Pulizia dei denti: senza spazzolino e dentifricio si può

di Patrizia Biancucci

“In una strada dell’Asia meridionale una persona ci sorride amichevolmente, esibendo denti anneriti e una bocca piena di saliva rosso acceso. Poi sputa e lascia così una disgustosa macchia rossa per terra. Di sicuro sta masticando betel”

Sebbene la maggior parte delle persone pulisca i denti con spazzolino, dentifricio e filo interdentale, il loro uso non è affatto universale; infatti molti gruppi indigeni, così come le persone nei paesi in via di sviluppo, usano tecniche tradizionali per lavarsi i denti.

noce di betel

Quella che comunemente viene chiamata noce di betel è in realtà il frutto carnoso della palma di areca (Areca catechu), una pianta tropicale diffusa nei paesi bagnati dal Pacifico e nel Sud-Est asiatico. Dall’Africa orientale alla Micronesia, passando per Pakistan, India, Sud-Est asiatico e Papua Nuova Guinea, i consumatori di betel sono centinaia di milioni, circa il 10 per cento della popolazione mondiale. La noce, quando viene masticata, stimola la produzione di saliva e la tinge di rosso, come conseguenza dei tannini contenuti in abbondanza. I masticatori di noce di betel sputano frequentemente, anche mentre guidano, e a rimetterci potrebbe essere qualche passante!

miswak, ramoscello di salvadora persica usato per pulire i denti

In Medio Oriente e in alcune parti del Sud e Sud-Est asiatico per lavarsi i denti si usano ramoscelli di arak, conosciuti come miswak. Si sfilacciano all’estremità del rametto, le setole risultanti si inumidiscono con acqua o acqua di rose e poi si sfregano le setole contro i denti.

salvadora persica

Il legno dell’albero arabico, la Salvadora persica, ha un’alta concentrazione di fluoro e altri componenti antimicrobici che prevengono la carie. Usata da secoli come spazzolino da denti naturale, le sue fibre sono state promosse dalla Organizzazione mondiale della sanità per l’uso nell’igiene orale. Da alcune ricerche risulta che la pianta abbia un discreto numero di proprietà antisettiche, detergenti e astringenti. I ramoscelli di altri alberi, in particolare gli alberi aromatici che rinfrescano la bocca, vengono utilizzati in culture diverse. Questi bastoncini da masticare erano in uso già nell’antica Babilonia nel 3500 a.c. e in Cina fin dal 1600 a.c. L’utilizzo di ramoscelli può avere effetti pulenti simili a quelli di uno spazzolino da denti convenzionale, come dimostrato da numerosi studi, ma non raggiungono le aree tra i denti e, se non vengono utilizzati correttamente, possono abradere i denti e danneggiare le gengive.

In altre culture le persone strofinano varie sostanze sui loro denti con le dita. Ad esempio, in alcuni paesi musulmani le persone sfregano sui loro denti la corteccia dell’albero di noce che, oltre ad avere proprietà antimicrobiche, si ritiene abbia anche un effetto sbiancante. Questo rimedio, noto nel mondo arabo come derum, deirum o dendasa, si presenta, venduto nei mercati della medina e sui banchi che popolano i souq maghrebini, sotto forma di strisce lunghe alcuni centimetri e larghe 1-2 cm, con una faccia di colore marrone (la parte esterna) e l’altra di colore giallastro.

Dandasa o Derum

Al contrario del miswak, che si usa al pari di uno spazzolino, strofinandolo sui denti con movimento orizzontale o verticale, il derum va strofinato sui denti e tra essi, tenuto tra le dita delle due mani, in un movimento continuo che, oltre all’azione meccanica di rimozione della placca, ha un’attività antibatterica specialmente nei confronti dei batteri cariogeni e sbiancante dello smalto dei denti. Una sorta di effetto secondario è la pigmentazione più scura delle gengive, il che nei paesi di origine è visto come aspetto positivo, in quanto fa risaltare ulteriormente il bianco dei denti.

In alcune zone rurali dell’India, Africa, Sud-Est asiatico e Sud America usano polvere di mattoni, fango, sale o cenere per pulire i loro denti. Sebbene questi ingredienti rimuovano efficacemente le macchie e la placca, non contengono fluoro e sono spesso abrasivi, con conseguente denti sensibili e retrazioni gengivali.

Il carbone di legna, tradizionale polvere per la pulizia dei denti, sta facendo un piccolo ritorno. Alcuni dentifrici e spazzolini da denti ora contengono questo ingrediente e sembra dimostrato che possa legarsi a batteri nocivi e inattivarli.

Ma non tutti i prodotti naturali possono essere raccomandati. Quelli di betel e noci di areca, spesso usati nel sud-est asiatico per la pulizia dei denti, macchiano i denti e le gengive, e soprattutto sono associati ad un aumentato rischio di cancro orale.

Un’antica pratica ayurvedica per la pulizia e lo sbiancamento dei denti consiste nel preparare una piccola quantità di cocco, sesamo, girasole o olio d’oliva e fare sciacqui per 15 minuti; l’olio di cocco cattura batteri e tossine in modo da disinfettare ed evitare la comparsa di carie, infiammazioni, alitosi e denti gialli.