Dal 19 giugno sarà regolarmente visitabile il Museo delle Navi Antiche di Pisa, inaugurato il 16 giugno: dopo vent’anni di ricerca e restauro il pubblico potrà godere appieno degli eccezionali rinvenimenti archeologici del sito della stazione ferroviaria di San Rossore.

Un allestimento sontuoso.

Il Museo è stato allestito negli Arsenali Medicei di Pisa, in Lungarno Ranieri Simonelli, 16. Quelli che nel Medioevo erano i locali di manutenzione delle navi dispiegate contro la minaccia saracena e che poi divennero caserme e scuderie, oggi costituiscono il più grande museo di archeologia navale del mondo, come sottolinea, con giustificata soddisfazione, il dott. Andrea Camilli, direttore scientifico del progetto per la Soprintendenza. Quasi 5000 metri quadri di superficie espositiva, suddivisa in 47 sezioni che fanno capo a 8 aree tematiche. Qui sono esposte sette imbarcazioni di cui quattro molto ben conservate, appartenenti a fasi diverse del sito, databili tra il III secolo a.C. e il VII secolo d.C., e circa 800 reperti.

Un Museo che racconta un millennio di commerci e marinai, rotte e naufragi, navigazioni e vita di bordo; e che ripercorre anche la storia della città di Pisa, colmando una lacuna che stonava nell’offerta archeologica della città.

La concessione del museo è affidata a Cooperativa Archeologia, che ha seguito negli ultimi anni lo scavo archeologico e il restauro delle navi e dei reperti.

Non chiamiamola “Pompei del mare”.

La scoperta delle navi di San Rossore è eccezionale: lo studio dei reperti rinvenuti apre prospettive completamente nuove, spesso rivoluzionando quanto si conosceva di cultura materiale romana e alto medievale. La mole di dati è impressionante e spazia dalle tecniche costruttive navali alla nutrizione, dalle tecniche agricole all’abbigliamento, dalla religiosità ai commerci.

Questo, però, non vuol dire che ogni grande scoperta in archeologia debba essere necessariamente ricondotta al sito di Pompei, come molto spesso succede, a maggior ragione se non c’entra nulla.

Per gli addetti ai lavori è un po’ come dire che la cattedrale di Notre-Dame a Parigi è la piramide di Giza della Francia, solo perché sono entrambi grandi edifici con funzioni religiose.

Il sito di San Rossore non è un sito residenziale, ma uno dei molti approdi dell’area; non è stato distrutto da un unico grande evento disastroso, ma è stato colpito da numerose alluvioni, che di volta in volta hanno affondato le imbarcazioni, per poi essere utilizzato nuovamente, finché non è stato gradualmente abbandonato e ha finito per interrarsi, naturalmente. È proprio questa la grande ricchezza del sito di San Rossore: non costituisce un’unica grande “fotografia” di un preciso momento storico, ma conserva le informazioni di circa un millennio di storia.

Un’esposizione variegata e coinvolgente.

Il percorso cominciato con la scoperta nel 1998, che ha coinvolto “più di 300 persone dalle professionalità più disparate: archeologi, architetti, storici dell’arte, restauratori e il personale tecnico delle sovrintendenze”, con la direzione e il sostegno costanti del MiBAC, ha nell’apertura del Museo una tappa fondamentale.

L’esposizione, la cui progettazione è dovuta a Maurizio di Puolo e Anna Ranghi, parte con la storia della città di Pisa tra archeologia e leggenda, fino alla fase etrusca prima e romana poi, conclusasi con l’arrivo dei Longobardi. Si prosegue con un focus sul rapporto della città con l’acqua, dalle catastrofiche alluvioni all’organizzazione del territorio tra canali e centuriazioni, fino a toccare il Porto di Pisa e tutta l’intensa attività produttiva cittadina. Dalla ricostruzione del cantiere di scavo archeologico si passa, poi, all’esposizione integrale delle navi, che occupa due campate degli arsenali, per proseguire con le sezioni che raccontano le tecniche di navigazione.

L’apparato multimediale, costituito da schermi interattivo poco invasivi, ma utili e interessanti, è integrato da un piccolo planetario, per conoscere come gli antichi si orientavano con le stelle, e da un ironico, ma interessantissimo, tabellone elettronico degli arrivi e delle partenze che racconta le principali rotte dei porti del Mediterraneo, i tempi di percorrenza e le tappe dei viaggi. Il percorso espositivo si conclude con un excursus sulla dura vita di bordo, sia per i marinai sia per i viaggiatori, dall’abbigliamento ai bagagli, fino alle abitudini alimentari, ai culti e alle superstizioni.

Per didascalie e pannelli di approfondimento si è scelto un linguaggio che avvicina il pubblico all’archeologia e anche di “lasciare parlare” le fonti antiche, intercalando nel percorso le testimonianze dirette di cronisti e autori antichi sui vari temi trattati. Il complesso, però, non cerca facili sensazionalismi e semplificazioni imprecise e, pur se accattivante e diversificato per raggiungere i diversi pubblici, mantiene sempre l’accuratezza storica e scientifica.

Le navi.

Il fulcro dell’esposizione sono ovviamente le navi: quattro le imbarcazioni integre esposte, a cui si affiancano altre navi parzialmente recuperate e la ricostruzione di una porzione del cantiere di scavo.

I natanti avevano diverse funzioni: da diporto, da trasporto merci, più leggere o più pesanti; vi era persino un interessante traghetto. Attraverso lo studio dei legni conservati si può redigere una vera enciclopedia di tecniche costruttive navali.

Uno sguardo al futuro.

Il progetto di scavo e restauro delle antiche navi di Pisa rappresenta uno degli aspetti più interessanti della scoperta del sito di San Rossore. La particolare condizione di conservazione dei reperti racchiusi in strati di argilla e sabbie ha richiesto un considerevole sforzo economico, organizzativo e tecnologico; è stato necessario mettere a disposizione della ricerca laboratori, depositi, strumentazioni all’avanguardia per il recupero degli oltre trenta relitti individuati e dei materiali ad essi associati. Il cantiere delle Navi Antiche è quindi diventato un centro dotato di laboratori, depositi e strumentazione che ha visto la collaborazione di decine di istituzioni universitarie e di ricerca italiane e straniere.

Per non perdere il sapere tecnico e le buone pratiche messe a punto in questi anni, l’adiacente complesso di San Vito ospiterà a breve, sempre grazie all’impegno del MIBAC, il Centro di restauro del Legno Bagnato: una struttura di rilievo internazionale nel restauro delle sostanze organiche, attualmente ospitata provvisoriamente presso il cantiere di scavo. Il centro fornirà il supporto alle onerose manutenzioni del museo e lo arricchirà costantemente con il suo lavoro, ma sarà anche luogo di ricerca e formazione internazionale, un’eccellenza che arricchirà significativamente l’offerta e il prestigio culturale del territorio.

Info & biglietti.

ORARI VISITA

Ven – Sab – Dom

10.30 > 18.30

Mercoledì

14.30 > 18.30

INFO & CONTATTI

050 8057880

info@navidipisa.it

GRUPPI E SCUOLE

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Fonti

https://www.navidipisa.it/