Incendi

I danni da fumo nei vigili del fuoco

di Luca Mario Nejrotti

L’aumento degli incendi ha fatto puntare i riflettori sui danni che possono subire per il fumo i vigili del fuoco.

Mali professionali.

Negli Stati Uniti non ci avevano ancora pensato, ma l’aumento degli incendi ha finalmente puntato l’attenzione al modo in cui tutto quel fumo può danneggiare i professionisti impegnati nella prevenzione e nel contenimento degli incendi.

I rischi del mestiere per i pompieri sono già numerosi: almeno le intossicazioni potrebbero essere evitate.

Sovraesposizione, sottostimata.

I vigili del fuoco sono esposti al fumo non soltanto durante le emergenze, ma anche quando appiccano incendi controllati per la prevenzione: un’esposizione assolutamente inimmaginabile per i civili, con protezione limitata.

I pericoli sono stati studiati per coloro che combattono gli incendi negli edifici: le ricerche hanno mostrato elevati rischi di cancro, malattie cardiache e polmonari e anche problemi di salute mentale (vedi), ma i vigili del fuoco che si occupano degli incendi all’aperto sono stati in gran parte lasciati fuori dalla ricerca. Questo perché comunemente si ritiene, a torto, che il fumo di legna non sia dannoso.

Certamente, in natura non si svilupperanno altrettanto frequentemente che negli edifici fumi tossici dalla combustione di materiali pericolosi, ma ormai è noto che il fumo di incendi boschivi è pieno di sostanze dannose che sono individuate dalla Environmental Protection Agency (EPA): polveri fini che possono essere assorbite in profondità dai polmoni, monossido di carbonio, e una miriade di altri tossici come l’acroleina, il biossido di azoto, il benzene e la formaldeide. Questo senza dimenticare la potenziale esposizione al fumo di prodotti chimici come erbicidi e fertilizzanti.

Non c’è riposo.

Anche dopo l’emergenza, durante le attività di messa in sicurezza, oppure nei campi di riposo, situati spesso a ridosso delle zone incendiate, l’aria respirata dai vigili del fuoco e dai collaboratori può essere venefica e pericolosa, a maggior ragione se si tiene conto del fatto che la soglia di attenzione e prudenza è più rilassata.

Una bandana.

Nonostante tutto questo, i vigili del fuoco che operano all’aria aperta hanno un equipaggiamento personale limitato per la protezione delle vie respiratorie: essenzialmente una bandana.

Si tratta dell’unica attrezzatura protettiva respiratoria consigliata per i vigili del fuoco. E l’EPA e molte altre agenzie sanitarie avvertono che in realtà non aiuta a ridurre l’esposizione al particolato.

Secondo gli esperti, però, al momento non esiste un’alternativa facile. I respiratori di base N95 a disposizione del pubblico non sopportano le estreme condizioni di un incendio. E i respiratori che usano i pompieri strutturali sono pesanti, riducono la visione e possono fornire aria pulita solo per un breve periodo di tempo. I turni all’esterno sono generalmente di 12 ore.

Atleti del fuoco.

Inoltre, “le loro esigenze respiratorie sono simili a quelle di coloro che si impegnano in eventi sportivi”, afferma Mike DeGrosky, capo dell’Ufficio protezione antincendio presso il Dipartimento di risorse naturali e conservazione del Montana. “Metti qualsiasi tipo di strumneto restrittivo sul naso e sulla bocca e diminuisci il tuo approvvigionamento di ossigeno, che diminuisce le tue capacità muscolari, le tue capacità cognitive.”

Uno studio agli esordi.

Anche se le condizioni di vita dei pompieri all’aria aperta, particolarmente dure, hanno sicuramente ricadute sulla salute generale e sull’aspettativa di vita dei soggetti, gli studi scientifici in proposito sono all’inizio. Questo anche perché si tratta di un gruppo professionale molto fluido, costituito in parte da stagionali e da persone che restano per poco tempo nel settore, complicando le statistiche.

Solo di recente le agenzie antincendio federali hanno iniziato a prendere in considerazione gli effetti a lungo termine sulla salute dell’esposizione cronica al fumo per i vigili del fuoco.

Un salto culturale.

Occorre un ragionamento strutturale su tutte le pratiche di prevenzione degli incendi che metta al centro la sicurezza degli operatori per esempio anche durante l’innesco e il monitoraggio degli incendi preventivi, accesi per ridurre il sottobosco nelle aree a rischio.

Anche gli operatori dovrebbero prestare maggiore attenzione alla propria salute, abbandonando il cliché che “glorifica l’immagine di un ‘vero’ vigile del fuoco: sporco, disponibile e capace di lavorare per lunghe ore, nonostante quello che potrebbe significare per la salute a lungo termine.”

Nonostante questo, le cose stanno lentamente cambiando: c’è maggiore consapevolezza dei rischi e sono stati instituiti registri che faciliteranno i Centri di Ricerca nel seguire la salute degli operatori anche dopo il servizio.

In fondo il trattamento sanitario dei veterani dei conflitti bellici potrebbe essere applicato anche a quelli della lotta contro gli incendi.

 

Fonti

https://www.npr.org/2019/06/12/731435003/more-wildfires-bring-focus-on-how-all-that-smoke-may-harm-firefighters?t=1560929207980