Cara sigaretta, mi piaci ma quanto mi costi

di Patrizia Biancucci

Quando si pensa alle conseguenze del fumo vengono in mente malattie polmonari come bronchite cronica, enfisema e cancro ai polmoni. La bocca tuttavia è la prima tappa del fumo nel suo viaggio verso i polmoni ed è tra le zone del corpo che ne subisce i maggiori danni; non c’è dunque da stupirsi che colpisca anche la salute orale. Di questo parliamo con il prof. Fabio Beatrice, direttore della S.C. Otorinolaringoiatria e Coordinatore del Dipartimento di Chirurgia dell’Ospedale S.G. Bosco di Torino, che nel 2000 ha fondato un Centro Antifumo, inserito nella sede del GIC capo-collo dello stesso ospedale.

Fabio Beatrice, direttore della S.C. Otorinolaringoiatria e Coordinatore del Dipartimento di Chirurgia dell’Ospedale S.G. Bosco di Torino

Beatrice è stato presidente della Società Italiana di Tabaccologia e membro esperto presso il Consiglio Superiore di Sanità sulle tematiche del tabagismo. Ha inoltre scritto monografie e libri di divulgazione scientifica sul tema del fumo di tabacco e del fumo digitale.

Prof. Beatrice, cosa succede quando fumiamo una sigaretta? Una sigaretta contiene circa 1 cm3 di tabacco che bruciando libera 4 X 109 particelle con un diametro medio di circa 0,2 µm. Durante la combustione la temperatura di una sigaretta è di circa 800 °C e, in corso di inalazione, raggiunge anche i 910- 920 °C. Un cerino acceso produce una fiamma di circa 600 °C ed è generalmente accettato che il tabacco bruci ad una temperatura indicativamente superiore ai 400 °C. La composizione del fumo che si aspira (fumo diretto) è caratterizzata, al netto di acqua e nicotina, da oltre 5.300 composti tra tossici, metalli pesanti ecc. L’International Agency for Research on Cancer, IARC, ha identificato 70 agenti cancerogeni che si liberano nel fumo di sigaretta a causa della combustione del tabacco.

Quali sono le conseguenze sul nostro organismo? Con la combustione del tabacco si sprigiona anche monossido di carbonio (CO) il quale in parte penetra nel sangue dei fumatori (mainstream) e in parte resta nel fumo dell’ambiente (sidestream), cosicché anche i non fumatori ne vengono esposti. La concentrazione fisiologica di carbossiemoglobina nei non fumatori è compresa tra lo 0,3 e lo 0,7 %. Nei fumatori la concentrazione di carbossiemoglobina è mediamente del 4% fino a raggiungere anche il 15-20% nei forti fumatori.

Il monossido di carbonio (gas inodore, incolore prodotto nella combustione incompleta dei materiali organici) è tossico in quanto si lega più velocemente dell’O2 all’Hb formando carbossiemoglobina. Esso impedisce il legame dell’O2 con l’Hb e ne diminuisce, di conseguenza, la capacità di trasportare O2 del sangue.

E i sintomi più frequenti? Livelli di carbossiemoglobina inferiori al 10% (possibili nei medi fumatori) provocano scarsi sintomi clinici come una riduzione della vigilanza e della massima capacità lavorativa, ma livelli del 10-30% (possibili nei forti e nei fortissimi fumatori) inducono rinorrea, cefalea, nausea e vertigini, fino a casi estremi che possono presentare riduzione del visus e delle funzioni cognitive.La salute della bocca è strettamente legata alla qualità di vita ed al benessere. Un cattivo stato di salute della bocca ha un effetto diretto sul benessere della persona ma può anche essere fonte di disturbo per le persone vicine.

Prof. Beatrice, in cosa consiste l’impatto del fumo di sigaretta sulla salute della bocca, e su quali zone? Ogni parte della bocca può subire danni a causa del fumo. I denti ingialliscono, si macchiano, sono più soggetti all’accumulo di placca e carie. Le gengive, a causa dell’aumento di placca e della diminuzione del contenuto di ossigeno, sono più soggette a infezioni batteriche che possono dare origine a parodontite, anche nota anche come piorrea; si tratta di una grave infiammazione dell’apparato di sostegno dei denti, con mobilità dentaria fino alla perdita nei casi più gravi, e che nei forti fumatori è da 4 a 6 a sei volte più probabile. Smettere di fumare interviene molto positivamente in questi processi che, nel caso dei fumatori, possono essere caratterizzati anche da forme cliniche maggiormente aggressive. Molte delle complicanze in implantologia sono condizionate dal tabagismo, tra le quali il rischio di perimplantite fino alla perdita del’impianto, con un tasso di insuccesso implantare decisamente più elevato nei fumatori.

A quali altre malattie possiamo associare il fumo di sigarette? La mucosa della bocca può andare incontro a leucoplachia, un’alterazione degli strati superiori dell’epitelio che si presenta come una placca bianca, che possono degenerare anche verso forme tumorali. L’80% dei tumori della bocca infatti presenta una correlazione con il fumo di tabacco. I tabagisti presentano più frequenti infezioni del cavo orale come la candidosi e maggiori complicazioni nella guarigione delle ferite chirurgiche. Anche le infezioni dell’osso dopo estrazione dentaria sono quattro volte più frequenti in chi fuma rispetto ai non fumatori.

Altre problematiche legate al fumo possono essere l’alitosi ma anche difetti estetici del dente come la presenza di macchie ma soprattutto l’elevata presenza di tartaro, principale responsabile delle infezioni. Fumare condiziona anche il bruxismo e la relativa usura dello smalto dentario e condiziona in maniera significativa la qualità del sonno con russamento ed apnee.

Prof. Beatrice, per concludere…? Possiamo affermare in generale che i principali danni causati dal fumo sono su tutto l’ecosistema della bocca: l’alterazione della microflora, la diminuzione della produzione delle difese immunitarie e la vasocostrizione. Inutile infine sottolineare come nei fumatori le misure di igiene dentale debbano essere rigorosamente applicate nel tentativo di lenire l’insulto tabagico e come l’alcol in tutte le sue forme amplifichi gli effetti della tossicità da combustione.