AIDS: nel 2018 770mila decessi nel mondo e 1,7 milioni di nuovi contagi

AIDS: nel 2018 770mila decessi nel mondo e 1,7 milioni di nuovi contagi

di Maria Rosa De Marchi

L’UNAIDS (Joint United Nations Programme on HIV and AIDS), il Programma delle Nazioni Unite per l’AIDS/HIV dedicato a contrastare la diffusione della malattia, ha presentato da pochi giorni il nuovo rapporto relativo all’anno 2018.

Dati contrastanti secondo l’UNAIDS

I progressi nel ridurre il numero di nuovi contagi da HIV non risultano veloci come atteso, anzi secondo il nuovo rapporto stanno rallentando. Il report ha rivelato una situazione complessa in cui alcune nazioni fanno grandissimi passi in avanti mentre altre mostrano passi indietro in termini di nuovi contagi e di morti correlate all’AIDS.  

Nel 2018 nel mondo ci sono stati 1,7 milioni di nuovi contagi, un risultato di molto superiore all’obiettivo fissato da UNAIDS di 500.000 nuovi contagi/anno da raggiungere entro il 2020. Le zone più colpite sono sud ed est Africa, Europa dell’est e Asia centrale, seguite da Medio Oriente, nord Africa e America Latina.

I decessi correlati all’AIDS continuano a diminuire con l’aumentare dell’accesso alle cure, arrivando a -33% dal 2010, con 770.000 decessi nel 2018.

Risorse economiche per contrastare il virus: per la prima volta in calo

Il nuovo report mostra che il divario tra la necessità e la disponibilità di risorse sta aumentando. Per la prima volta, le risorse globali a disposizione per la lotta all’infezione sono diminuite in modo significativo, di circa 1 miliardo di dollari.

Questo a causa delle donazioni che sono diminuite e del fatto che gli investimenti statali non sono cresciuti abbastanza per compensare l’inflazione. Nel 2018 erano disponibili 19 miliardi di dollari, 7,2 miliardi in meno dei 26,2 miliardi che saranno necessari per il 2020.

Obiettivo 90-90-90

Gli sforzi continuano per raggiungere il target 90-90-90. Nel 2018, il 79% di persone con l’HIV erano a conoscenza di essere state contagiate; il 78% di quelle che sapevano del contagio avevano accesso al trattamento e l’86% di coloro che avevano accesso alle cure erano riuscite a ottenere la soppressione virale, prevenendo la trasmissione del virus.

I progressi verso l’obiettivo 90-90-90 variano a seconda di regione e stato. Nell’est Europa e in Asia centrale, ad esempio, il 72% delle persone che vivevano con HIV sapevano di essere state contagiate, ma solo il 53% di queste aveva accesso al trattamento.

Le novità terapeutiche in sperimentazione

La ricerca, intanto, non si ferma: se recentemente sembra che un potenziale aiuto all’individuazione di pazienti a rischio potrebbe essere rappresentato da algoritmi di profilazione (ne avevamo parlato in questo articolo), il National Institutes of Health ha annunciato l’intenzione di condurre un trial di fase 3 per testare un vaccino per l’HIV su diverse popolazioni di pazienti in Europa e in America.

Lo studio arruolerà 3.800 uomini negativi al test per l’HIV, dai 18 ai 60 anni, che consumano rapporti con altri uomini o transgender. La popolazione target dello studio è, nelle zone considerate, sproporzionatamente vittima di contagio, infatti da sola costituisce circa due terzi delle nuove diagnosi, sebbene costituisca circa il 4% della popolazione. 

È attualmente in fase di prosecuzione uno studio complementare sulle donne, che riguarda la popolazione africana e che è stato fatto partire nel 2017.