Se i chirurghi sono in cattivi rapporti con i colleghi, la salute dei loro pazienti può risentirne

Un recente studio pubblicato sul JAMA ha evidenziato che se i chirurghi sono in cattivi rapporti con i colleghi e i collaboratori, la salute dei pazienti può risentirne. Quello del chirurgo talentuoso ma rude è uno stereotipo che si ritrova in tutto il mondo poiché quella del chirurgo è una professione che risente di alti livelli di stress; c’è chi ipotizza che essere più distaccato possibile, fin quasi all’insensibilità, sia un requisito necessario a intraprendere questa carriera con successo, ma c’è anche chi prende in considerazione l’idea che per fare il chirurgo sia necessario avere dei tratti di psicopatia.

Ma lo studio del JAMA Surgery mette in discussione i risultati, in termini di outcome clinici, di questa caratteristica largamente accettata. La ricerca ha messo in relazione le segnalazioni per comportamenti non professionali dei chirurghi e il numero di complicanze post-operatorie dei loro pazienti, rilevando che il rapporto pare essere direttamente proporzionale: tra i 202 chirurghi (di cui il 70% uomini) del National Surgical Quality Improvement Program – un sistema che ha lo scopo di tracciare e implementare le cure a livello chirurgico – presi in esame, per un totale di 13653 pazienti, gli operatori con un più alto numero di lamentele da parte dei colleghi erano anche quelli i cui pazienti rischiavano maggiormente di avere problemi durante il decorso post-operatorio.

Come sottolinea lo studio, “per i team chirurgici l’alta affidabilità e performance ottimali dipendono dalla comunicazione, il rispetto reciproco e lo stare sempre all’erta in ogni situazione. I chirurghi che non si comportano in modo professionale possono minare la cultura della sicurezza, mettere a rischio il lavoro di squadra e di conseguenza aumentare i rischi di errori medici e complicazioni durante le operazioni chirurgiche”.

Comportamenti rudi, maleducati o che non tengono conto di ciò che i colleghi vogliono comunicare al team possono avere un impatto reale sui risultati delle operazioni. Come riportato su NPR, ad esempio, uno dei report presi in considerazione raccontava della risposta di un chirurgo a un’infermiera che richiedeva qualche minuto di riposo per riprendersi dalla stanchezza, cioè di proseguire il proprio lavoro “senza tutte queste sciocchezze sulle pause”: una risposta di questo tipo a una legittima richiesta dimostra che non si tiene in considerazione il fatto che un’infermiera stanca è un operatore sanitario che potrebbe commettere un errore sulla pelle del paziente. In un altro esempio, si legge di un chirurgo che ha alzato la voce con un collega medico che aveva appena prescritto a un paziente dei medicinali per alzare la pressione sanguigna, rischiando di rendere il medico timoroso di esprimere le proprie preoccupazioni nei confronti dei bisogni dei futuri pazienti.

I risultati dello studio ci dicono che il talento nelle tecniche chirurgiche non è l’unico fattore a determinare gli outcome delle operazioni. Come afferma in un’intervista a NPR Jonah Stulberg, chirurgo di Chicago che fa da tempo ricerca sulle valutazioni delle performance dei chirurghi, “c’è un concreto vantaggio in termini di sicurezza in un comportamento professionale: le infermiere, ad esempio, sono più propense a chiedere una pausa dalla sala operatoria se sanno che il chirurgo accoglierà con comprensione le loro esigenze”. Mentre se il chirurgo è conosciuto per essere uno che reagisce in maniera non professionale, è molto più probabile che l’infermiera non aprirà bocca, preferendo rischiare di commettere un errore piuttosto che prestare il fianco a una ramanzina o un’osservazione acida.

Questo studio si inserisce in un più ampio filone che negli ultimi anni ha studiato l’immagine stereotipata del chirurgo cinico, meschino con i colleghi, arrogante, dalla personalità istrionica, insomma tutt’altro che gradevole – va ovviamente specificato che non tutti rientrano in questa categoria –, per riabilitare la suddetta immagine anche e soprattutto a beneficio dei pazienti. Studi come questo, senza dubbio da ripetere, ampliare (uno dei limiti evidenziati è che il campione preso in considerazione è piuttosto piccolo) e completare con altri sullo stesso filone, raccolgono dati che possono essere importanti perché i chirurghi stessi prendano coscienza delle implicazioni dei loro comportamenti quotidiani nei confronti dei colleghi e degli altri operatori sanitari nella sorte dei pazienti. Ma questi stereotipi possono influenzare perfino i comportamenti dei colleghi o futuri colleghi: alcuni studi (qui e qui) hanno evidenziato ad esempio che possono funzionare da deterrente per gli studenti di medicina al momento di scegliere la branca di specializzazione.