Un caffè per dimagrire?

di Luca Mario Nejrotti

Buone notizie per gli amanti del caffè: la caffeina contenuta nella bevanda potrebbe aiutare il dimagrimento.

Tessuto adiposo bruno.

Un recente studio (vedi) sembra dimostrare l’influenza della caffeina nel metabolismo del tessuto adiposo bruno (vedi).

Nel nostro corpo vi sono due tipi di grasso: il tessuto adiposo bianco, che garantisce le riserve necessarie a far fronte alle diverse necessità energetiche del corpo, a partire dal lavoro muscolare, quando scarseggiano le risorse necessarie, e il tessuto adiposo bruno, che garantisce la produzione del calore necessario al corpo, ma sembra avere un ruolo centrale anche nell’innescare una serie di processi che portano a sentirsi sazi.

In pratica, il tessuto adiposo bruno (BAT) nell’uomo e in molti mammiferi è in grado di generare rapidamente calore e metabolizzare i macronutrienti, come glucosio e lipidi, attraverso l’attivazione della proteina di disaccoppiamento mitocondriale 1 (UCP1). La dieta può influenzare l’azione di questa proteina, ma la capacità dei singoli nutrienti di promuoverne l’abbondanza e l’attività non è ancora ben chiara. Per esempio, il consumo di caffeina è stato associato a perdita di peso corporeo e aumento del dispendio energetico, ma non era noto se potesse attivare l’UCP1.

Lo studio.

Lo studio dell’Università di Nottingham (vedi) ha esaminato l’effetto della caffeina sulla termogenesi del BAT in vitro e in vivo. Gli adipociti, derivati dalle cellule staminali, esposti alla caffeina (1 mM) hanno mostrato un aumento dell’abbondanza proteica UCP1 e del metabolismo cellulare con incremento del consumo di ossigeno e perdita di protoni.

In vivo, bere caffè ha stimolato la temperatura dell’area nucale, dove si localizza la regione principale del BAT negli umani adulti.

Prospettive.

Questi risultati aprono le porte ad applicazioni terapeutiche: poiché forniscono nuove prove integrate in vitro e in vivo che la caffeina (o una bevanda di caffè) possono promuovere la funzione BAT a dosi compatibili con l’uso umano.

Tra l’altro lo stesso approccio d’indagine potrebbe essere considerato per esaminare altri potenziali composti dietetici che potrebbero bersagliare l’UCP1 e promuovere la funzione del BAT.

A questo punto si possono intraprendere studi per valutare se l’attivazione della BAT indotta da caffeina nell’uomo sia dipendente dalla dose, e quindi raffinare la quantità minima necessaria per una risposta terapeutica e infine valutare gli effetti nei soggetti diabetici e obesi.

Prudenza.

I risultati sono promettenti: il trattamento con caffeina sembra aumentare l’espressione della proteina UCP1, la biogenesi mitocondriale e il profilo bioenergetico negli adipociti derivati da MSC. Nel complesso, questi dati dimostrano che la caffeina può promuovere la funzione BAT alla termoneutralità e può potenzialmente essere utilizzata terapeuticamente negli esseri umani adulti, ma la prudenza è d’obbligo poiché l’effetto risulta comunque molto ridotto.

Sarà quindi necessario comprendere fino in fondo il rapporto tra quantità ed effetti e anche valutare le interazioni tra la caffeina e le altre componenti del caffè prima di poterla adoperare nel trattamento dell’eccesso di peso patologico.

Fonti

https://www.nature.com/articles/s41598-019-45540-1

https://www.nottingham.ac.uk/news/brown-fat-and-coffee

https://it.wikipedia.org/wiki/Tessuto_adiposo_bruno