Lotta al fumo, c’è ancora molto da fare

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Sono passati quasi settant’anni dallo studio in cui Richard Doll e Austin Bradford Hill dimostravano per la prima volta il collegamento tra il fumo di sigaretta e una maggiore probabilità di sviluppare un tumore del polmone (1). In questo periodo sono stati fatti molti passi in avanti per quanto riguarda la comprensione degli effetti del tabacco sulla salute e le strategie utilizzabili per ridurre e prevenirne il consumo. Ciononostante, l’abitudine al fumo rappresenta ancora oggi una delle maggiori cause di morte e di malattia a livello globale, con più di 8 milioni di decessi ogni anno secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) (2). Una serie di articoli pubblicati sul BMJ ha affrontato la questione, definendo un quadro della situazione e ipotizzando alcune possibili spiegazioni dietro questo (parziale) fallimento.

In Italia, ad esempio, nonostante il numero di fumatori sia in costante calo (-26% negli ultimi 26 anni), l’abitudine al fumo riguarda ancora un cittadino su 4. Lo dicono i dati del rapporto 2018 su “Prevenzione e controllo del tabagismo” del Ministero della Salute, presentati qualche settimana fa, i quali mostrano, inoltre, che il fumo è particolarmente diffuso tra le fasce di popolazione in età giovanile, con la percentuale più elevata di fumatori attivi che si raggiunge tra i 20 e i 24 anni (32,4% dei maschi; 22,2% delle femmine). Il risultato è che in Italia, secondo le stime del Ministero, sono attribuibili al fumo di tabacco tra le 70.000 e le 83.000 morti ogni anno, di cui più del 25% di queste che si verifica tra i 35 e i 65 anni (3).

A livello mondiale, invece, i dati sono contrastanti, nonostante un generale trend positivo. È quanto emerge da uno studio, pubblicato sul BMJ, che ha presentato un nuovo dataset open access – l’International Cigarette Consumption Database (ICCD) – relativo al consumo di tabacco dal 1970 al 2015 in 71 paesi (4). I dati hanno messo in evidenza come il tasso di abitudine al fumo stia diminuendo in modo simile negli Stati Uniti, in Canada e in Australia, mentre in Sudamerica questa riduzione risulta inferiore; anche nei paesi dell’Europa settentrionale e occidentale il consumo sta diminuendo, mentre nelle aree meridionali e orientali i parametri sono molto variabili, con casi (es. Russia e Bielorussia) in cui il tasso è aumentato. I livelli più elevati si riscontrano ancora nei paesi dell’Asia centrale e occidentale, in alcuni dei quali i livelli di consumo sono cresciuti molto rapidamente negli ultimi dieci anni. Infine, anche per quanto riguarda il continente africano è emersa una grande variabilità, con le regioni del Nord che generalmente consumano di più di quelle della zona sub-sahariana.

Una delle risposte più importanti nella lotta al consumo di tabacco è stato il cosiddetto Framework Convention on Tabacco Control (FCTC) dell’Oms, un trattato internazionale firmato nel 2003 da 168 paesi – ma legalmente vincolante in 181 – con il 90% della popolazione mondiale rappresentata. Questo stabiliva le misure da adottare per affrontare i danni associati al fumo di sigaretta, ridurre il consumo tra i minorenni e fronteggiare le attività promozionali e di lobby delle industrie produttrici. Ma, a distanza di 16 anni dalla firma di quel trattato, non è chiaro quali siano stati gli effetti reali sul consumo di tabacco.

Se lo sono chiesto quattro ricercatori del Dahdaleh Institute for Global Health Research della York University, i quali hanno cercato di capire se l’adozione del FCTC abbia effettivamente avuto un impatto sui tassi di abitudine al fumo a livello globale, utilizzando i dati provenienti da 71 paesi. Dai risultati della loro analisi, pubblicati sul BMJ, non sono però emersi cambiamenti significativi nel tasso globale dopo la firma del trattato: i livelli di consumo, già in fase decrescente nel periodo precedente al 2003, non sono diminuiti in modo più accentuato in seguito all’adozione del FCTC (5). In un editoriale di commento Linda Bauld, docente di salute pubblica dell’University of Edinburgh, ha evidenziato come questo dato sia almeno in parte spiegabile dalla lentezza nell’implementazione delle misure previste dal trattato, soprattutto nei paesi a basso e medio reddito dove i governi faticano a fronteggiare le attività di lobby delle industrie (6).

Il consumo di tabacco, tuttavia, non è l’unico elemento a destare preoccupazioni in termini di salute globale. I dati dimostrano infatti che è in forte aumento l’utilizzo delle sigarette elettroniche o e-cigarettes, soprattutto tra i più giovani. Un altro studio pubblicato sullo stesso numero del BMJ ha infatti preso in analisi questa abitudine tra i cittadini canadesi, inglesi e statunitensi di età compresa tra i 16 e i 19 anni (7). Dai risultati è emerso, in merito all’anno 2018, un aumento significativo del tasso di utilizzo di sigarette elettroniche sia negli Stati Uniti che in Canada, dove hanno raggiunto il massimo livello mai registrato. Non è quindi sufficiente aumentare gli sforzi per implementare in modo più rapido ed efficace quelle misure – come le tassazioni, le normative smoke free e le restrizioni al marketing – già risultate efficaci nel ridurre il consumo di tabacco, ma è anche necessario adeguare tali misure ai cambiamenti riscontrabili nelle abitudini dei fumatori.

 

 

Bibliografia

  1. Doll R, Hill AB. Smoking and carcinoma of the lung. BMJ 1950; 2.
  2. World Health Organization. Tobacco. Accessibile da: https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/tobacco.
  3. Ministero della Salute – Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria Ufficio 8. Prevenzione e controllo del tabagismo – rapporto anno 2018. Accessibile da: http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2851_allegato.pdf
  4. Hoffman SJ, Mammone J, Rogers Van Katwyk S, et al. Cigarette consumption estimates for 71 countries from 1970 to 2015: systematic collection of comparable data to facilitate quasi-experimental evaluations of national and global tobacco control interventions. BMJ 2019; 365: l2231
  5. Hoffmann SJ, Poirier MJ, Rogers Van Katwyk S, et al. Impact of the WHO Framework Convention on Tobacco Control on global cigarette consumption: quasi-experimental evaluations using interrupted time series analysis and in-sample forecast event modelling. BMJ 2019; 365: l2287.
  6. Bauld L. Tobacco control: new resources, existing treaties, and emerging challenges. BMJ 2019; 365: l4161.
  7. Hammond D, Reid LJ, Rynard VL, et al. Prevalence of vaping and smoking among adolescents in Canada, England, and the United States: repeat national cross sectional surveys. BMJ 2019;365: l2219