Non solo in Francia: l’omeopatia sotto attacco

Pochi giorni fa l’Alta autorità della Salute francese (HAS) a cui lo stesso Ministero della Salute aveva richiesto un parere, ha giudicato l’omeopatia priva delle necessarie prove di efficacia a supporto per essere rimborsata dal Servizio sanitario nazionale. Infatti, come si legge in una nota diramata dalla stessa Haute Autorité de Santé,  “la commissione ha analizzato la letteratura scientifica disponibile per 24 disturbi e sintomi trattabili con rimedi omeopatici, dall’ansia alle verruche plantari, dalle cure di supporto oncologico alle infezioni respiratorie acute nel bambino. Per l’insieme di tutti questi disturbi e sintomi, la commissione ha concluso che per questi trattamenti non sia dimostrata un’efficacia sufficiente a giustificare il rimborso”.

Tra le motivazioni di questa conclusione sfavorevole vi sono:

  • Assenza di prove di efficacia (le prove cliniche non evidenziavano efficacia sufficiente o erano assenti);
  • Nessuna necessità di ricorrere sistematicamente a farmaci (classici o omeopatici) per trattare patologie non gravi o che guariscono spontaneamente;
  • Assenza di studi robusti che permettano di valutare l’impatto dei farmaci omeopatici sulla qualità di vita dei pazienti;
  • Assenza di impatto attribuibile ai farmaci omeopatici sul consumo di altri farmaci, la diminuzione dell’uso improprio, il numero di ospedalizzazioni, i ritardi nella presa in carico o l’organizzazione delle cure.

La decisione non è stata presa senza un adeguato percorso informativo durante il quale le principali aziende produttrici di farmaci omeopatici hanno avuto la possibilità di presentare una documentazione a supporto dell’efficacia dei loro prodotti; ma insieme a questa sono stati presi in considerazione più di mille studi scientifici e le analisi di circa 1200 preparati omeopatici diversi e a diversa concentrazione, un numero di documenti molto più alto di quello che la commissione per la trasparenza della HAS è abituato a consultare durante questo tipo di indagini. Al termine di 9 mesi di lavoro le aziende produttrici – Boiron, Weleda e Rocal-Lehning – sono state sentite dalla commissione e pochi giorni dopo, il 28 giugno, è stato reso pubblico il verdetto dall’Alta Autorità.

Sono trascorsi pochi giorni e il governo francese ha annunciato, nella persona del Ministro della Salute, che seguirà il consiglio della HAS e che dunque i farmaci omeopatici non saranno più rimborsabili a partire dal 2021. “Potrebbe essere un fatto storico” ha commentato su Twitter Salvo Di Grazia, medico e autore del blog Medbunker in cui da anni demistifica affermazioni pseudoscientifiche on e offline. “La Francia è la nazione della più grande azienda omeopatica del mondo, la Boiron, che in questi mesi ha fatto di tutto per non arrivare a questa decisione.”

Poche ore dopo la Boiron, in effetti, ha commentato tramite la portavoce Silvia Nencioni che la decisione dell’Alta Autorità e del governo francesi sarebbe “un errore”, portando i dati di vendita dei loro prodotti e le statistiche che vedono oltre 9 milioni di italiani utilizzare medicinali omeopatici nonostante non siano rimborsati. Una decisione forse incomprensibile dal punto di vista delle vendite, ma non altrettanto da quello delle prove di efficacia, su cui l’Alta Autorità si è basata per le sue valutazioni: se si pensa che lo scopo dichiarato era decidere se la collettività sia tenuta a pagare tali medicinali, la scelta di basarsi sull’efficacia e non sul volume delle vendite appare pienamente comprensibile.

In realtà, le vendite di farmaci omeopatici sono in calo ormai da anni e i vari governi europei si sono impegnati negli ultimi tempi a contrastare l’omeopatia in scala sempre più imponente: ad esempio il governo spagnolo, nel corso del summit dello scorso settembre tra ministri della Salute dell’Unione Europea, ha chiesto all’UE di emendare le norme che riconoscono ai preparati omeopatici la qualifica di medicinali, che andrebbero contro la direttiva comunitaria che riconosce lo status di farmaco a “ogni sostanza, o associazione di sostanze, presentata come avente proprietà curative o profilattiche delle malattie umane”.

E in Italia? Lo scorso maggio la FNOMCeO, sulle pagine del sito antibufala Dottore, ma è vero che…?, ha preso una posizione netta in un articolo uscito dalla penna dello stesso Salvo Di Grazia in cui si dichiara che “allo stato attuale non ci sono prove scientifiche né plausibilità biologica che dimostrino la fondatezza delle teorie omeopatiche (quella dei simili, la succussione o l’utilità delle diluizioni per potenziare i rimedi) secondo i canoni classici della ricerca scientifica” e che “diversi studi condotti con una metodologia rigorosa hanno evidenziato che nessuna patologia ottiene miglioramenti o guarigioni grazie ai rimedi omeopatici. Nella migliore delle ipotesi gli effetti sono simili a quelli che si ottengono con un placebo (una sostanza inerte)”, e si informa inoltre che il Consiglio Nazionale del 24 marzo 2018 ha accolto la richiesta del Presidente Anelli di istituire una commissione che riveda la posizione della FNOMCeO in tema di omeopatia.