“Sono tutti uguali”: le ragioni neurologiche dello stereotipo

di Luca Mario Nejrotti

Un team di ricercatori dell’Università della California e della Stanford University ha scoperto che la tendenza a vedere persone appartenenti a gruppi razziali diversi dal proprio come simili tra loro, ha una base neurologica.

Stereotipi.

La tendenza a considerare i membri di gruppi razziali diversi come intercambiabili è stata a lungo considerata una componente fondamentale dei pregiudizi intergruppi e un precursore degli stereotipi e della discriminazione.

Tuttavia, lo natura percettiva di questi pregiudizi è poco conosciuta. Uno studio recente (vedi) ha usato la risonanza magnetica funzionale per valutare in che modo le regioni cerebrali preposte al riconoscimento facciale rispondano alla variazione della somiglianza fisica tra le facce di un ingroup razziale (bianco) e di un outgroup (nero). I risultati suggeriscono che la deindividuazione all’interno dell’outgroup emerga sin dalle prime fasi della percezione.

Gli esperimenti.

I test svolti sono diversi (vedi) e hanno coinvolto volontari: nel primo esperimento, giovani maschi bianchi hanno esaminato fotografie di volti umani, alcuni raffiguranti persone di colore, altri bianchi, mentre erano sottoposti a una risonanza magnetica funzionale. I ricercatori hanno monitorato che la parte del cervello coinvolta nel riconoscimento facciale si attivava maggiormente per le facce bianche rispetto a quelle nere.

Nel secondo test, gli stessi volontari hanno esaminato le fotografie di volti che erano state modificate per rendere i soggetti più simili, indipendentemente dal colore della pelle. I ricercatori hanno potuto valutare che il cervello dei volontari si attivava quando venivano scoperte dissomiglianze, indipendentemente dal colore della pelle, sebbene il fenomeno fosse più pronunciato quando la foto era di un viso bianco.

Nella terza serie di esperimenti, i volontari hanno dovuto valutare quanto i volti in una serie di fotografie differissero o se avessero già visto una determinata faccia. I ricercatori riferiscono che, nuovamente, i volontari avevano la tendenza a valutare le facce nere come più simili tra loro rispetto alle facce bianche. E che avevano trovato più facile dire se avevano visto una particolare faccia bianca prima.

Base neurologica.

I ricercatori suggeriscono che i risultati dei loro esperimenti indicano una base neurologica che rende più difficile per le persone vedere le differenze tra individui di altre razze. I risultati mostrano che le popolazioni di neuroni nella corteccia facciale fusiforme sono più strettamente sintonizzate sull’identità individuale dei membri del proprio gruppo razziale e più ampiamente sintonizzate sulle caratteristiche generali di appartenenza per i membri dell’outgroup.

Nella ricerca è stato anche tenuto conto dei contesti sociali: per esempio se i volontari avessero amici e/o soci di altre razze.

A questo punto sarà necessario approfondire la ricerca per determinare se tali “pregiudizi neurologici” possono essere modificati in base al comportamento sociale e la loro relazione con tutte le forme di discriminazione.

Fonti

https://medicalxpress.com/news/2019-07-neuronal-alike.html?utm_source=nwletter&utm_medium=email&utm_campaign=daily-nwletter

https://www.pnas.org/content/early/2019/06/25/1822084116