CAO nazionale: raccomandazioni-guida per le CAO provinciali

di Patrizia Biancucci

La CAO nazionale ha stilato un documento dal titolo “Raccomandazioni nell’interpretazione del messaggio informativo in odontoiatria”. Chiamate erroneamente Linee Guida, che sono solo ministeriali, le Raccomandazioni sono state elaborate per guidare le CAO provinciali nel valutare la correttezza dei messaggi informativi, inserendo le considerazioni supportate dalla attuale normativa vigente contenuta nella Legge di Bilancio 2019 (L 30/12/2018, n. 145) e entrata in vigore dal 1° gennaio 2019, con le norme in materia di pubblicità dei servizi sanitari, commi n.525 e 536 dell’art. 1. Pur rappresentando un intervento legislativo ad integrazione del dettato di legge previgente in materia di informazione sanitaria, le recenti norme ribadiscono il ruolo centrale dell’attività disciplinare degli Ordini e aggiungono che “Tutte le strutture sanitarie private di cura sono tenute a dotarsi di un direttore sanitario iscritto all’albo dell’ordine territoriale competente per il luogo nel quale hanno la loro sede operativa”.

L 30/12/2018, n. 145

Art. 1 – Comma 525

Le comunicazioni informative da parte delle strutture sanitarie private di cura e degli iscritti agli albi degli Ordini delle professioni sanitarie di cui al capo II della legge 11 gennaio 2018, n. 3, in qualsiasi forma giuridica svolgano la loro attività, comprese le società di cui all’articolo 1, comma 153, della legge 4 agosto 2017, n. 124, possono contenere unicamente le informazioni di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, funzionali a garantire la sicurezza dei trattamenti sanitari, escluso qualsiasi elemento di carattere promozionale o suggestivo, nel rispetto della libera e consapevole determinazione del paziente, a tutela della salute pubblica, della dignità della persona e del suo diritto a una corretta informazione sanitaria.

Art. 1 – Comma 536

In caso di violazione delle disposizioni sulle comunicazioni informative sanitarie di cui al comma 525, gli ordini professionali sanitari territoriali, anche su segnalazione delle rispettive Federazioni, procedono in via disciplinare nei confronti dei professionisti o delle società iscritti e segnalano tali violazioni all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ai fini dell’eventuale adozione dei provvedimenti sanzionatori di competenza. Tutte le strutture sanitarie private di cura sono tenute a dotarsi di un direttore sanitario iscritto all’albo dell’ordine territoriale competente per il luogo nel quale hanno la loro sede operativa entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Dopo tante polemiche, finalmente la pubblicità dei servizi sanitari ha un nuovo riferimento normativo che ha intenzione di chiarire la regolamentazione di un settore divenuto negli ultimi anni controverso a seguito di una applicazione contraddittoria delle norme di liberalizzazione. Dunque, fermo restando il richiamo alla Legge Bersani, è imposto il divieto di includere nella pubblicità contenuti “di carattere suggestivo e promozionale”, è confermata la competenza degli Ordini professionali per la verifica dei messaggi di strutture sanitarie e di professionisti, come pure è stabilita la specifica competenza in materia in capo all’AGCOM per l’applicazione delle sanzioni in caso di diffusione di messaggi illeciti da parte degli operatori del settore. In vigore dal 1 maggio 2019 anche l’obbligo per i Direttori Sanitari delle strutture sanitarie private di iscriversi nell’Albo tenuto dall’Ordine professionale della provincia in cui svolgono l’incarico.

Raffaele Iandolo, presidente CAO nazionale

Di conseguenza sono i presidenti provinciali CAO ad essere espressamente chiamati a intervenire qualora i propri iscritti non rispettino le norme legislative vigenti e gli articoli del codice deontologico. Per evitare eccessive difformità di comportamento delle CAO provinciali, è diventato necessario un confronto che ha portato alla discussione di una bozza durante l’assemblea de L’Aquila lo scorso giugno. “Abbiamo cercato di inserire tutte quelle considerazioni e valutazioni che a nostro parere – dice Raffaele Iandolo, presidente CAO nazionalerisultino supportate dalla normativa e sostenibili nei vari gradi di un eventuale giudizio”.

Il documento “Raccomandazioni nell’interpretazione del messaggio informativo in odontoiatria”, approvato dalla CAO Nazionale, è stato reso pubblico e inviato ai presidenti provinciali CAO con lo scopo dichiarato di essere una guida per i presidenti CAO nell’interpretare le norme che interessano la pubblicità e l’informazione sanitaria.

Gianluigi D’Agostino, presidente CAO/OMCeO Torino, componente CAO nazionale, Tesoriere FNOCeO

“Questo documento – ci conferma Gianluigi D’Agostino, componente CAO nazionale e tesoriere FNOMCeO – vuole rappresentare una linea di indirizzo che, seppur in piena autonomia, consenta alle CAO territoriali di interpretare correttamente ed in maniera omogenea sul territorio nazionale la natura e qualità del messaggio informativo. L’ obiettivo è duplice: da una parte garantire la sicurezza delle cure e la salute del cittadino, dall’altra sostenere il decoro della professione odontoiatrica e il valore della prestazione professionale, troppo spesso sviliti da messaggi pubblicitari puramente commerciali”.

Quanto esposto viene ad oggi adeguato e funzionale rispetto alla valutazione dell’informazione sanitaria che ogni CAO dovrà effettuare, anche nella prospettiva dell’attuazione di misure disciplinari, con particolare riferimento al Codice Deontologia Medica del 2014, modificato nel 2016:

Art. 54 Esercizio libero professionale. Onorari e tutela della responsabilità civile.

Art. 55 Informazione sanitaria.

Art.56 Pubblicità informativa sanitaria

Art. 57 Divieto di patrocinio a fini commerciali

Art. 69 Direzione sanitaria e responsabile sanitario

 

Entrando nello specifico dell’informazione sanitaria, il documento ne chiarisce il contenuto:

  • Titoli professionali e specializzazioni
  • Informazioni sull’attività professionale
  • Caratteristiche del servizio offerto – struttura dello studio
  • Onorario delle prestazioni
  • Nessuna notizia su avanzamenti nella ricerca e su innovazioni non ancora validate e accreditate dal punto di vista scientifico.

Indicazioni sul come deve essere il messaggio:

  • Veritiero
  • Trasparente
  • Corretto
  • Funzionale all’oggetto
  • Non promozionale
  • Non suggestivo
  • Non equivoco
  • Non ingannevole
  • Non denigratorio

L’aggiunta di un Glossario chiarisce ulteriormente cosa si intende per messaggio promozionale o suggestivo, le caratteristiche del servizio offerto dallo studio, i titoli di specializzazione, l’informazione veritiera, corretta, informativa, funzionale all’oggetto, veritiera, ingannevole e denigratoria. Specificando che le raccomandazioni indicate saranno oggetto di aggiornamenti e perfezionamenti nel tempo, viene anche ricordato che i contenuti e le caratteristiche del messaggio informativo consentito riguardano tutte le modalità di diffusione: audiovisivi, cartellonistica, affissioni, social media, web, inserzioni, volantini, e altro.

Il documento termina con la Casistica più frequente, per dirimere questioni che troppo spesso in questi ultimi anni sono state oggetto di contenzioso.

Prestazione gratuita: il professionista può sempre prestare gratuitamente la propria opera purché tale comportamento non costituisca concorrenza sleale o sia finalizzato a indebito accaparramento di clientela e deve essere chiaro che la prestazione gratuita e formule equivalenti (es. visita senza impegno) risultano non consentite nel momento in cui vengono pubblicizzate.

Visita odontoiatrica:deve essere considerata una fase di fondamentale importanza nell’iter diagnostico-terapeutico. Pertanto, pubblicizzarne la gratuità o riferirla ad un impegno economico o ad un preventivo-spesa (ad es. “visita senza impegno”) risulta elemento affatto promozionale e quindi vietato.

Open day: è consentito, purché limitato a presentare l’attività e i servizi offerti, senza pubblicizzazione di marchi o aziende. 

Marchi commerciali (es. impianti, elettromedicali, metodiche ortodontiche): il loro uso è vietato in ogni caso.

Clinica: in mancanza di complessità di mezzi o di organizzazione (es. presenza di posti letto ovvero effettuazione di prestazioni sanitarie complesse) l’utilizzo del termine risulta ingannevole e non veritiero, in particolare quando l’attività svolta sia meramente replicativa della professione odontoiatrica.