Intelligenza artificiale: opinioni dal mondo. Un’opportunità per aumentare la fiducia

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Al giorno d’oggi, quando saliamo su un taxi non abbiamo bisogno dell’esperienza dell’autista per sapere qual è il percorso più veloce per raggiungere la nostra meta: ce lo dice Google Maps o un altro dei tanti navigatori satellitari disponibili sul mercato. Tuttavia ci sono aree del sapere in cui, nonostante l’innovazione tecnologica abbia reso possibile l’accesso a un quantitativo smisurato di informazioni, il parere degli esperti è ancora necessario. La medicina è senza dubbio uno di questi. Una questione centrale, quindi, diventa come preservare (o migliorare) la fiducia reciproca tra medico e paziente in un contesto caratterizzato da continue innovazioni tecnologiche, quali per esempio quelle relative all’ambito dell’intelligenza artificiale e del machine learning? Se lo sono chiesti, in un articolo pubblicato sul JAMA, Shantanu Nundy, Tara Montgomery e Robert M. Wachter (1).

L’impiego dell’intelligenza artificiale in ambito medico potrebbe trasformare completamente il modo in cui vengono gestiti e trattati i pazienti (2,3). Potenzialmente le applicazioni sono infatti moltissime e riguardano almeno tre sfere dell’assistenza sanitaria. Per quanto riguarda l’utilizzo da parte dei medici l’intelligenza artificiale può trovare applicazione nei processi di decision making clinico, nella valutazione e formazioni degli operatori, nell’accesso alla documentazione clinica e nell’ambito dei compiti non-clinici, come quelli burocratici. Ma l’intelligenza artificiale può essere utilizzata anche dai pazienti – ad esempio per quanto riguarda la possibilità di effettuare diagnosi e di gestire la propria patologia in autonomia – o dai ricercatori per elaborare i dati di routine dei pazienti al fine di sviluppare e perfezionare strumenti basati su queste tecnologie.

“Tutte queste applicazioni – scrivono Nundy, Montgomery e Wachter – hanno le potenzialità per abilitare e disabilitare le tre componenti della fiducia: la competenza, le motivazioni e la trasparenza”. La competenza rappresenta allo stesso tempo la percezione che il medico ha della sua preparazione e quella del paziente circa la sua capacità di occuparsi della propria salute. Poiché molte applicazioni dell’intelligenza artificiale puntano a potenziare le abilità dei medici e altre a favorire un maggiore empowerment del paziente, queste tecnologie potrebbero, in questo senso, contribuire a migliorare il rapporto di fiducia tra le parti. Al contrario, questo potrebbe essere minacciato dall’impiego di tecnologie inadeguate, caratterizzate dalla presenza di bias o basate su pratiche cliniche di scarsa qualità.

La motivazione si riferisce invece alla fiducia del paziente che il medico stia agendo solo ed esclusivamente nei suoi interessi. “I pazienti sono portati a percepire questo tipo di motivazione rispetto al grado di dialogo aperto che hanno con il loro medico”, sottolineano gli autori dell’articolo del JAMA. Per questo, è possibile che l’impiego dell’intelligenza artificiale per automatizzare compiti di basso valore clinico – come la compilazione della documentazione – possa liberare del tempo spendibile per approfondire gli interessi, le credenze e gli obiettivi dei pazienti e offrire loro dei consigli sulle scelte e le decisioni cliniche da prendere.

Infine, la trasparenza. “Strumenti di intelligenza artificiale ben progettati possono permettere ai pazienti di comprendere che le decisioni cliniche si basano sulle evidenze scientifiche e sul consenso degli esperti dovrebbero far aumentare la fiducia”, scrivono Nundy, Montgomery e Wachter. Tuttavia, se i dati relativi ai pazienti venissero regolarmente condivisi con entità terze per lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale, questi potrebbero essere meno disposti a comunicare le informazioni riguardanti la propria salute con i clinici. “Quando l’intelligenza artificiale in ambito sanitario è utilizzata da pazienti e medici per prendere decisioni cliniche, deve rendere nota la fonte dei dati utilizzati, qualificare le raccomandazioni ed essere spiegabile”, sottolineano gli autori.

In conclusione, quindi, riaffermando la fondamentale importanza della fiducia sugli outcome di salute e intraprendendo un percorso deliberato di trasformazione del sistema sarà possibile sfruttare queste tecnologie per rafforzare la relazione medico-paziente. “Molto probabilmente – scrivono Nundy, Montgomery e Wachter – l’intelligenza artificiale avrà un impatto su questo rapporto, ma non deve necessariamente minare la fiducia tra curato e curante”.

 

Bibliografia

  1. Nundy S, Montgomery T, Wachter RM. Promoting Trust Between Patients and Physicians in the Era of Artificial Intelligence. JAMA 2019; doi:10.1001/jama.2018.20563
  2. Hinton G. Deep learning—a technology with the potential to transform health care. JAMA 2018; 320: 1101-2.
  3. Beam AL, Kohane IS. Big data and machine learning in health care. JAMA 2018; 319: 1317-8.