Sanguisughe

Sanguisughe sempre utili: dagli antichi salassi alla medicina moderna

di Luca Mario Nejrotti

Uno dei rimedi medici più antichi? Le sanguisughe frequentano gli ambienti sanitari sin dal tempo degli antichi Egizi.

Molteplici usi.

Sempre sulla breccia, le sanguisughe fanno la prima comparsa nei trattati di medicina egiziani e nelle pitture murali, come rimedi per la gotta e l’epistassi.

Da allora i medici di tutte le epoche le hanno considerate validi presidi nelle più disparate patologie, con il denominatore comune di uno squilibrio dei fluidi dell’organismo e in particolare un “eccesso di sangue”, curato ogni volta con un salasso. Una pratica e una diffusione tali che verso la fine del XIX secolo, queste simpatiche bestiole e in particolare l’Hirudo Medicinalis erano quasi estinte (vedi).

Sempre sulla breccia, le sanguisughe fanno la prima comparsa nei trattati di medicina egiziani e nelle pitture murali, come rimedi per la gotta e l’epistassi.

Da allora i medici di tutte le epoche le hanno considerate validi presidi nelle più disparate patologie, con il denominatore comune di uno squilibrio dei fluidi dell’organismo e in particolare un “eccesso di sangue”, curato ogni volta con un salasso. Una pratica e una diffusione tali che verso la fine del XIX secolo, queste simpatiche bestiole e in particolare l’Hirudo Medicinalis erano quasi estinte (vedi).

Impieghi moderni.

Oggi, liberatesi dell’aura di rimedio da ciarlatani, le sanguisughe sono utilmente impiegate nei drenaggi di sangue legati alle complicate procedure di microchirurgia.

Già a metà degli anni Ottanta dello scorso secolo cominciarono le prime sperimentazioni, nel caso in cui, dopo un trapianto o un intervento la circolazione sanguigna fosse troppo abbondante o forte per il sistema vascolare appena ricostituito.

Inoltre, il trattamento è generalmente totalmente indolore: la saliva della sanguisuga contiene vari composti bioattivi tra cui anticoagulanti, anestetici, antistaminici e dilatatori vascolari. L’animale può digerire fino a 15 millilitri (più o meno un cucchiaino) di sangue in circa 40 minuti. Quando gli animali sono sazi si staccano autonomamente e delicatamente.

Nel 2005 la Food and Drug Administration negli USA ha approvato le sanguisughe come dispositivi medici per la chirurgia plastica, dopo aver approvato la terapia larvale, l’anno precedente, per la cura delle lesioni infette o necrotiche (vedi).

Sempre sulla breccia, le sanguisughe fanno la prima comparsa nei trattati di medicina egiziani e nelle pitture murali, come rimedi per la gotta e l’epistassi.

Da allora i medici di tutte le epoche le hanno considerate validi presidi nelle più disparate patologie, con il denominatore comune di uno squilibrio dei fluidi dell’organismo e in particolare un “eccesso di sangue”, curato ogni volta con un salasso. Una pratica e una diffusione tali che verso la fine del XIX secolo, queste simpatiche bestiole e in particolare l’Hirudo Medicinalis erano quasi estinte (vedi).

Controindicazioni.

Il primo problema da affrontare è il superamento delle resistenze del personale sanitario e di quelle del paziente stesso; anche se può capitare, al contrario, che gli assistiti si affezionino agli animaletti.

In secondo luogo, il trattamento non è esente da rischi: in primo luogo, l’applicazione prolungata di sanguisughe aumenta il rischio di aver bisogno di una trasfusione di sangue; inoltre, data la presenza di batteri usati dalle sanguisughe per digerire il sangue, è possibile che anche le persone siano colpite da un’infezione batterica, che, sviluppandosi in ambiente medico potrebbe avere forme di antibiotico resistenza (vedi e vedi).

Il rischio di infezione è uno dei motivi per cui è pratica comune la somministrazione preventiva di antibiotici ai pazienti sotto terapia di sanguisuga.

La revisione della pratica in chirurgia plastica ha mostrato che il trattamento dà i suoi migliori risultati in un arco di 4,5 giorni e che per minimizzare gli effetti avversi massimizzando il risultato, ci si dovrebbe attenere alla linea generale di 5 giorni (vedi).

 

Uno strumento di nicchia.

Al momento, comunque, il trattamento con sanguisughe è ancora poco diffuso ed è impiegato come ultima risorsa in casi estremamente complicati.

Il loro uso è maggiore negli ospedali universitari o laddove le condizioni economiche e assicurative dei pazienti rendano più probabile il tentativo di reimpianto per esempio in caso di amputazione delle dita.

 

Fonti

https://bmjopen.bmj.com/content/9/7/e027922.full

https://it.wikipedia.org/wiki/Sbrigliamento

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0363502313016067

https://journals.lww.com/annalsplasticsurgery/Abstract/2018/09000/Ceftriaxone_Resistant_Aeromonas_hydrophila.16.aspx

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30636508