Farmaci anticolinergici e aumento del rischio di demenza: uno studio su JAMA Internal Medicine

Farmaci anticolinergici e aumento del rischio di demenza: uno studio su JAMA Internal Medicine

di Maria Rosa De Marchi

Uno studio, che correla l’utilizzo di diversi farmaci ad azione anticolinergica con un aumento del rischio di demenza, ha ricevuto molta attenzione da parte della stampa estera nel corso dell’ultima settimana.   

Lo studio, ad opera di un team di ricercatori inglesi e pubblicato sulla rivista JAMA Internal Medicine, si è occupato di studiare la correlazione tra demenza e farmaci anticolinergici, che comprendono, tra gli altri, antistaminici, antidepressivi e farmaci per il trattamento di patologie a carico del sistema gastrointestinale e urinario. I farmaci possono avere effetti avversi a breve termine che includono confusione e perdita di memoria nei pazienti più anziani; non sono completamente chiari gli effetti a lungo termine.

Il paper ha identificato i farmaci anticolinergici come un fattore di rischio potenzialmente modificabile, da aggiungersi a una lista di fattori di rischio modificabili ipertensione, perdita di udito, depressione, diabete, fumo e anche alcol che cumulativamente costituiscono la causa di circa il 35% dei casi di demenza.

“Farmaci di uso comune, tra cui gli antidepressivi, potrebbero aumentare il rischio di demenza fino al 50%”

La notizia è stata ampiamente ripresa dalla stampa inglese, in particolare da BBC, dal Times e dal Daily Telegraph, titolando un “aumento di rischio di demenza del 50%” e spingendo il National Health Service britannico a rilasciare una nota per puntualizzare, ma soprattutto per contestualizzare il dato riportato dalle testate giornalistiche.

“Il dato è corretto” si legge sul sito nel NHS, “sebbene il risultato sia stato osservato unicamente in condizioni di massimo uso dei farmaci anticolinergici, in termini di dosaggio e periodo di utilizzo”. I ricercatori infatti hanno osservato che l’uso di anticolinergici è collegato a un aumento del rischio di demenza variabile tra il 6% e il 49%, a seconda della posologia e della durata di utilizzo.

Lo studio, di tipo caso-controllo e di tipo osservazionale, è difficile da interpretare nell’ottica di stabilire in modo univoco un rapporto di causa-effetto. Le cause del morbo di Alzheimer, in particolare, non sono ben chiare e molti altri fattori tra cui lo stile di vita potrebbero partecipare alle cause della patologia.

Per questo, continua l’NHS, “è importante che le persone non smettano di assumere medicine che sono state loro prescritte senza prima consultare il proprio medico curante. Il rischio relativo all’interruzione delle cure potrebbe essere molto più alto”.

Alcune note dall’NHS sullo studio

Lo studio ha preso in considerazione pazienti a cui sono stati prescritti anticolinergici in tarda età e che hanno ricevuto la diagnosi di demenza a circa 82 anni. I dati quindi non sono idonei per estrapolare il rischio per pazienti più giovani che assumono questi farmaci.

Inoltre, il database utilizzato (costituito da 58.769 pazienti con diagnosi di demenza e 225.574 pazienti senza diagnosi della patologia e utilizzati come controllo, con età maggiore o uguale a 55 anni) si presume affidabile, ma i risultati ad ogni modo riflettono unicamente i soggetti analizzati che in alcuni casi potrebbero essere non chiari o incompleti.