Intelligenza artificiale in oncologia. Valore o illusione?

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

“L’intelligenza artificiale in oncologia sarà solo un altro fuoco di paglia o porterà dei miglioramenti reali in termini di qualità e sostenibilità delle cure?”. A chiederselo è Bruce Feinberg, vice-presidente e direttore sanitario dell’azienda farmaceutica CardinalHealth, in un articolo pubblicato da STAT in cui riporta i risultati di un sondaggio condotto su più di 180 oncologi (1). Questi – pubblicati sull’ultimo report di Oncology Insights, magazine prodotto dalla stessa CardinalHealth – offrono degli spunti interessanti su come i clinici percepiscono le potenziali opportunità offerte dall’intelligenza artificiale in ambito oncologico (2).

“Nel corso dei miei 25 anni di carriera come oncologo ho visto molte grandi idee che hanno migliorato la qualità delle cure, in mezzo a molte altre che non si sono concretizzate o che si sono rivelate promesse non mantenute”, sottolinea Feinberg. “Continuo a domandarmi a quale di questi due gruppi appartenga l’intelligenza artificiale”.  Infatti, si sente parlare sempre più spesso delle potenziali applicazioni di questa tecnologia in ambito oncologico, per aspetti sia clinici – dalla diagnosi alla scelta dei trattamenti – sia organizzativi. Tuttavia, con molte di queste applicazioni ancora in fase di sviluppo o di sperimentazione, non è ancora chiaro quale potrà essere l’impatto reale dell’intelligenza artificiale sulla pratica clinica, così come non è chiaro quali siano le aspettative degli oncologi a riguardo.

Per questo motivo Feinberg e altri colleghi della divisione Specialty Solutions di Cardinal Health hanno realizzato un sondaggio con l’obiettivo di indagare le opinioni degli oncologici circa le potenzialità dell’intelligenza artificiale nel loro settore. I risultati hanno messo in evidenza come, in generale, i clinici siano piuttosto ottimisti a riguardo, nonostante buona parte di loro sia relativamente poco informata sull’argomento.

“Anche se solo il 5% dei partecipanti ha dichiarato di avere ‘molta familiarità’ con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e del machine learning in ambito sanitario, il 36% crede che nei prossimi anni queste tecnologie avranno un impatto significativo sull’assistenza oncologica”, scrive Feinberg. Inoltre, nella maggior parte dei casi si presume che questo impatto sarà positivo: il 53% degli oncologi coinvolti ha risposto che probabilmente l’intelligenza artificiale aumenterà la qualità dell’assistenza, il 58% che guiderà l’efficienza operativa e il 57% che migliorerà gli outcome clinici. Il 53% dei partecipanti, poi, si è addirittura definito ‘entusiasta’ delle potenziali applicazioni.

I ricercatori della CardinalHealth hanno poi indagato le opinioni degli oncologi in merito ai costi associati all’implementazione delle tecnologie basate sull’intelligenza artificiale. Il 47% dei partecipanti ha risposto sostenendo che queste ridurranno i costi associati all’assistenza in ambito oncologico, mentre il 23% ha sostenuto il contrario. È però emersa una leggera discrepanza di opinioni associata alla diversa età dei rispondenti: il 58% dei medici con meno di 40 anni si è dichiarato ottimista in tal senso, contro il 44% di quelli con più di 60 anni.

Una speranza condivisa, invece, è che queste tecnologie possano permettere ai clinici di risparmiare tempo nella gestione degli aspetti amministrativi della professione. Attualmente, infatti, alcune categorie di medici passano anche la metà del loro tempo a compilare le cartelle elettroniche dei pazienti (3). Non sorprende quindi che tra le varie opzioni proposte circa i potenziali benefici dell’intelligenza artificiale quello indicato più di frequente (37%) dagli oncologi coinvolti è risultato essere “automatizzare i compiti amministrativi in modo da avere più tempo da dedicare ai pazienti”.

Infine, sembra che i medici vedano nell’intelligenza artificiale un possibile aiuto in termini di decision making. “Con 63 nuovi farmaci oncologici sviluppati negli ultimi cinque anni e centinaia in fase di approvazione la complessità delle scelte in ambito terapeutico ha raggiunto un punto di non ritorno – spiega Feinberg –, gli oncologi cominciano a comprendere che un supporto nelle fasi di decision making clinico sarà necessario per offrire le opzioni migliori ai pazienti”. Infatti, il 26% dei medici coinvolti ha indicato proprio questo potenziale beneficio tra quelli associati all’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Per quanto riguarda i punti deboli, invece, il 27% dei partecipanti indica come maggiore preoccupazione la mancanza di evidenze cliniche. Inoltre, in molti hanno risposto di non essere sufficientemente informati su queste nuove tecnologie per poterle implementare nella loro pratica clinica. Di conseguenza, conclude il vice-presidente di CardinalHealth, affinché queste diventino strumenti veramente utili in ambito oncologico sarà necessario formare i clinici su questi temi e, allo stesso tempo, sviluppare applicazioni che rispondano a obbiettivi clinici e organizzativi reali: “Senza questi passi l’intelligenza artificiale diventerà solo l’ennesima promessa non mantenuta dell’assistenza sanitaria”.

 

Bibliografia

  1. Feinberg B. Oncologists are guardedly optimistic about AI. But will it drive real improvements in cancer care? STAT, 3 luglio 2019.
  2. Cardinal Health Specialty Soluitions. Oncologists’ perspectives on emerging technology. Oncology Insights 2019.
  3. Arndt BG, Beasley JW, Watkinson MD, et al. Tethered to the EHR: Primary Care Physician Workload Assessment Using EHR Event Log Data and Time-Motion Observations. Annals of Family Medicine 2017; 15: 419-26.