Il microbiota intestinale degli atleti potrebbe essere la chiave del loro successo sportivo

di Luca Mario Nejrotti

Gli atleti professionisti sono davvero diversi da dilettanti e semplici appassionati? Almeno per quanto riguarda il loro microbioma intestinale, sì.

Microscopiche differenze.

Gli autori di una ricerca recente, pubblicata su Nature Medicine (vedi), hanno analizzato campioni di feci di 15 corridori una settimana prima e dopo aver partecipato alla maratona di Boston del 2015.

L’esame ha rilevato livelli eccezionalmente alti di un particolare batterio rispetto a 10 non atleti.

Il batterio Veillonella (vedi) è un Gram negativo anaerobio commensale dell’apparato respiratorio e digerente.

I suoi livelli sono aumentati dopo un intenso allenamento e sono esplosi ancora di più dopo la maratona.

Sappiamo che il microbioma intestinale umano è collegato a molti stati della salute e della malattia (vedi, vedi, vedi, vedi e vedi) umana. Il repertorio metabolico del microbioma intestinale è vasto, ma le implicazioni sulla salute di questi batteri sono ancora poco conosciute.

La ricerca ha mostrato un legame tra i membri del genere Veillonella e l’esercizio fisico.

Dall’uomo al topo.

Anche se il campione è ancora piccolo, i ricercatori hanno isolato un ceppo di Veillonella atypica da campioni di feci.

L’inoculazione di questo ceppo nei topi ha significativamente aumentato il tempo di esecuzione completo del tapis roulant.

Il batterio Veillonella utilizza il lattato come unica fonte di carbonio, e i ricercatori, approfondendo l’indagine al microbioma degli atleti hanno visto che il V. atypica migliora il tempo di esecuzione attraverso la conversione metabolica del lattato indotta dall’esercizio, identificando in tal modo un processo enzimatico naturale codificato nel microbioma che migliora le prestazioni atletiche.

Un rapporto simbiotico.

Il batterio Veillonella consuma l’acido lattico, un sottoprodotto chimico legato all’intenso esercizio, indispensabile per il buon funzionamento dei nostri muscoli, quando non prodotto in modo eccessivo.

È quindi interessante che la quantità di batteri aumenti dopo uno sforzo fisico che comporta una produzione di acido lattico. Il vero elemento d’interesse, però, è scoprire se questi batteri possano anche migliorare la prestazione fisica, in una sorta di rapporto simbiotico.

I primi esperimenti sui topi mostrano un sensibile miglioramento dei campioni trattati con il Veillonella.

Questo perché il nostro fegato elabora il lattato in eccesso convertendolo in glucosio, ma il batterio lo converte in propionato, un acido grasso a catena corta che dovrebbe influenzare la frequenza cardiaca e l’assorbimento di ossigeno nei topi (vedi).

 

Dal topo all’uomo.

Chiaramente la ricerca apre le porte a un panorama tutto nuovo di probiotici e integratori, se si potrà replicare l’effetto ottenuto negli animali cavia. L’industria farmaceutica segue le sperimentazione con grande attenzione: poter aumentare del 13% le prestazioni fisiche andando a intervenire sul microbiota intestinale? Sembra troppo bello per essere vero.

I ricercatori, comunque, si mantengono prudenti: da un lato, spesso è difficile replicare un effetto che si vede nei topi negli studi umani, dall’altro, il fatto che il batterio sia già presente negli sportivi ridurrebbe l’efficacia di un ulteriore apporto negli atleti e infine mentre gli scienziati concordano sul fatto che alcuni probiotici possono aiutare le persone con problemi digestivi come la sindrome dell’intestino irritabile, molti sostengono che non ci siano ancora prove convincenti che si possa osservare un aiuto nei soggetti sani.

 

Fonti

https://www.nature.com/articles/s41591-019-0485-4

http://www.catalogueoflife.org/annual-checklist/2010/browse/tree/id/2341870

https://www.microbiologiaitalia.it/2018/08/05/i-batteri-aiutano-a-regolare-la-pressione-sanguigna/