Sensori biointegrati: il futuro del monitoraggio sanitario

di Luca Mario Nejrotti

I sensori biointegrati sulla pelle o negli organi sembrano essere il futuro dell’assistenza sanitaria: sistemi di monitoraggio wireless sottili e flessibili potrebbero rendere la medicina più predittiva e personalizzata.

Opportunità da fantascienza.

Per ora sono solo prototipi, ma i sistemi elettronici sottili e morbidi che si attaccano alla pelle promettono di trasformare l’assistenza sanitaria (Vedi). Milioni di prime versioni di sensori, computer e trasmettitori intessuti in pellicole flessibili, patch, bende o tatuaggi sono utilizzati in dozzine di test per parlare delle sole applicazioni di neurologia; e il loro numero cresce rapidamente. Entro un decennio saranno diffusi e molte persone li indosseranno in modo continuativo. I dati raccolti verranno inseriti in algoritmi di apprendimento automatico per monitorare i segni vitali, individuare anomalie e verificare i trattamenti.

I problemi medici saranno rivelati prima: il personale sanitario potrà controllare il recupero dei pazienti da remoto e potrà intervenire tempestivamente se necessario. I picchi epidemici potranno essere rapidamente segnalati, consentendo alle autorità di mobilitare risorse, identificare le popolazioni vulnerabili e monitorare la sicurezza e l’efficacia dei farmaci somministrati. Tutto ciò potrebbe rendere l’assistenza sanitaria più predittiva, sicura ed efficiente.

Dove siamo adesso? La prima generazione di sensori biointegrati è in grado di tracciare segnali biofisici, quali ritmo cardiaco, respirazione, temperatura e movimento. Stanno, però, già emergendo sistemi più avanzati in grado di tracciare determinati biomarcatori (come il glucosio) e azioni come la deglutizione e la parola.

Prospettive infinite.

Le prospettive aperte da quest’evoluzione tecnica sono infinite e i limiti tecnici sembrano poter essere superati facilmente in futuro. Al contrario, i limiti etici richiederanno un’attenzione particolare da parte dei legislatori, in particolare per quanto riguarda l’accesso e la gestione dei dati personali.

Se infatti l’innovazione tecnologica in sé è al momento incentrata su nobili principi di salvaguardia della salute, è facile immaginare come possa trasformarsi gradualmente in una sorta di Grande Fratello sanitario e non.

Senza contare il fatto che questi dispositivi da supervisori passivi potrebbero facilmente trasformarsi in supporti attivi, per esempio per la somministrazione di farmaci o impulsi elettrici, con tutte le conseguenze che questa onnipresente “invadenza”, per quanto a fin di bene, potrà avere.

Ripensare il sistema sanitario.

Inoltre, resta da vedere come verranno pagati questi sistemi di sensori e come verranno rimborsati i medici per l’interpretazione e la gestione dei dati. Tuttavia, i finanziatori della sanità dovrebbero sostenere i sistemi di sensori biointegrati perché possono potenzialmente migliorare la qualità delle cure e ridurre i costi. Ciò si adatta allo spostamento verso l’assistenza basata sul risultato; specie negli Stati Uniti, dove compagnie di assicurazione sanitaria e piani governativi, come Medicare, stanno selezionando i trattamenti in base all’efficacia,  piuttosto che semplicemente rimborsando i servizi.

Un percorso integrato.

Il progresso tecnico di questi sensori richiederà strette collaborazioni tra materiali e ingegneri dei dispositivi, data scientist e professionisti medici. Utenti e tutori dovranno essere coinvolti più strettamente.

Comunque vada, la strada sembra tracciata e i sensori biointegrati potranno potenzialmente trasformare quasi ogni aspetto della medicina.

Fonti.

https://www.nature.com/articles/d41586-019-02143-0