Genetica

Zanzare che si autodistruggono e topi sterili: vantaggi e timori del giocare con i geni

di Luca Mario Nejrotti

La genetica sta facendo passi da gigante e ormai è rapido, e relativamente semplice, modificare un gene specifico in un’intera popolazione animale.

Rapido ed efficace.

Come viene spiegato in un recente articolo su “Nature” (vedi) il livello della ricerca è tale da consentire di inserire una modifica nel patrimonio genetico di un’intera popolazione animale facilmente e rapidamente, grazie al sistema del “gene drive” (vedi) che ingenera una sorta di “reazione a catena” genetica, molto più veloce del meccanismo di ereditarietà naturale, che porta rapidamente alla copertura totale della discendenza.

Nobili intenti.

Lo sprone della ricerca è quello di limitare in modo efficace la popolazione di animali dannosi per l’uomo, come le zanzare Anopheles gambiae, portatrici della malaria. Infatti, le sperimentazioni sulle zanzare sono numerosissime.

Come i test sulle zanzare Aedes aegypti per esprimere un anticorpo che protegga gli insetti da tutti e quattro i principali ceppi di dengue. O, senza salvare l’insetto, cercando di inserire un gene che attivi una tossina mortale quando qualsiasi virus, non solo la dengue, infetti l’animale.

Non sono soltanto gli insetti a creare problemi: una sperimentazione universitaria che in laboratorio ha grande successo ha la Candida come bersaglio.

In realtà si sta provando anche sui mammiferi, con esperimenti molto più basilari, come mutare il colore della pelliccia, ma i margini di errore sono ancora ampli e le prospettive di successo promettenti, ma ancora ridotte. Ciò nonostante si parla della tecnica CRISPR anche per il controllo, ad esempio, delle popolazioni di roditori invasivi, dove i pesticidi non siano impiegabili.

Uno strumento innovativo.

La nuova tecnica genetica (CRISPR, vedi) permette non soltanto di aggirare i normali meccanismi di selezione naturale, ma i ricercatori, scegliendo alcuni geni bersaglio letteralmente vitali per la sopravvivenza dell’organismo, riescono a ridurre molto il problema della resistenza e delle mutazioni che si vengono a creare naturalmente per evitare la diffusione delle mutazioni artificiali.

Controindicazioni.

Sistemi che hanno una simile efficacia e un impatto di tale importanza sugli ecosistemi devono essere pianificati con grande cautela. Non a caso per gli addetti ai lavori gli ostacoli da superare non sono più soltanto tecnici, ma squisitamente sociali e politici.

Innanzitutto, dato l’impatto massiccio sugli equilibri naturali molti ricercatori stanno progettando modifiche autolimitanti, che colpiscano quindi solo popolazioni circoscritte oppure che si esauriscano nel tempo, tornando allo stato naturale, ma avendo comunque avuto modo di debellare, ad esempio, il diffondersi di una malattia.

In alternativa si possono studiare “geni drive” che riportino le cose a come stavano prima della mutazione indotta: una sorta di backup genico.

E ovvio che dati i rischi, non esistono sperimentazioni in natura, ma soltanto in laboratori controllati, almeno per il momento.

Le preoccupazioni, comunque, sono molte: le modifiche geniche hanno il potenziale di alterare intere popolazioni e quindi interi ecosistemi. “Potrebbero anche, in teoria, influenzare negativamente la salute umana causando, per esempio, l’evoluzione del parassita della malaria ad essere più virulento o essere trasportati da un altro ospite”, afferma la biologa molecolare e bioeticista Natalie Kofler.

 

Fonti

https://www.nature.com/articles/d41586-019-02087-5

http://www.lescienze.it/news/2017/06/28/news/crispr_gene_drive_intervista_crisanti-3585582/

https://magazine.impactscool.com/scienza-e-medicina/crispr-cas9-come-funziona-la-tecnologia-che-modifica-il-dna/