Giappone: esperimenti su embrioni ibridi animale-uomo sollevano nuovi dubbi etici

di Luca Mario Nejrotti

Dalla fantascienza alla realtà, dal Giappone le notizie dell’approvazione della sperimentazione su embrioni ibridati uomo-animale risollevano annosi dubbi etici.

Nuovi progressi, antichi tabu.

La ricerca potrebbe portare a nuove fonti di organi per i trapianti, ma prima sarebbe necessario superare ostacoli tecnici, ma soprattutto etici.

Il problema di stabilire dove la scienza si debba fermare progredisce parallelamente a essa e sull’ibridazione uomo-animale già H. G. Wells, nell’ambito della letteratura romanzata, aveva avuto modo di invitare a riflettere con il suo “L’isola del dottor Moreau” (vedi) alla fine dell’Ottocento.

La notizia.

Uno scienziato giapponese che si occupa di cellule staminali è il primo a ricevere il sostegno del governo per creare embrioni di animali che contengono cellule umane e trapiantarli in animali surrogati da quando il divieto di pratica è stato annullato all’inizio di quest’anno.

Hiromitsu Nakauchi, che guida i team dell’Università di Tokyo e della Stanford University in California, prevede di far crescere le cellule umane negli embrioni di topo e ratto e di trapiantare tali embrioni in animali surrogati. L’obiettivo finale di Nakauchi è quello di produrre animali con organi costituiti da cellule umane che, alla fine, possano essere trapiantate nelle persone.

Fino a marzo scorso, in Giappone era vietata esplicitamente la crescita di embrioni animali contenenti cellule umane oltre i 14 giorni o il trapianto di tali embrioni in un utero surrogato.

Successivamente, il ministero dell’istruzione e della scienza del Giappone ha pubblicato nuove linee guida che consentono la creazione di embrioni uomo-animale che possono essere trapiantati in animali surrogati e la cui crescita può essere portata a termine (vedi).

Un lungo percorso di ricerca.

Gli embrioni ibridati uomo-animale sono stati realizzati anche in paesi come gli Stati Uniti, ma non sono mai stati portati a termine. Sebbene questo tipo di ricerca sia consentito, il National Institutes of Health ha una moratoria sul finanziamento di tale lavoro dal 2015.

Gli esperimenti di Nakauchi sono i primi ad essere approvati in base alle nuove regole del Giappone, da un comitato di esperti del ministero della scienza. Il prossimo mese è prevista l’approvazione finale da parte del ministero.

Nakauchi afferma di voler procedere lentamente e per gradi e che non tenterà di portare a termine embrioni ibridati per un po’ di tempo. Inizialmente, ha in programma di coltivare embrioni di topo ibridi fino a 14,5 giorni, quando gli organi dell’animale sono in gran parte formati ed è quasi a termine. Farà gli stessi esperimenti nei ratti, portando gli ibridi ancora più vicino alla maturazione, circa 15,5 giorni. Successivamente, Nakauchi prevede di richiedere l’approvazione del governo per coltivare embrioni ibridi nei suini per un massimo di 70 giorni.

Remore etiche.

I dubbi di carattere etico, al di là del tabu che creare maiali con organi umani può urtare in chiunque, sono piuttosto precisi in ambito biologico: alcuni bioeticisti sono preoccupati per la possibilità che le cellule umane possano allontanarsi oltre lo sviluppo dell’organo bersaglio, viaggiare nel cervello dell’animale in via di sviluppo e potenzialmente influenzarne la cognizione. In pratica del fatto che sia impossibile limitare l’“umanizzazione” e evitare che coinvolga tutto l’organismo.

Grazie alla manipolazione genetica, però, Nakauchi afferma che la strategia che lui e altri scienziati stanno esplorando è quella di creare un embrione animale privo di un gene necessario per la produzione di un determinato organo, come il pancreas, e quindi iniettare cellule staminali pluripotenti provenienti dall’uomo nell’embrione animale. Lo sviluppo di tali cellule sarebbe quindi estremamente mirato.

Per esempio, nel 2017, Nakauchi e i suoi colleghi hanno riportato di aver impiantato cellule pluripotenti (iPS) di topo nell’embrione di un ratto che non era in grado di produrre un pancreas. Il ratto formava un pancreas fatto interamente di cellule di topo. Nakauchi e il suo team hanno trapiantato quel pancreas in un topo n cui era stato indotto il diabete. L’organo prodotto dal ratto è stato in grado di controllare i livelli di zucchero nel sangue, curando efficacemente il topo del diabete di tipo 1.

Obiettivo lontano.

Far sviluppare le cellule umane in un’altra specie non è facile. Nakauchi e colleghi hanno annunciato alla riunione dell’American Association for the Advancement of Science ad Austin, in Texas, nel 2018, di aver trapiantato cellule iPS umane in embrioni di pecora che erano stati progettati per non produrre un pancreas. Ma gli embrioni ibridi, cresciuti per 28 giorni, contenevano pochissime cellule umane e nulla assomigliava a organi. Ciò è probabilmente dovuto alla distanza genetica tra uomo e pecora.
Finché non si risolverà questo problema, l’obiettivo finale appare molto lontano, anche se l’approvazione della sperimentazione avvenuta in Giappone è un ulteriore passo avanti.

Per il momento, per fortuna o purtroppo, le chimere animale-uomo sono lontane dall’ essere realizzabili.

 

Fonti.

https://www.nature.com/articles/d41586-019-02275-3

https://it.wikipedia.org/wiki/L’isola_del_dottor_Moreau