Una diversa formulazione del fenretinide apre nuove prospettive alla terapia di alcuni tumori solidi

di Mario Nejrotti

Nanofenretinide

Il fenretinide è una molecola nota da tempo per le sua attività antitumorale in modelli sperimentali, ma la sua formulazione classica ne rendeva difficile la biodisponibilità a dosi terapeutiche utili.

Una nuova strutturazione è invece in grado di neutralizzare le cellule cancerogene a concentrazioni adatte.

È stata messa a punto dall’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l’ Università Alma Mater di Bologna e l’Università Cattolica.

I risultati sono stati pubblicati pochi giorni fa su Nature-  Cell Death and Disease.

 Più biodisponibilità

Il fenretinide è un retinoide sintetico caratterizzato da un’attività antitumorale in modelli preclinici e da un profilo tossicologico favorevole, ma anche da una bassa biodisponibilità, che ne ha ostacolato l’efficacia clinica in studi precedenti.

I ricercatori, coordinati dall’Istituto Superiore di Sanità, hanno sviluppato una diversa formulazione del fenretinide. Esso è stato complessato con 2-idrossipropile-beta-ciclodestrina, che ha permesso una sua maggiore biodisponibilità ed efficacia terapeutica.

“La nuova formulazione, da noi battezzata Nanofenretinide  è stata ottenuta attraverso un processo di nanoincapsulazione che rende la molecola solubile nei liquidi corporei e pertanto biodisponibile.” Ha affermato Ann Zeuner del Dipartimento di Oncologia e Medicina Molecolare dell’ISS, coordinatrice dello studio

Il largo spettro d’azione, indipendente dalle mutazioni

La dottoressa Zeuner  ha aggiunto: “ I vantaggi del nuovo farmaco, che abbiamo sperimentato su una varietà di cellule tumorali tra cui colon, polmone, melanoma, sarcoma, mammella, ovaio e glioblastoma, oltre alla biodisponibilità, sono il suo effetto ad ampio spettro e la sua apparente assenza di tossicità”

Una profilazione globale delle vie attivate da nanofenretinide ha rilevato una diffusa repressione della via mTORpathway, attivazione di segnali apoptotici, autofagici e di danno al DNA .

 Inoltre, è stata notata una produzione massiccia di diidroceramide, lipidi abioattivi con effetti pleiotropici su diversi processi biologici.

Nelle cellule tumorali sopravvissute al trattamento con nanofenretinide c’è stata una diminuzione dei fattori coinvolti nella progressione del ciclo cellulare e un aumento dei livelli di p16 e fosforilato p38 MAPK con conseguente blocco in G0 e G1.

Il farmaco, quindi, parrebbe in grado di uccidere gran parte delle cellule tumorali e di imporre uno stato di quiescenza (o dormienza) a quelle che riescono a sopravvivergli.

Risultati affascinanti, ma la strada è ancora lunga,

La sua capacità di distruggere le cellule tumorali e di mantenere dormienti  quelle eventualmente sopravvissute, insieme alla sua scarsa tossicità, lo renderebbe adatto anche a terapie a lungo termine finalizzate ad evitare ricadute tumorali.

Ma i ricercatori affermano che la prudenza è d’obbligo, anche se le prospettive sono affascinanti. Il farmaco, infatti, si trova ora in una fase precoce di sperimentazione e naturalmente saranno necessarie molte altre tappe di ricerca per confermare sia l’assenza di tossicità, sia l’efficacia in vivo sui pazienti.

 

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