Quanto fidarsi dei “booster” di testosterone?

La Keck School of Medicine di Los Angeles ha pubblicato recentemente uno studio che riporta i risultati delle analisi su circa 50 campioni di integratori di testosterone, i cosiddetti “T booster”, venduti con claim tanto esaltanti quanto poco convincenti, come ad esempio che siano in grado di aumentare la produzione di testosterone, la massa muscolare o la libido. “Integratori”, però, in questo caso non è il termine più aderente all’effetto che queste formulazioni dichiarano di avere poiché, nella maggior parte dei casi, si tratta di assumere sostanze che dovrebbero aumentarne la produzione fisiologica, e non di assumere direttamente la sostanza di cui c’è necessità come succede invece con i classici integratori di vitamine e sali minerali.

Il testosterone è l’ormone che provoca molti dei tratti caratterizzanti del sesso maschile quali la peluria, il pomo d’Adamo, la voce profonda, i muscoli sporgenti. È indubbio che il calo nella produzione di questo ormone, fisiologico dopo i trent’anni, possa portare con sé una serie di conseguenze non solo fisiche ma anche psicologiche. Uno dei sintomi del calo di testosterone ad esempio è la disfunzione erettile, un disturbo che impatta forse più sulla salute psichica che su quella fisica.

Condizioni di fragilità di questo genere sono quanto di meglio può capitare nel caso si vogliano vendere prodotti che non hanno a supporto solide prove di efficacia. Che alla base vi sia la necessità di rinvigorire il corpo, la volontà di scolpirlo fino all’ultimo muscolo, o magari un estremo tentativo contro la calvizie, nella nostra società è facile, per chi produce integratori di questo genere, trovare acquirenti puntando sulle debolezze insite nella natura umana.

Gli autori dello studio hanno usato un metodo di ricerca preliminare semplice ma efficace: Google. Digitando “testosterone boosters” hanno ottenuto un campionario sterminato da cui attingere. Hanno quindi acquistato i 50 integratori usciti per primi tra i risultati e, una volta recapitati in laboratorio, li hanno sottoposti ad accurata analisi per scoprire cosa contenevano, e verificare se davvero il prodotto aveva le proprietà per mantenere quanto promesso dai claim pubblicitari attraverso una revisione della letteratura scientifica sul testosterone e sugli altri ingredienti rilevati. Il contenuto di ogni integratore è anche stato valutato alla luce delle dosi raccomandate dalla Food and Drug Administration e dall’Istituto di Medicina della National Academy of Science americana.

Circa il 90% dei supplementi analizzati affermava di innalzare i livelli di testosterone; il 50% quelli della libido o la forza fisica. Circa il 60% parlava di aumento della massa muscolare, mentre il 30% dichiarava di bruciare i grassi, e altrettanti erano presentati con proprietà energizzanti.

Una volta analizzati, tra gli ingredienti dei supplementi ne erano stati catalogati 109 – in media 7 per ogni formulazione – di cui solo 4 possedevano a supporto degli studi che indagavano i benefici dichiarati in relazione ai livelli di testosterone. E di questi solo in due, fieno greco e shilajit, erano stata dimostrata una qualche utilità. Di altri 10 ingredienti si conoscevano gli effetti benefici sugli animali ma la ricerca non era stata completata. Il dato più significativo, però, è che ben il 60% degli ingredienti rilevati negli integratori non aveva alle spalle nessuno studio che indagasse l’impatto sui livelli di testosterone. E per di più, molti degli integratori analizzati contenevano quantità di vitamine e minerali che eccedevano dalle dosi giornaliere raccomandate.

Lo studio, pubblicato su The World Journal of Men’s Health, è stato presentato a maggio al meeting annuale della American Urological Association, dove gli urologi si sono trovati d’accordo nell’affermare che il commercio degli integratori dovrebbe essere regolato in maniera più rigorosa e controllata da parte delle autorità americane.

In Italia, la legislazione vigente regola il commercio degli integratori alimentari secondo le dosi ammesse in tutta l’Unione Europea, riportando sulle confezioni i livelli massimi di apporto consentiti per vitamine e minerali. Tuttavia, come dimostra anche il rischio che sul commercio di questo tipo di prodotti si allunghi l’ombra del doping, la contraffazione delle capsule non è un’attività così rara e, specialmente per prodotti acquistati online, è difficile essere certi che le quantità dei singoli ingredienti riportate sulla confezione corrispondano davvero a ciò che è contenuto nel prodotto che ingeriamo ogni giorno; quando si pensa di aver bisogno di un integratore dobbiamo sempre rivolgerci al medico  o a un nutrizionista, seguire le sue indicazioni e quindi rivolgersi a venditori autorizzati e certificati.