Non è mai troppo tardi

di Mario Nejrotti

Il dottore mi ha detto che devo fare attività fisica, ma ormai sono vecchio…. Tanto, alla mia età, non serve più a star meglio.

Smart phone, computer, televisione  e distrazioni di ogni tipo tengono lontani moltissimi soggetti dall’attività fisica fin dalla più giovane età. Lo certifica la prevalenza di obesità e sovrappeso del 24% registrata già negli under 18, mentre negli adulti è del 46%, dall’ Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation  in collaborazione con Istat, dati presentati a Roma nell’Aprile scorso, in occasione del primo Summit Nazionale sull’obesità.

Parrebbe il nostro un popolo amante della buona tavola, culla della dieta mediterranea, che esagera un po’, ma tutto sommato fa una vita sana. Almeno dal punto di vista dell’attività fisica, questo ottimismo non sembra giustificato.

Infatti dal rapporto Istisan dell’ Istituto Superiore di Sanità, almeno la metà degli italiani non pratica attività sportiva né fa esercizio fisico continuativo.

Dati ancora più recenti ci raccontano la situazione del nostro continente, che vede in testa come dinamismo la Romania e il nostro Paese sotto la media europea, con  un cittadino su due totalmente sedentario

Ma  praticare regolarmente attività fisica  è un elemento positivo per la salute oppure è ininfluente?

In un clima di crescente scetticismo verso la scienza e di una malintesa supremazia del libero arbitrio ad ogni costo, è opportuno mantenersi su un terreno il più documentato possibile.

Sembra di udire un crescente mormorio di protesta che brontola: “Lasciateci almeno mangiare e divertirci un po’ con il nostro computer e davanti alla televisione. Altrimenti che cosa ci resta?”

Inconfutabile desiderio di felicità.

Ma al dì là dei desideri, i dati raccolti dall’Unità di Epidemiologia e dalla Scuola di Clinica Medica dell’Università di Cambridge suggeriscono che ci sia una relazione inversa tra la quantità di attività fisica e gli eventi mortali per malattie cardiovascolari, cancro e ancora per tutte le cause di morte.

Sono stati esaminati 14.599 soggetti adulti, sia uomini che donne, tra i 40 e 79 anni, estratti dalla coorte presa dall’European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition-Norfolk. La valutazione di base è avvenuta tra il 1993 e il 1997. L’osservazione si è protratta fino al 2004 per lo stile di vita e altri fattori di rischio; la coorte è stata poi seguita fino al 2016 per la mortalità (mediana di 12,5 anni di follow-up, dopo l’ultima valutazione dell’esposizione ai fattori di rischio).

La valutazione si è basata sul consumo energetico per l’attività fisica. Esso è stato calcolato attraverso questionari, la tipologia del movimento e dal monitoraggio della frequenza cardiaca.

I modelli di regressione del rischio, rispetto ai parametri valutati: morte per tutte le cause, per malattie  cardiovascolari e per cancro sono stati corretti rispetto a età, sesso, sociodemografia e cambiamenti nella storia medica, qualità della dieta complessiva, indice di massa corporea, pressione sanguigna, trigliceridi e livelli di colesterolo.

Le analisi confrontate con la linea del consumo energetico di base (alla prima osservazione) e le traiettorie di attività fisica nel tempo, mostrano che, rispetto agli individui costantemente inattivi, quelli con traiettorie di attività fisica via via in aumento hanno sperimentato minori rischi di mortalità per tutte le cause. I rispettivi rapporti di rischio a bassa, media e alta attività fisica di base erano di 0,76 (0,65-0,88), 0,62 (0,53-0,72), e 0,58 (0,43-0,78)  .

A livello di popolazione, il rispetto e il mantenimento delle raccomandazioni relative all’attività fisica minima e cioè, secondo l’OMS, di almeno 150 minuti alla settimana, potrebbero potenzialmente prevenire il 46% dei decessi associati all’inattività fisica.

Di conseguenza non c’è limite di età per migliorare le proprie performance fisiche. Infatti gli adulti di mezza età e anche gli anziani, compresi quelli con malattie cardiovascolari e cancro, possono ottenere notevoli benefici in termini di longevità diventando più attivi fisicamente, indipendentemente dai livelli di attività fisica del passato e dai fattori di rischio a cui sono stati esposti.

Un impegno costante nell’attività fisica a mezza e avanzata età può avere un notevole impatto sulla salute della popolazione e anche del singolo.

Si potrebbe concludere, per rispondere al desiderio espresso da chi non vuole rinunciare a buona tavola e al divano davanti a computer e televisione, che il compromesso possibile sarebbe quello di farsi una camminata veloce per mezz’ora per cinque giorni alla settimana: tutto sommato una concessione accettabile anche per gli appassionati di Facebook.